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Un indimenticabile Natale d'amore (Christmas Express #27)

RECENSIONE "UN INDIMENTICABILE NATALE D'AMORE" DI MILLY JOHNSON

Salve amici ^-^ oggi torna il consueto appuntamento con il Christmas Express. Ho da pochi giorni finito di leggere Un indimenticabile Natale d'amore di Milly Johnson e adesso sono riuscita a raccogliere i pensieri e a scrivere la recensione. È un romanzo dalle sfumature rosa carino e invernale, anche se con dei difettucci, e mi ha tenuto piacevolmente compagnia per qualche sera. A più tardi con la canzoncina!
Buon ventisettesimo appuntamento con il Christmas Express!

Titolo: Un indimenticabile Natale d'amore
Titolo originale: A Winter Flame
Autore: Milly Johnson
Editore: Newton Compton
Collana: Anagramma
ISBN: 9788854157781
Prezzo: € 9.90 (cartaceo) - € 4.99 (ebook)
Pagine: 317 p.
Genere: Romanzo
Sottogenere: Rosa
Anno di pubblicazione: 2013

Trama
Natale è il periodo dell'anno in cui bisogna essere felici... ma Eve non ha mai amato le feste. Tutti i suoi sogni, i suoi desideri e le sue illusioni sono sempre stati disattesi. Eppure, quest'anno il destino sembra avere in serbo per lei qualcosa di davvero speciale. Sotto l'albero, Eve trova, infatti, l'unica cosa che non si sarebbe mai aspettata di ricevere: una vecchia zia le ha lasciato in eredità un parco di divertimenti dedicato al Natale. Ma le disposizioni testamentarie sono molto chiare: Eve dovrà dirigerlo con l'aiuto di un affascinante e misterioso socio d'affari, un uomo che risponde al nome di Jacques Glace. Ma chi è questo Jacques e com'è che la zia Evelyn l'ha incluso nelle sue ultime volontà? E perché Eve è costretta a dividere con lui la bizzarra eredità? Nonostante i tanti dubbi, la ragazza non rinuncia a questa nuova sfida: Winterworld sarà un grande successo. Riuscirà Jacques a farle amare di nuovo il Natale e a sciogliere il ghiaccio che tiene prigioniero il suo cuore?


Il mio voto

La mia recensione

Ho letto questo libro ispirata dalla graziosa copertina, dall’allegro titolo e, lo ammetto, dal fatto che è ambientato nel periodo di Natale. Avevo voglia di una bella lettura a tema natalizio che fosse leggera e condita da un pizzico di romanticismo e la mia scelta è ricaduta su questo romanzo: “Un indimenticabile Natale d’amore” di Milly Johnson. Mi è piaciuto abbastanza, più di quanto mi aspettassi, ma al contempo non mi ha convinta del tutto. Ho apprezzato l’ambientazione e l’idea di base di un parco a tema natalizio, che per una come me che ama il Natale alla follia è decisamente invitante, non mi è dispiaciuta la protagonista della storia e sono riuscita a comprendere il suo modo di essere (cosa molto buona perché spesso le protagoniste ed io non andiamo tanto d’accordo) e ho amato la parte legata ai suoi ricordi riguardanti il suo fidanzato, e in più ho gradito lo stile dell’autrice che è fresco e immediato e mi ha permesso di leggere il libro in poco tempo, anzi mi ha proprio tenuto incollata alla sua storia senza difficoltà. Tuttavia, ci sono molti aspetti che non mi hanno convinto e che, secondo me, hanno lievemente penalizzato il romanzo, che comunque in generale rimane una piacevole lettura, spensierata ma neanche troppo. 
Eve è una donna indipendente e testarda, una gran lavoratrice che con l’impegno e le sue sole forze ha messo su un’attività per l’organizzazione di eventi; nel suo lavoro è brava, la migliore, e la sua carriera va a gonfie vele. Ciò che, invece, lascia a desiderare della sua esistenza, è la sua vita privata. Da qualche anno, ormai, Eve si è rinchiusa in sé stessa, allontanando coloro che le vogliono bene e mettendo un muro invisibile e invalicabile tra lei e il resto del mondo. Quando, però, la vecchia e un po’ pazza zia Evelyn muore e le lascia in eredità la gestione di un parco a tema di cui nessuno era a conoscenza, le cose cambiano perché Eve è costretta a varcare quel muro. Tutto potrebbe andare bene e lei potrebbe guadagnare un sacco di soldi portando avanti il progetto, ma ci sono due cose che rendono questo regalo inaspettato un vero incubo: prima di tutto, Winterworld (questo il nome del parco) è totalmente ispirato alla stagione natalizia e Eve odia il Natale per tanti motivi, secondo ma non meno importante, l’eredità deve dividerla con uno sconosciuto che la zia ha designato suo coerede, Jacques Glace. Riuscirà Eve a superare le difficoltà che l’attendono, a sopportare il rumoroso collega, e ad aprire nuovamente il suo cuore al mondo e al Natale? 
La trama di questo libro è veramente carina, alcuni particolari scaldano davvero il cuore, e mi ha fatto passare ore piacevoli in compagnia di una realtà natalizia che mi sarebbe piaciuto tantissimo vedere davvero con i miei occhi. Winterworld è un’ambientazione favolosa ed è immersa totalmente nella pura magia del Natale più autentico. Elfi, slitte, renne, pony della neve, gelato dai gusti più strambi con nomi inerenti alla stagione, neve e ghiaccio, trenini, pupazzi di neve, palle natalizie, Babbo Natale e così via. Un’atmosfera meravigliosa che mi sono gustata appieno e che ha reso il libro molto particolare, diverso dalle solite commedie romantiche. L’idea di questo parco è deliziosa e per tutto il tempo sono rimasta incantata dalla costruzione delle varie zone: la giostra dei cavalli, la grotta di Babbo Natale, il recinto delle renne, il capanno degli elfi…un vero inno a questa festa. 
Un altro punto a favore va al modo di scrivere dell’autrice che è leggero e informale, divertente e sarcastico, adatto ad una narrazione che focalizza l’attenzione sulla quotidianità, e che nei momenti più seri e tristi diventa anche molto commovente. Ciononostante, c’è stata una cosa che mi ha fatto proprio arrabbiare: il modo in cui vengono denominati cani, gatti, renne, cavalli, pony e tutti gli altri animali. Forse farà parte del percorso di crescita del personaggio di Eve, che all’inizio è un po’ uno Scrooge donna, perché in fondo questi appellativi poco carini escono solo dalla sua mente e più avanti questo modo irrispettoso di pensare agli animali scema, ma mi ha veramente infastidito. Termini come “bestiaccia” in senso più che dispregiativo non li tollero proprio. Spesso, inoltre, non mi sono piaciuti i dialoghi perché li ho trovati troppo banali e scontati, a volte forzati e superflui, e le battute che si scambiano i personaggi secondari risultano inconsistenti. Già che ci sono, quindi, posso sottolineare che anche i personaggi non mi hanno conquistata: a parte Eve, che è la protagonista e viene ben caratterizzata in ogni contesto della sua vita, che mi è piaciuta e a cui mi sono affezionata, gli altri, pur avendo delle caratteristiche di fondo a distinguerli, rimangono abbastanza trasparenti; alcuni hanno più spazio e definizione di altri, ma in ogni caso non riescono a bucare le pagine, tranne la nonna cattiva di Eve che mi è rimasta impressa. Anche Jacques, che visto il suo ruolo decisivo, dovrebbe essere un personaggio sfaccettato e portante, mi ha lasciata indifferente e anche se ho finito il libro non riesco ancora ad inquadrarlo. 
Rimanendo su questo terreno, c’è un altro aspetto del romanzo che mi è sembrato costretto: il romanticismo. La situazione di Eve è molto triste perché è sola ma per un motivo ben preciso: ha perso il suo fidanzato cinque anni prima ed essendo ancora innamorata di lui e desiderando solo la sua presenza, non se la sente di uscire allo scoperto e ricominciare a vivere pienamente. Nell’arco dei capitoli del libro, però, Eve inizia a farsi forza e a ritrovare un po’ di quella voglia di vivere che aveva perduto con la scomparsa di Jonathan: è un processo lento, costellato di ripensamenti e lacrime, un risveglio da un letargo doloroso e che non finirà mai del tutto, e ci vuole l’intero libro perché questo avvenga. È un tema importante e complesso, che occupa da solo gran parte della parte emotiva del racconto, quindi non vedo il motivo di dover inserire per forza una storia d’amore. Non ce n’era alcun bisogno, il libro sarebbe stato più che completo senza di essa e avrei apprezzato maggiormente che il rapporto con Jacques si fermasse alla semplice amicizia, anche perché il sentimento tra i due è sviluppato male e tutto nelle ultime pagine. Magari si poteva inserire un accenno ad un futuro amoroso, quando il legame si sarebbe evoluto, un preludio a una storia d’amore, poteva venir fuori anche un sequel, ma imbucare qualche attimo romance in questo volume ha solo guastato la linea narrativa del libro. 
Inoltre, ho trovato assurdo presentare una sfilza di personaggi i cui compagni erano soldati morti sul campo, proprio come è successo al fidanzato di Eve e alla fidanzata di Jacques…insomma, tutti loro li conoscono? 
Sono rimasta molto colpita in senso positivo, invece, dalla capacità di Milly Johnson di mostrare con tatto e sensibilità il dolore inespresso di Eve. Mi ha fatto commuovere più di qualche volta e ho trovato veramente bellissima la storia della candela, simbolo dell’amore, la cui fiamma non si spegna mai (da qui, presumo, il titolo metaforico originale “A Winter Flame”). Belli e infinitamente tristi i momenti in cui Eve ripensa a Jonathan, in cui esterna la sua mancanza e la sofferenza e la solitudine che prova da quando è scomparso. 
“Un indimenticabile Natale d’amore” è una gradevole commedia rosa, incantevole per via dell’ambientazione, leggera per via della prosa spiritosa, e anche toccante in alcune parti per via dei temi dolorosi che vengono affrontati. Consigliato a chi vuole una lettura natalizia a metà tra il sorriso e le lacrime! 

                                                                                                                                                  Monia Iori

Un libro due pareri (o tre ^^) #2

RECENSIONE "GLI INGANNI DI LOCKE LAMORA" DI SCOTT LYNCH

Salve a tutti, cari lettori del blog! Oggi torna, dopo qualche tempo, questo carinissimo appuntamento dove Vale, Serena ed io recensiamo a sei mani un libro che abbiamo letto in concomitanza. 

Un libro due pareri (o tre ^^) è una rubrica ideata da Serena e Vale, a cui mi sono unita anche io, e prevede la lettura di un libro in concomitanza e la relativa recensione a sei mani.

La scelta stavolta è ricaduta su un fantasy particolarissimo, "Gli inganni di Locke Lamora" di Scott Lynch, e tutte e tre siamo soddisfatte della lettura, anzi ci siamo veramente innamorate di questa saga, quindi è ovvio che vi consigliamo caldamente di leggere questo primo volume. Comunque, se volete saperne di più, date un'occhiata alla nostra recensione...sono certa che riusciremo a convincervi!

Titolo: Gli inganni di Locke Lamora
Titolo originale: The Lies of Locke Lamora
Autore: Scott Linch
Editore: Nord
Collana: Narrativa Nord
ISBN: 9788842914822
Pagine: 605 p.
Prezzo: € 19.60
Genere: Romanzo
Sottogenere: Fantasy
Anno di pubblicazione: 2007

Trama
Piccolo di statura, deboluccio e un po' imbranato con la spada, Locke Lamora ha però un grande punto di forza: nessuno lo può battere quanto ad astuzia e abilità truffaldina. E benché sia vero che ruba ai ricchi nessun povero ha mai visto un soldo bucato dei suoi furti. Tutto ciò su cui mette le mani lo tiene per sé e per i Bastardi Galantuomini, la sua banda. A suo modo, Locke è il re di Camorr, una città che sembra nata dall'acqua, ornata di migliaia di ponti e di sontuosi palazzi barocchi e popolata da mercanti, soldati, accattoni e, ovviamente, ladri. In realtà, Camorr è il dominio di Capa Barsavi, perversa mente criminale, che da qualche tempo è impegnato in una lotta senza quartiere con il Re Grigio, altro personaggio decisamente poco raccomandabile. Impiccione per natura, Locke si ritrova suo malgrado in mezzo a questo scontro di titani e rischia di lasciarci le penne. Anche perché il suo misterioso passato nasconde un segreto che può mettere in pericolo l'intera nazione camorrana...

Il nostro voto

La nostra recensione

Leggenda: dal momento che siamo in tre e la recensione è il frutto dell'accorpamento dei nostri singoli pareri, Serena ha avuto la brillante idea di evidenziare le parti di ognuna con un colore diverso per evitare confusione e permettere di capire meglio i nostri punti di vista a chi legge.
Rosa=Monia - Blu=Vale - Nero=Serena

~*~

Geniale! È in questo modo che voglio esordire parlando de “Gli inganni di Locke Lamora”, primo libro di una serie fantasy originale e coinvolgente di cui non vedo l’ora di leggere i seguiti. Non ci sono altri termini che, a mio parere, descrivano altrettanto perfettamente la storia architettata dalla mente fantasiosa e sottile di Scott Lynch. Trama, ambientazione, intreccio, personaggi e dialoghi, tutti questi elementi sono assolutamente e ugualmente punti di forza di un romanzo che mi ha conquistata e affascinata in tantissimi modi. In verità, quando ho iniziato a leggerlo, non mi sono lasciata trasportare subito all’interno delle vicende narrate e, per quanto lo ritenessi veramente molto bello, non avrei mai immaginato che sarebbe diventato uno di quei libri che assumono il ruolo di amico e compagnia insostituibile, una di quelle storie che non avrebbe più abbandonato il mio cuore. E, invece, contrariamente alle mie ipotesi, è andata esattamente così e adesso mi sento un po’ sola senza i Bastardi Galantuomini.
Gli inganni di Locke Lamora è, pare, il primo di sette libri. Fortunatamente (almeno per il primo è così) l’avventura ha inizio e una conclusione. Quindi niente attacchi di panico da sequel introvabile.
Ho davvero adorato questo libro e io, che di fantasy ne leggo a bizzeffe,trovo sempre più arduo avere a che fare con storie davvero originali. Questa lo è. La lettura mi ha fatto provare una girandola di sentimenti tutti diversi,sono letteralmente passata dal sorriso alle lacrime..ho tifato per loro, ho sofferto per loro e con loro, ho temuto per loro..li ho amati.
[In cui blatero della mia vita e di come sia difficile resistere alla cioccolata. La “vera” recensione inizia un po’ più giù :D]
Ho scoperto il libro secoli fa grazie a recensioni che ogni tanto comparivano su aNobii.. Non credo di averne letta una negativa, il rating partiva da quattro stelle e l’opera e relativo autore erano tacciati di genialità, humour e ulteriore genialità. 
Ma poi mi si è presentato il dilemma: come ottenerlo, visto che era fuori catalogo?! 
**Momento lamentoso mode: ON. È mai possibile che i BEI libri finiscano inesorabilmente fuori catalogo? Ma perchééééééé!!**
Niente, la cosa è un po’ morta così, fino a che un giorno passeggiando l’ho trovato nuovo, immacolato e stupendamente perfetto a tre euro su una bancarella
La gioia pura!!!!
Tutti felici e contenti, viva l’Happily ever after, auguri ai figli maschi e via discorrendo.. non avevo fatto i conti con il nemico più temibile e insidioso.. La mia pigrizia e l’ansia dei libri che superino un numero ridicolo di pagine (la supererò mai?! C’è una cura?! Si salvi chi può).
Sono dovuti intervenire il fato e la divina provvidenza e Scott Lynch in persona: a ottobre uscirà il sospirato, attesissimo, lungamente ricercato III volume della saga. Che tralaltro già possiedo (grazie Netgalley :3 I owe you one!)
Posso solo dire.. Non lasciate che motivi futili come lo sono stati i miei vi tengano lontani da questo gioiellino trascurato e sottovalutato.. Io amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo amo (ripetere X volte) Locke Lamora, i Bastardi Gentiluomini e soprattutto Scott Lynch (gli ho anche scritto su Twitter il mio amore :DD);
Scott Lynch had me at hello <3
È un’opera prima.. E so che TANTISSIMi autori hanno dato prova di saper scrivere un libro meraviglioso al loro esordio (Serve a qualcosa citare la Rowling?!), ma è una cosa che a me sorprende molto e che fa salire i punti stima oltre le stelle!

La trama di questo libro è molto complessa e decisamente sorprendente. La narrazione comprende vicende del presente e del passato, alternando parti in cui si segue la crescita del protagonista e della sua banda e parti in cui si viene coinvolti nelle imprese divertenti e geniali di questo gruppo di uomini dotati di iniziativa e intelligenza unici. Un espediente perfetto per far emergere al meglio le personalità che si incontrano a mano a mano che si procede con la lettura e per mostrare, invece di spiegare (modalità che avrebbe annoiato), alcune situazioni e alcuni fatti importanti per lo sviluppo della traccia di base. Tanti gli intrecci e gli intrighi che l’autore ha inserito nel suo schema narrativo e ancora di più i personaggi che popolano questa storia, unica nel suo genere.
Locke Lamora è un uomo molto intelligente che fa parte di una banda di ladri veramente particolare: i cosiddetti Bastardi Galantuomini. Orfano dei genitori e dotato di uno spiccato talento per i furti e le messinscene, ancora bambino e dopo alcune peripezie, approda nella Casa di Perelandro, dove il finto sacerdote Catena lo prende sotto la sua ala protettiva e lo istruisce ed educa insieme ad altri tre ragazzi che diverranno suoi amici per la pelle: il forte e posato Jean Tannen, e Calo e Galdo, gli irriverenti e vivaci gemelli Sanza. Qui, tutti insieme, imparano numerose arti e lingue, studiano la storia e arricchiscono la loro cultura, ma in particolare eseguono il loro apprendistato per diventare dei ladri provetti. Non semplici ladruncoli di strada violenti e impulsivi, ma dei veri e propri attori in grado di mettere a segno dei colpi da maestro grazie a travestimenti perfetti capaci di far cadere nella loro rete i più ricchi abitanti di Camorr, la città in cui vivono. Sono colti, sono furbi, sono intelligenti e la loro bravura produce una breccia nella Pace di Camorr tenuta a bada da Capa Barsavi, il re della malavita. Tutti sussurrano voci sulla Spina di Camorr, l’uomo in grado di rubare fortune incommensurabili senza esporsi mai, ma nessuno sa chi è, e il gioco portato avanti dai Bastardi Galantuomini non potrebbe rivelarsi migliore. Ma, ad un certo punto, entra in scena il Re Grigio che vuole impadronirsi del potere di Capa Barsavi e il quadro si complica, sfaldandosi sotto gli occhi impotenti di Locke, che per tirarsene fuori dovrà architettare il suo piano migliore…
Locke all’apparenza è piuttosto insignificante, è bruttino e, per di più, piuttosto gracilino, forse per compensare la mancanza di un fisico adeguato, la natura l’ha dotato di un ingegno senza pari, che le permette, già da bambino, d’intrufolarsi in mezzo agli orfani che il Forgialadri recluta per addestrarli e usarli come ladri di strada, i cosiddetti: “accarezza tasche”..ed è così che Locke inizierà quella che sarà la sua carriera per tutta la vita. 
Come ho già detto,dotato di una intelligenza e un acume fuori dal comune, finisce sempre, però, per esagerare, tanto che il Forgialadri decide di disfarsene e lo vende a Padre Catena, sacerdote dell’ordine di Perelandro il misericordioso, per farne suo iniziato. In realtà Padre Catena serve tutt’altro dio: il Tredicesimo senza nome, il Disonesto Tutore, il benefattore. Ovvero il dio dei ladri. 
Insieme a lui saranno istruiti anche i due Gemelli Calo e Galdo Sanza e infine Jean Tannen. La storia si snoda tra presente: i nostri ladri sono cresciuti e si apprestano a preparare un colpo, e passato dove si narra della loro formazione presso Padre Catena che li porterà a diventare i più grandi ladri della città, i Bastardi Galantuomini ovvero i più grandi truffatori di tutta Camorr..e Locke sarà meglio conosciuto come “la spina di Camorr”. 
So che il furto, il raggiro e la truffa sono azioni degne di biasimo e non di lode, ma la filosofia dei Bastardi Galantuomini e quella di alleggerire le tasche dei ricchi, in barba alla pace segreta stipulata tra il duca di Camorr e il capo della criminalità Il Capa Barsavi, che prevedeva una sorta di “vivi e lascia vivere” a patto che i ladri non toccassero la nobiltà. 
Locke e i suoi compiono invece imprese di un altro genere, non furti con scasso o da topi d’appartamento, ma raggiri in grande stile, vere e proprie messe in scena, degne di un regista, tutte organizzate magistralmente dalla mente di Locke e realizzate grazie alla loro preparazione. E pur fingendo di sottostare al capa e alla pace segreta, mantenendo sempre il profilo basso, sono riusciti ad accumulare tanta di quelle ricchezza da non sapere neanche cosa farne
Ma non immaginiamo Locke come un Robin Hood…Locke non ruba per dare ai poveri, o per aiutare qualcuno, men che mai ruba per se stesso, per sfoggiare la ricchezza o vivere nell’agio..no lui ruba perché si diverte!!
Ma le menzogne si sa hanno le gambe corte e spesso più la storia diventa complessa , più ci si arrotola nelle bugie, fino a che queste ci stringono un cappio intorno al collo.. specie quando il re grigio si mette sui loro passi.
La trama è di quelle che io amo: ladri, astuzie, inganni, situazioni limite e modi geniali per uscirne. Avventura a ritmo serrato, la possibilità di annoiarsi è praticamente inesistente!
La storia si sviluppa su due piani: l’adesso e il “prima”, ovvero quando Locke (e compari) sono adulti e Bastardi Gentiluomini perfettamente formati e quando invece sono bambini/ragazzi all’inizio del loro percorso “formativo”, se si può chiamarlo così. Si passa dall’una all’altra senza confusione (tranne forse nelle prime venti pagine :D) e sono decisamente complementari.. sebbene seguire un Locke adulto abbia la sua dose di fascino (e che fascino!), ho adorato anche la parte dell’antefatto, anche perché Padre Catena è un mito, c’è poco da discutere!
Scott come molti altri autori è piuttosto sadico in certi momenti nei confronti dei suoi lettori affezionati, ma l’aver letto la trama del secondo libro (e se è per questo, anche del terzo XD) mi ha levato l’effetto sorpresa su alcuni avvenimenti.. Quindi se in alcuni punti volete rimanerci male al 100%, NON leggete la trama del secondo libro!! (ok, mi rendo conto che sia un avvertimento privo di senso.. quale persona sana di mente leggerebbe la trama di un libro senza aver prima finito il precedente?! ECCOMI XD)
Ci sono a dir la verità alcune domande che non hanno trovato risposta nelle 605 pagine del romanzo.. Ma mi sono detta che –diamine!- la serie è pensata come formata da ben sette volumi.. Ho tempo per le risposte! (Un po’ come mio fratello che dopo aver visto il primo film di HP <spoiler>Sì, solo il film. I libri per lui sono tabù, ma almeno ha riconosciuto la genialità della Rowling.. I geni della lettura fortunatamente sono passati tutti a me!</spoiler> mi ha chiesto perché Voldemort volesse uccidere Harry.. :D)
Sono super fiduciosa che queste questioni saranno risolte al più presto.. Ed ecco perché inizierò il secondo volume il prima possibile! :3 Locke, wait for me!!

Cos'è che sopra ogni cosa rende questo libro meraviglioso? I personaggi imperfetti e umani che Scott Lynch è riuscito a creare con la sua mano da maestro. Caratterizzati in maniera eccelsa e resi profondi da mille sfaccettature che li rendono reali, i protagonisti di questa storia sono tra i migliori che io abbia mai incontrato nella mia vita di lettrice. Locke è il genio fatto persona, ha una mente brillante e la furbizia come arma fedele, ma è anche leale verso i suoi compagni, attento e gentile, mai disonesto con la sua famiglia acquisita; non è un super uomo, anzi fisicamente è normalissimo e innocuo, passa decisamente inosservato, ma possiede un’intelligenza rara che gli permette di spiccare su tutti e di affermarsi come miglior ladro di Camorr. Adoro Jean e Catena, due personaggi veramente splendidi, ricchi sorprese, e come rimanere indifferenti a Cimice, che fa di tutto per essere all’altezza dei suoi amici? Ogni personaggio di questa storia è curato meravigliosamente e anche i secondari risultano essere figure solide e di carattere che non rimangono macchie sullo sfondo, ma prendono vita naturalmente sotto gli occhi del lettore.
I personaggi sono magnifici, come ho già detto all’apparenza Locke non è nulla di particolare,non fosse per il suo “talento” alla menzogna e alla teatralità. Pur essendo un ladro, ha una sua onestà,ama come fratelli i suoi compagni ed è questo l’aspetto che più mi ha toccato nel libro, la loro unione il loro essere una famiglia. Calo e Galdo i due gemelli, con la loro sagacia e ironia, sono abili nel barare e nel raggiro, Jean con il suo particolare carattere non si separa mai dalle sue asce, le sorelle malefiche, ed abile negli scontri. E poi c’è Cimice..la nuova recluta..
I personaggi sono indubbiamente uno dei punti di forza del romanzo: vorrei essere nata a Camorr e che la poligamia femminile esistesse :( 
Primo fra tutti Locke Lamora. Esile e gracilino, sicuramente non spicca e non si fa amare per il suo lato fisico.. Basta con questi personaggi solo muscoli! Io darei mille –umm, diciamo Brad Pitt- per un Locke u.u
È astuto, è in gamba, è disonesto e non ruba ai ricchi per dare ai poveri. Ruba per il puro piacere di rubare, eh eh eh! :D
Ma soprattutto è una delle persone più leali che io abbia mai avuto il piacere di incontrare come personaggio fittizio. Per lealtà intendo il suo spirito di squadra, il suo essere pronto a sacrificarsi per i compagni, la sete di vendetta che lo assale quando uno dei Bastardi Gentiluomini ha subito un torto. 
Ecco la cosa che più mi ha colpito nel libro e che mi ha sorpreso oltre ogni previsione: non so perché, ma tutto mi sarei aspettata da questo libro tranne che un senso di amicizia e di fratellanza così profondo. In certe pagine mi ha quasi commosso, giuro! Sospetto sia per il fatto che ho fatto l’associazione ladro = uomo privo di scrupoli.. aaaah, quanto mi sbagliavo! Non avrei potuto allontanarmi di più dalla realtà, davvero.
Questa caratteristica accomuna anche gli altri Bastardi Gentiluomini: Calo, Galdo, Cimice e Jean. Un gruppo di amici stretti tale da essere quasi fratelli :’)
Mi sono commossa quando Locke e Jean piangono, davvero :’)
Jean è un grande amico e complementare a Locke: li dove Locke è piccolo e mingherlino, lui è grande e grosso; dove Locke è debole nella difesa, lui è un’arma per uccidere, ferire, combattere; lì dove Locke è la mente, Jean è senza ombra di dubbio il braccio. E insieme fanno scintille, davvero! Una coppia così ben assortita che.. WOW!!
Calo e Galdo, i gemelli, mi hanno fatto schiattare dalle risate.. Meravigliosi, come solo due gemelli combina-guai sanno essere! Carinissimo poi il modo in cui accolgono Locke bambino.. 
Cimice.. Coccolo lui!! <spoiler>Ammetto di essermi aspettata un suo tradimento in corso d’opera.. Il mio sesto senso sta decisamente perdendo colpi!</spoiler> Mi è super piaciuto! 
Padre Catena.. IO HO AMATO PADRE CATENA!!! È colui che –sotto le spoglie di un prete cieco di Perelandro, il Disonesto Tutore (UN NOME, UN PROGRAMMA!!) - trova, plasma e segue i Bastardi Gentiluomini. Mi ha fatto morire dal ridere ma mi ha anche fatto super tenerezza, non so bene perché.. Non è proprio quello che si può definire un’affettuosa figura paterna per i Bastardi Gentiluomini.. Ma li cresce e gli insegna tutto ciò che può essergli utile in futuro: come comportarsi nelle più sfaccettate situazioni, come fregare il prossimo, come diventare esseri camaleontici e come fingere di essere semplici ladruncoli di ultima categoria. 
Spero vivamente che sia presente anche nel secondo volume, mi mancherebbe ç_ç
C’è Sabetha, che formalmente fa parte della lega dei Bastardi Galantuomini.. Appare poco e viene solo nominata e temo/spero che abbia un ruolo centrale nei prossimi volumi.. Io la odio, perché Locke la ama e secondo me le ha spezzato il cuore.. :DD
Menzione particolare al Ragno di Camorr. Non posso dire nulla per non fare spoiler clamorosi ma.. IO TI STIMO! AHAHAHAHAHAHAH! Mi ha fatto un sacco ridere, davvero!
Una cosa che mi è davvero piaciuta di tutti i personaggi, i buoni, i cattivi, i protagonisti o quelli di contorno è il loro essere umani. Non umani come contrapposto a elfi, animali e via discorrendo.. Intendo dire che non sono macchinette perfette senza difetti, anzi, ne hanno a tonnellate! Li amo tutti, davvero!

Il romanzo è corposo, ma non fatevi spaventare dalla lunghezza del testo perché una volta entrati nel mondo dei Bastardi Galantuomini niente riuscirà a distrarvi dalle loro rocambolesche avventure e disavventure. Ammetto che inizialmente non mi sono abituata subito alla storia perché l’ambientazione nuova e particolare, originalissima, affascinante e strana, mi deconcentrava e mi faceva perdere il filo del discorso; bisogna stare molto attenti, infatti, nelle parti descrittive perché il libro è pieno zeppo di nomi di città, zone e cose sconosciute che, se non si assimilano bene, possono causare un calo di attenzione e la nascita di una confusione riguardo ai luoghi che ci vengono presentati sin nel minimo dettaglio e con un’immaginazione lodevole e senza freni. 
Lo stile di Lynch è dettagliato ma non tedia, anzi scorre via velocemente e riesce a dare un quadro totale delle varie situazioni in cui si trovano coinvolti i protagonisti. La narrazione è in terza persona e non sempre segue il punto di vista di Locke, ma anche quello di altri personaggi principali o secondari, così spesso il lettore si trova a sapere cose che i Bastardi Galantuomini ancora non sanno e a trovarsi con il battito a mille in attesa di vedere come se la caveranno stavolta e quali piani dovranno progettare per scampare alla sorte peggiore. Non nego di essere stata deliziata dagli intrighi e dalle bugie pensate da Locke e dal suo modo elegante di gestire i furti a discapito delle famiglie signorili. Sì, è vero, i protagonisti di questa storia sono ladri ed è scorretto simpatizzare con persone che rubano agli altri e non svolgono un mestiere onesto, ma quando si tratta dei Bastardi Galantuomini si può fare un’eccezione perché fanno passare le loro gesta quasi come semplici passatempi e non come enormi truffe. Insomma, vederli all’opera è come guardare una recita spassosa e divertente e non si può non tifare per loro, per quanto sbagliato sia il comportamento che adottano. 
Elemento imbattibile del romanzo sono i dialoghi. Brillanti, sagaci, irriverenti, divertenti, intelligenti…è stato un vero e proprio piacere leggere le battute che uscivano dalle bocche dei personaggi. Spesso aspettavo di sapere che cosa avrebbero detto Locke o Jean o Catena di una determinata situazione e mai sono rimasta delusa dalle loro chiacchiere, sempre utili e funzionali alla trama ma anche ricche di quotidianità e leggerezza.
L’originalità e il valore di questo libro sono indiscutibili e posso affermare con certezza di reputarlo uno dei migliori nel panorama fantasy. La lettura è stata piacevole e appassionante e ho amato questa storia dall’inizio alla fine, nonostante alcuni colpi di scena duri da digerire e alcune situazioni che non si sono risolte come avevo sperato, ma si sa…gli scrittori bravi come Lynch si divertono ad essere cattivelli! Consiglio “Gli inganni di Locke Lamora”??? Assolutamente sì. A tutti. Ai lettori che amano il fantasy, a coloro che adorano le storie inconsuete e ironiche ma anche ricche di azione e pathos adrenalinico, e soprattutto a tutti coloro che vorranno entrare in un mondo pericoloso e affascinante e festeggiare la vita brindando con un gruppo di amici indimenticabili, i Bastardi Galantuomini.
Vorrei spendere due parole sull’ambientazione. Che in parte è responsabile dello smarrimento che mi ha accompagnato all’inizio del racconto. L’ambientazione creta da lynch è qualcosa di completamente nuovo. Se per altri fantasy passiamo aggrapparci al mondo medievale o al mondo del passato e partire da lì, con questo libro non possiamo. Dobbiamo fare tutto noi..e spesso mi capitava di non riuscire a stare al passo con i nomi e le descrizioni che l’autore propone. Ha dato un nome a ogni dettaglio, dai mesi dell’anno alle varie parti della giornata, ai venti, alle malattie imperanti ai diversi dei etc..un mondo complesso, i cui ingranaggi si muovono alla perfezione senza incepparsi.
Lo stile è limpido e lineare, il ritmo sostenuto ma non precipitoso, si legge velocemente e nonostante il mio iniziale smarrimento, una volta che l’immaginazione riesce a prendere il passo con gli occhi che scorrono le parole, il mondo che si dispiega davanti è incredibile.Uno stile a tratti rude schietto, così come dev’essere la vita di coloro che scelgono la strada come maestra. 
Ho decisamente preferito le parti in cui si narrava dell’infanzia di locke e del suo addestramento con Padre Catena. Un altro dei personaggi che ho amato di più. E che incarna questa schiettezza.
Grande storia, ottimi personaggi.. Ma non sarebbe lo stesso libro meraviglioso se fosse stato scritto da un altro autore, ne sono sicura. Lo stile di Scott Lynch è qualcosa di memorabile, davvero!
Non è un libro per chi si scandalizza per un po’ (ehm, un bel po’! :D) di parolacce.. ma davvero, non l’ho sentito un libro volgare o con parolacce ‘gratuite’. In qualche modo, queste fanno parte della storia in maniera incredibile.. Le sento giustificate, insomma! Mi è capitato di storcere il naso in qualche libro per un uso gratuito e sconsiderato di volgarità.. Però davvero, ci stanno troppo bene! La realtà di Camorr in questo modo è esaltata in tutto il suo splendore. 
**Parentesi sull’ambientazione: M-E-RA-V-I-G-L-I-O-S-A. Scott Lynch descrive la città così bene che mi sembrava di essere lì, di sentirne gli odori, i rumori e vedere con i miei occhi tutte le numerosissime imperfezioni.
E poi il modo in cui descrive ogni dettaglio, facendo delle piccole introduzioni quando necessario.. E’ amore, davvero! Scott Lynch è doppiamente benedetto: ha fantasia e sa scrivere. GO for it, Scott!! 
(Si è capito che ho adorato il libro?!)

*citazioni*

“Rubo soltanto perché la mia povera cara famiglia ha bisogno di soldi per vivere!”
“Bugiardo!”
“Rubo soltanto perché questo mondo malvagio non mi permette di trovare un lavoro onesto!”
“Bugiardo!”
“Rubo soltanto perché devo mantenere quel povero pigrone del mio fratello gemello, la cui indolenza ha spezzato il cuore di nostra madre!”
“Bugiardo!”
“Rubo soltanto perché sono rimasto temporaneamente vittima di cattive compagnie”
“Bugiardo!”
“Rubo soltanto perché mi ci diverto un casino!”
“Bastardo!”

“A Camorr si dice che la differenza tra commenrcio onesto e disonesto è che, quando un affarista rovina qualcuno, non ha la cortesia di tagliarli la gola per concludere l’affare”

“«È lui il doktore. Io, la gente, son bravo solo a romperla; mica la rimetto insieme» si scusò Jean.

«No, mi sono ammalato dopo una battaglia.Qualcosa di più della solita cacarella e dei piedi indolenziti.Una febbre logorante. Non riuscivo a marciare e sembrava che stesi morendo, così mi hanno lasciato indietro…Me e molti altri.Affidati alle cure di certi sacerdoti itineranti di Perelandro»«ma non sei morto».«Sei in gamba, a dedurlo da prove tanto esili, dopo aver vissuto con me solo per gli ultimi tre anni»

«Quando non sai tutto quello che potresti sapere, è il momento buono per chiudere quella fottuta grancassa ed essere educato.»
«Perché, Locke Lamora, un giorno pranzerai con i baroni, conti e duchi. Pranzerai con mercanti, ammiragli, generali e signore d’ogni sorta! E quando avverrà…»Catena mise due dita sotto al mento di Locke sollevandogli il capo, per guardarlo negli occhi. «Quando avverrà, quei poveri idioti non avranno la più vaga idea di pranzare, in realtà, con un ladro.»

“Capisci come i nostri atti, che dall’esterno potrebbero sembrare puramente crudeli e ladreschi, sono in realtà in un certo senso opportuni, se li guardi nel modo giusto?”
Come ti chiami, ragazzo?» «Lamora.» «I tuoi genitori devono esser stati ben tirchi, a non darti altro che un cognome. Come altro ti hanno chiamato?» Il piccolo parve meditarci su molto intensamente. «Mi chiamo Locke, come mio padre.»

Se avesse uno squarcio sanguinante in gola e un doktore stesse cercando di ricucirlo, Lamora ruberebbe ago e filo e morirebbe ridendo. Ruba… troppo.» «Ruba troppo», ripeté il sacerdote Senzocchi. «Ruba troppo. Fra tutte le lagnanze, non avrei mai pensato di sentir questa da uno che 

«È una pena, a volte, questo fingere d'esser poveri.» Locke si guardava intorno sognante,

«Hai ragione come sempre, Jean. La cupidigia prima dell'immaginazione.

«A volte penso che tutta quanta la città è stata messa qui soltanto perché gli dei devono adorare il crimine. I borsaioli rapinano la gente comune, i mercanti rapinano chiunque riescano a infinocchiare, Capa Barsavi rapina i rapinatori e la gente comune, la piccola nobiltà rapina quasi tutti e il Duca Nicovante ogni tanto se ne scappa col suo esercito e rapina Tal Verrar o Jerem fino alle mutande, per non parlare di quello che fa ai suoi nobili e alla sua gente comune.» «Perciò noi saremmo i rapinatori dei rapinatori, che fingono di essere rapinatori che lavorano per un rapinatore di altri rapinatori», commentò Cimice.

«Pensate a quello che facciamo come, ah, una sorta di tassa segreta sui nobili con più denaro che prudenza.

«Guardie ubriache e barcollanti in pieno giorno, e guarda che cosa succede nel dannato distretto dei Templi mentre loro stanno a cazzeggiare…»

Don Lorenzo e «Mastro Eccari» si scambiarono ancora un po' di convenevoli; infine Galdo si lasciò infilzare dalla versione più educata possibile di un «Grazie, ma togliti dai coglioni».

«Dieci per il barile. E un altro per dimenticare tutta questa storia, eh?» «Santo demonio, la mia memoria dev'essere defunta, non mi ricordo per cosa mi state pagando.» «Brav'uomo.»

Be', diciamo che mi sono invitato a entrare, son saltato dentro uno e gli ho detto che se mi lasciava star lì e mi consegnava dopo Falsaluce ci sarebbero stati otto soloni per lui.» «Otto?» Calo si grattò il mento. «Quel bastardo sfacciato me ne ha appena chiesti dieci e ne ha avuti undici.» «Ah, be', non importa.» Cimice tossì. «Mi annoiavo a star seduto nel barile, così gli ho sfilato il borsellino. C'era dentro l'equivalente di due soloni in monetine di rame. Una parte l'abbiamo recuperata.» «Stavo per compatirti per aver passato mezza giornata in un barile, ma questa è stata una bella stupidaggine», disse Galdo. «Oh, avanti!» Cimice sembrava sinceramente ferito. «Lui crede che io sia stato nel barile per tutto il tempo, perché dovrebbe sospettare di me? E tu gli hai appena dato un mucchio di soldi, quindi perché dovrebbe sospettare di te? È perfetto! Locke lo apprezzerebbe.» «Cimice, Locke è nostro fratello e il nostro amore per lui non ha confini», replicò Calo. «Ma le tre parole più letali nella lingua Therin sono 'Locke lo apprezzerebbe'». «Uguagliate soltanto da 'Locke mi ha insegnato un nuovo trucco'», aggiunse Galdo. «L'unica persona che la passa liscia coi giochi di Locke Lamora…» «… è Locke…» «… poiché noi pensiamo che gli dei lo stiano conservando per una morte davvero grande. Una roba con coltelli e ferri roventi…» «… e cinquantamila spettatori acclamanti.» I fratelli si schiarirono la gola all'unisono.

«È stato un incidente», disse Locke infine. «Sono stati entrambi incidenti.» «Scusa? Devo averti sentito male.» Gli occhi di padre Catena si strinsero nel debole bagliore rosso della minuscola lampada di ceramica di Locke. «Giurerei che hai appena detto: 'Buttami dal parapetto, sono un piccolo casinista inutile e sono pronto a morire in questo stesso istante'.»

Locke tornò a osservare i ballerini con le funi, sentendo con loro una strana affinità. Non erano i soli ad avere un'ampia occasione di incasinare una delicata pubblica messa in scena, quella mattina.

Se il Don ne fosse stato al corrente, di lì a un paio di secondi Conté avrebbe tentato di inchiodarlo al tavolo con i suoi stiletti. E Jean avrebbe tirato fuori le asce che aveva nascosto sotto la parte posteriore della casacca, e sotto il tendone di seta tutto il gruppetto si sarebbe trovato molto, molto a disagio: un piano saltato non era mai una cosa simpatica.

«Che c'è? Arrabbiato? Diamine, sì, è logico… Arrabbiato di aver incasinato tutto. Di non essere in gamba quanto pensi. Arrabbiato che gli dei abbiano dato a tanta altra gente lo stesso tipo di cervello che hanno dato a Locke Lamora. Che porcata, eh?»

«Che tipo di coltello è questo?» Locke sollevò un utensile arrotondato per imburrare, mostrandolo a Catena. «È tutto sbagliato. Non si può uccidere nessuno, con questo.» «Be', non molto facilmente, te lo garantisco, ragazzo mio.» Catena guidò Locke nella collocazione del coltello da burro e di piattini e scodelle assortiti. «Ma, quando l'alta società si riunisce a cena, è scortese far fuori la gente con qualcosa che non sia veleno. Quell'affare serve a raccogliere il burro, non ad affettare trachee.»

«Uno degli affaroni speciali del tuo vecchio padrone. Dotata, ragazzo mio, dotata, come siete voi, di un talento preternaturale per irritare gli altri.» «È di noi che sta parlando», affermò Calo. «Ben presto sarai compreso anche tu», sorrise Galdo. «Silenzio, imbecilli.» Catena versò uno schizzo di vinomercurio nel bicchiere di Locke, e glielo restituì.

Che cosa dannatamente stupida, sconsiderata, idiota e ridicola! Non ho parole per esprimere la mia ammirazione.»

«Se metti il cervello di Durant in un ditale pieno d'acqua, sembrerà una nave sperduta in mezzo al mare», commentò Jean.
In una battaglia leale, quasi certamente l'uomo del Don avrebbe dipinto i muri col sangue di Calo e Locke, dunque era ragionevole che quella battaglia fosse la più sleale possibile.

«Per il bene della mia educazione morale, immagino.» «No, stavolta sto davvero facendo solo il bastardo scansafatiche», rispose Locke.

«Per amor mio… Be', assecondalo e basta. Fallo contento, hai capito?» «Nessun garrista che ami la vita ha mai provato a fare altrimenti. Credi che io sia il tipo da arrivare, in un giorno come questo, e strattonargli i calzoni di proposito? Se tuo padre dice 'Abbaia come un cane', io chiedo: 'Di che razza, Vostro Onore?'»

Cominciamo a traballare, d'accordo? dissero le ginocchia di Locke, ma a quella offerta seguì una controproposta da parte del suo buonsenso: restare semplicemente immobili e non fare nulla, come uno che cammina nell'acqua e vede un'alta pinna nera venirgli dritto incontro.

Ed ecco perché, quando ti trovi faccia a faccia con uno di loro, ti inchini fino a grattar la terra e badi bene a dire 'Signore' e 'Signora'.» …
 «Bell'uccello, stronzo», disse Locke. Il Mago dell'Alleanza lo fissò con freddezza, perplesso.

«Scusami», disse Jean. «Spero di non averti fatto troppo male.» «Non occorre che ti scusi», borbottò Locke. «Me lo meritavo davvero, credo.» «La minaccia di uno stomaco vuoto fa presto a riaccendere la saggezza.» Catena sogghignò. «Le avversità sono capricciose, Locke. Non si sa mai quale particolare qualità in te o in un altro ti permetterà di superarle. Per esempio, alzate la mano se per caso il vostro cognome è Sanza.» Calo e Galdo obbedirono, un po' esitanti. «Tutti quelli che si chiamano Sanza possono unirsi al nostro nuovo fratello a cena, stasera», dichiarò Catena. «Mi piace un sacco essere usato come esempio!» disse Galdo.

Sparale bene, le tue stronzate, pensò, sparale molto bene.

«Perché il Re Grigio avrebbe ucciso Nazca?» «Per ottenere l'attenzione del Capa.» Locke sospirò. «Per spaventarlo, cosa che di certo non gli è riuscita, o per farlo incazzare al di là di ogni umano limite, cosa che gli è riuscita.»


Potremmo comprare titoli a Lashain; facciamo conte Cimice e ci sistemiamo come suoi domestici.» «O facciamo conti noi stessi e sistemiamo Cimice come nostro domestico», lo corresse Calo. «Lo facciamo correre avanti e indietro. Sarebbe ottimo per la sua educazione morale.»

«Disonesto Tutore», disse Locke alla stanza vuota. «Se ti ho fatto incazzare per qualche ragione, non c'è bisogno di farla tanto complicata per castigarmi. E se non ti ho fatto incazzare, be', prego che tu continui a trovarmi divertente.»

«Ho bisogno di te», disse il Falconiere. «Ma ti voglio mansueto e grato della mia sopportazione. I tuoi amici sono un'altra faccenda. Vuoi che faccia questo a Cimice, mentre tu guardi? O che lo faccia ai Sanza?» «No… ti prego, no», gridò Locke, rattrappito dallo strazio, le mani premute sulla sinistra del petto. Si ritrovò a strapparsi la tunica, pazzo di dolore come un animale. «Loro no!»

«Pare che la pozioncina di Jessaline abbia riportato su tutti i miei pasti degli ultimi cinque anni», disse Locke. «Non mi resta altro da sputare se non l'anima nuda e cruda. Accertati che non stia navigando in uno di quelli, prima di buttarli via, eh?» Le mani gli tremavano mentre sbriciolava nella brocca la corteccia secca di pino di Somnay; non se la sentiva di perder tempo con un'infusione come si deve. «Mi pare di vederla», disse Jean. «Ed è un brutto affarino storto; stai meglio senza, lasciamo che si perda in mare.»

«Ma non sei morto.» «Sei in gamba, a dedurlo da prove tanto esili, dopo aver vissuto con me solo per gli ultimi tre anni.»

«Giustificato», gorgogliò Cimice. Il sangue gli scorreva dagli angoli della bocca. «Sono… non un secondo? Non… apprendista? Un vero Bastardo Galantuomo?» «Non sei mai stato un secondo, Cimice. Non sei mai stato un apprendista.» Locke singhiozzò.

«Vi prometto un'offerta di morte, fratelli», mormorò Locke dopo aver finito. «Vi prometto un'offerta che gli dei terranno in considerazione. Un'offerta che farà sembrare poveracci gli spettri di tutti i Duchi e i Capa di Camorr. Un'offerta in sangue, oro e fuoco. Lo giuro su Aza Guilla che ci unisce, e su Perelandro che ci ha dato rifugio, e sul Disonesto Tutore che posa il suo dito sulla bilancia quando le nostre anime sono pesate. Lo giuro a Catena, che ci ha tenuti al sicuro. Imploro il perdono per non essere riuscito a fare altrettanto.» Locke si costrinse ad alzarsi e rimettersi al lavoro.

«Vuoi vivere?» domandò Locke. L'assassino non disse nulla. «Era una domanda semplice, e non la ripeterò più. Vuoi vivere? «Io… sì», rispose l'uomo, a bassa voce. «Allora ho il piacere di negarti la tua preferenza.» Locke si inginocchiò accanto a lui, cercò sotto la propria camicia e tirò fuori un sacchetto di pelle che aveva appeso al collo con uno spago.

«Quando vedrai il Disonesto Tutore, digli che Locke Lamora è lento a imparare, ma impara bene. E, quando vedrai i miei amici, di' loro che ce ne sono altri come te, in arrivo.»

«Da' retta a Mastro Ibelius, Locke, e smettila di fare il muso.» Jean gli diede una pacca sulla spalla. «Prendila come un'occasione di esercitare la mente. Raccoglierò tutte le altre informazioni che posso, sarò il tuo braccio. Dammi un piano per fare lo sgambetto a quello stronzo, e io lo spedisco all'inferno. Per Calo, Galdo e Cimice.»

«Se ce la faccio a muovermi, credo che prenderò sette od otto corone e andrò giù in città domani, allora.» «Giù in città? Hai un piano?» «No, neanche l'ombra. Non ne ho la più stramaledetta idea. Ma non cominciano così tutti i miei progetti migliori? Troverò un'apertura, in qualche modo… E poi mi butterò a capofitto, immagino.»

A Camorr si dice che la differenza tra commercio onesto e disonesto è che, quando un affarista onesto rovina qualcuno, non ha la cortesia di tagliargli la gola per concludere l'affare.


Sette corone di ferro bianco, otto tirinni d'oro e qualche solone d'argento tintinnavano nel portamonete di Locke. Era completamente disarmato. Aveva soltanto una vaghissima idea di quello che avrebbe fatto o detto se il suo incertissimo piano fosse andato storto. «Disonesto Tutore, entrerò in questa casa di credito e ne uscirò con quanto mi occorre. Gradirei il tuo aiuto. E, se non me lo darai, va' pure al diavolo. Uscirò con quello che mi serve, comunque.»

«Ne hai di faccia tosta, a fare la parte di un sacerdote di Aza Guilla», osservò l'altra. «Chiedo scusa? Voi stavate per uccidere un sacerdote di Aza Guilla.» «Sì, be', pare che tu ci abbia salvato da quel particolare sacrilegio, no?» «Molto opportuno», disse l'altra sorella. «Non mi sarei mai sognata che fosse così facile.»

«Stai sanguinando parecchio, Tannen. Non sopravvivrai a questa notte, bastardo fottuto.» «Bastardo Galantuomo, vuoi dire. È possibile che sia vero. Ma sai una cosa? Calo e Galdo Sanza stanno ridendo di te, troia.»

«Sono la cautela fatta persona.» «Ohibò, se così stanno le cose, mi auguro di non incontrare mai l'avventatezza fatta persona.» «Ibelius, lascialo in pace», gemette Jean. «Lo stai assillando senza prima aver avuto la decenza di sposarlo.»

«Questi doktori sono una comodità, ma credo che la prossima volta dovremmo pagare un sovrappiù per la versione silenziosa, Jean».

«Disonesto Tutore», sussurrò Locke. «Lo farò, ma l'unica cosa che ti chiedo, l'unica fottuta cosa, è che quando sarà finito mi farai dimenticare. Mi ruberai questo ricordo dalla testa. E, finché avrò respiro, non salirò a più di un metro da terra. Sia lode a te.»

«I Bastardi Galantuomini non si abbandonano tra loro, e non fuggiamo quando abbiamo una vendetta da compiere.»

«Fine del discorso, Jean; sei ridotto troppo male per essere d'aiuto. Io sono sano, sono arrabbiato e sono ovviamente pazzo. Potrebbe succedere qualunque cosa. Ma devo andare, ora.» Locke strinse la mano a Jean, andò alla porta, si voltò. «Taglia la lingua a questo fottuto bastardo.» «Hai promesso», strillò il Falconiere. «Hai promesso!» «Non ti ho promesso un cazzo. Ai miei amici morti, invece… A loro ho fatto certe promesse.»

«Ma avreste potuto accontentarvi del semplice furto», disse Locke. «Avrei dato tutto per tenere in vita Calo, Galdo e Cimice. Avrei dato tutto, se voi me l'aveste presentata così.»

«Quale ladro non combatte per tenere quello che ha?» «Uno che ha qualcosa di meglio», rispose Locke. «A noi interessava di più rubare che tenere; se tenere fosse stato tanto bello, avremmo trovato qualche maniera di usarla, tutta quella fottuta

«Sicché questa è la vendetta», bisbigliò Locke. «Già», sussurrò Jean. Dopo qualche istante, nuove lacrime bagnarono gli occhi di Locke, che li chiuse e scosse la testa. «È una merda.»

«Un giorno, Locke Lamora, combinerai un casino così superbo, così ambizioso, così travolgente che il cielo si illuminerà, le lune gireranno e gli dei stessi cacheranno comete con gioia. E spero solo di essere ancora in circolazione per vederlo.» «Oh, per piacere. Non succederà mai», dichiarò Locke.

«Jean, tu sei un amico migliore di quanto avrei mai potuto immaginare prima di conoscerti; ti devo la vita tante di quelle volte che ho perso il conto. Preferirei morire io, piuttosto che perderti. E non soltanto perché sei tutto ciò che mi resta.»

~*~

Everlost

RECENSIONE "EVERLOST" DI NEAL SHUSTERMAN

Buona sera lettori e lettrici! Finalmente è arrivato un po' di fresco ed io sono proprio di buon umore, anche se ancora a corto di tempo (ma penso sia una cosa che non cambierà mai), quindi, non avendo avuto modo di scrivere altre recensioni, oggi voglio lasciarvi la mia opinione su un libro per ragazzi che ho letto ad inizio estate per la Review War e che mi era piaciuto abbastanza per la sua originalità e sensibilità nel toccare temi profondi. La recensione aspetta sul pc da un bel po', credo sia arrivato il suo momento!

Titolo: Everlost
Titolo originale: Everlost
Autore: Neal Shusterman
Editore: Piemme
Collana: Freeway
ISBN: 9788856600148
Pagine: 330 p.
Prezzo: € 8,00
Genere: Romanzo
Sottogenere: Soprannaturale
Anno di pubblicazione: 2009

Trama
Nick sta andando al matrimonio del cugino quando la Mercedes del padre va a schiantarsi contro la Toyota sulla quale viaggia Allie, in quel momento impegnata a discutere con i genitori sul volume della musica che sta ascoltando. Molto tempo dopo, che per Nick e Allie dura solo un attimo, i due si risvegliano. Sono morti, eppure sono rimasti qui, nel mondo. Il mondo, pero, non si accorge più di loro. Per un motivo sconosciuto sono rimasti incastrati fra la vita e la morte,in quella specie di limbo che si chiama Everlost. È pericoloso, è spaventoso ma non è disabitato. Molti altri vivono, se così si può dire, in quella sospensione del tempo e del giudizio, ma nessuno di loro è adulto. A Everlost ci sono solo ragazzi, tutti cristallizzati nell'attimo in cui sono morti. Stessi vestiti, stesse abitudini, stesso linguaggio. Stessa angoscia, almeno all'inizio. Poi l'abitudine prende il sopravvento e tutti si rassegnano a perdere la memoria del proprio passato. Ci si dimentica della propria famiglia, dei propri amici; persino del proprio nome. Tutti gli abitanti di Everlost si rassegnano e dimenticano. Tutti, tranne due.


Il mio voto

La mia recensione

Era da qualche anno che giravo attorno ad “Everlost” di Neil Shusterman. Anni in cui lo vedevo in giro, mi ricordavo di volerlo leggere e poi me ne dimenticavo, subissato da novità e altre tipologie di letture. Ora che ho avuto l’opportunità di scoprire cosa si celava in questa storia, ammetto che sono rimasta abbastanza sorpresa perché non è come me l’aspettavo. Ciò non significa che sono rimasta delusa, anzi, mi è piaciuto molto, ma in modo diverso da come avevo sempre pensato. 
Everlost è un mondo fantasma, una sorta di realtà parallela dove finiscono tutti quei bambini e quei ragazzi che, nel delicato passaggio tra la vita e la morte, non riescono a raggiungere il luogo in cui sono diretti, non riescono ad arrivare a quella luce intensa che si trova alla fine del tunnel. Disorientati e confusi da quel viaggio, approdano quindi in questa dimensione sospesa dove non sono altro che presenze senza sostanza, fantasmi, e che vengono chiamati Ultraluce. Ad Everlost, però, non sono solo le persone a rimanere lì in eterno e nelle stesse condizioni in cui sono arrivate. No…si possono trovare edifici andati distrutti oppure oggetti, qualsiasi cosa che si sia meritata l’eternità. Allie e Nick, due adolescenti, si ritrovano in questo mondo sconosciuto dopo un gravissimo incidente che ha spezzato prematuramente le loro vite. Non si sono mai visti prima, eppure diventeranno immediatamente compagni di viaggio in questa avventura strana e dolorosa. Perché Everlost nasconde molti pericoli e i due, accompagnati da Leaf, un ragazzino che vive lì da secoli in una foresta abbandonata, scoprono sin da subito che sono finiti in un luogo dove niente è ciò che sembra e dove è facile dimenticare e perdere sé stessi… 
Questo è un libro per ragazzi, scritto con un linguaggio molto semplice e facilmente comprensibile e narrato in un modo appassionante e ritmato. Tuttavia, pur essendo un romanzo che parla di adolescenti e bambini, affronta tematiche molto importanti e nasconde tra le pagine uno spirito così forte che cattura immediatamente il lettore e lo rende partecipe di una riflessione sulla vita e sulla morte a cui si tenta continuamente di dare risposta. C’è un fondo poetico e nostalgico che avvolge questo romanzo e lo rende unico e assolutamente da leggere. 
Neil Shusterman ha avuto un’idea geniale e l’ha sviluppata con tocco sensibile e infinitamente malinconico. Ha fatto rivivere nel suo mondo immaginario tanti luoghi andati perduti, prime tra tutti le Torri Gemelle, che qui acquisiscono un significato immortale e ancor più doloroso, eppure in qualche modo l’autore è riuscito a rendere giustizia a questi due simboli di perdita e sofferenza mondiale attraverso le sue parole magiche. Sembra quasi di vederle di nuovo in vita, di nuovo appartenenti a questo mondo e alla vita reale. Insomma, c’è una metafora profondissima nascosta all’interno di questo libro e mi ha davvero commosso. 
“Everlost” gira tutto intorno al significato della perdita. La perdita della vita, la perdita di ciò che amiamo, la perdita di noi stessi e della nostra identità. È un romanzo a suo modo avventuroso, ricco di eventi, anche se in fin dei conti breve, però la forza narrativa che trasuda dalle sue pagine parla di tante cose, di tanti problemi e, seppur impacchettato in una confezione adolescenziale, insegna più di tante altre storie e presenta diversi livelli di lettura. Ci si può fermare al piano superficiale e gustarsi solamente lo scorrere degli eventi e le vicende in cui si ritrovano sballottati i protagonisti, oppure si può scendere più in profondità e a mano a mano scoprire tutte le chiavi metaforiche che l’autore ha disseminato qui e lì senza innalzarsi a maestro di vita, ma semplicemente mostrandoci la sua visione della vita e della morte. 
Il romanzo è ricco di dettagli interessanti e la lettura è estremamente piacevole. È un libro che si può leggere benissimo in poche ore e da cui è difficile staccarsi perché la narrazione è vivida e ci sono tanti particolari da spiegare, tanti cavilli da risolvere, tante cose da capire, e la fine di ogni capitolo lascia sempre la curiosità e la voglia di proseguire il viaggio insieme ai protagonisti. I personaggi sono tutti unici e diversi tra loro, tutti un po’ strambi e spesso anche divertenti, e contribuiscono a rendere la storia più coinvolgente e vicina a noi perché si segue con interesse il loro percorso, il loro cambiamento e la loro ricerca di un posto in quel limbo sospeso nel tempo e nello spazio, quella realtà fatta di aria. 
Non mi sono neanche resa conto mentre leggevo di quanto mi stesse piacendo il romanzo, ma ora, mentre rifletto, capisco di quanto la storia creata da Neil Shusterman mi sia entrata nel cuore e di quante emozioni e sentimenti abbia smosso in me. Certo, è un libro adattato al comportamento e al linguaggio di ragazzi nei primissimi anni dell’adolescenza e alcune situazioni sono sfumate e molto semplicistiche, alcuni ragionamenti un po’ ingenui, alcuni punti (come la vera identità del McGill, un mostro che terrorizza tutti gli abitanti di Everlost oppure la funzione delle monetine) abbastanza prevedibili per una persona adulta che legge tanto, ma nonostante questi piccoli dettagli rimane sempre piacevole e appassionante e mi è piaciuto moltissimo. L’unica difettuccio è da riscontrare nella mancanza di sufficienti risposte a tutte le domande che sono poste all’interno della narrazione; non viene spiegato tutto e alcune cose soprannaturali restano avvolte nel mistero, ma in fondo anche qui sta la bellezza di questa storia. Neil Shusterman non poteva certo dare risposte a quesiti che tutti si pongono e che non sono mai stati chiariti, quindi la sua scelta mi sembra la più giusta, anche perché so che questo è il primo volume di una trilogia e ci saranno altre pagine per ampliare ciò che è stato tralasciato. Sono contenta di essere finalmente riuscita a leggere “Everlost” e lo consiglio a tutti i lettori che vogliono un bel libro che tratti temi delicati con serietà e spirito d’avventura!

                                                                                                                                                  Monia Iori

"Tutto l'amore di Nonna Lola" di Cecilia Samartin

SEGNALAZIONE "TUTTO L'AMORE DI NONNA LOLA" DI CECILIA SAMARTIN

Buona domenica amici del blog! In questi giorni il caldo mi sta davvero succhiando le energie, per fortuna manca solo Agosto e poi il sole si calmerà un po', così da darmi finalmente tregua, anche perché al momento è il mio nemico numero uno. Già, è sulla lista nera.
Ma vengo subito al punto del post: un bel libro! Oggi vi presento un romanzo estremamente dolce e incantevole...

Tutto l'amore di nonna Lola

Questo è uno di quei libri che scaldano il cuore. Si intuisce dalla copertina confortante e deliziosa, dalla trama ricca di dolcezza, amore e tristezza e dal titolo ovviamente, poche parole che non lasciano spazio a dubbi sul fulcro della storia creata dall'autrice. "Tutto l'amore di nonna Lola" di Cecilia Samartin è un romanzo che ha tutte le carte in regole per rivelarsi una lettura commovente, incantevole e calorosa e che presenta dei protagonisti forti e pieni d'amore che di certo conquisteranno il cuore dei lettori. Il libro è stato pubblicato nel 2013 da Edizioni Anordest e vanta già un enorme successo dovuto alla magnifica storia che la Samartin è riuscita ad intessere e che -mi dicono- regala davvero moltissime emozioni. È un racconto drammatico e, allo stesso tempo, pieno di speranza che si mescola con sapienza ad uno dei più grandi piaceri della vita: la cucina. Insomma, un libro da leggere!
Io mi sono innamorata perdutamente della cover...è bellissima, una vera chicca, e sono certa che quando leggerò il romanzo ne rimarrò soddisfatta e che mi conquisterà dalla prima riga! 

*

“Un piatto preparato con amore non nutre solo il corpo ma anche l’anima.” 
 Nonna Lola
Titolo: Tutto l'amore di nonna Lola
Autore: Cecilia Samartin
Editore: Edizioni Anordest
ISBN: 9788896742815
Prezzo: € 14.90
Pagine: 480 p.
Genere: Romanzo
Sottogenere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2013

Trama
Sebastian è un bambino nato con una malformazione cardiaca che non gli permette di correre, di giocare a pallone, di fare qualsiasi sforzo. Ne deriva una sua emarginazione anche a livello scolastico. Ed è proprio all’interno del gruppo classe che emerge la prepotente personalità di un “bulletto” che lo perseguita umiliandolo e denigrandolo fino alla violenza fisica. Inoltre i suoi genitori hanno avviato pratica di separazione e ciò si ripercuote negativamente sia su Sebastian che su sua sorella di qualche anno più grande di lui. Ciò nonostante Sebastian riesce a trovare un punto di riferimento nella sua eccentrica nonna Lola, presso la quale si reca ogni giorno all’uscita da scuola. Fra il bambino e sua nonna si instaura un rapporto basato sulla grande passione che nonna Lola ha per la cucina, in particolar modo per le ricette caraibiche,
terra da cui la sua famiglia proviene. Ed è proprio grazie ad esse che nonna Lola riesce a ricreare quelle atmosfere d’antan, quei sapori di cui non vuole perdere il ricordo, anzi desidera trasmetterlo alla sua famiglia e soprattutto a Sebastian, fino a coinvolgerlo, nonostante i suoi sette anni, nella preparazione di quelle particolari ricette di cui diventa un grande - piccolo chef. Fino a quando il suo cuoricino resiste... È la storia di un bambino che grazie al grande amore di sua nonna e nonostante una famiglia disgregata è riuscito a convivere con la morte e a godere anche di momenti di inaspettata felicità. Questo romanzo commovente e coinvolgente ci insegna che la differenza tra la gioia e la tristezza, a volte, è appesa a un filo fragile, quasi invisibile. In appendice sono riportate tutte le ricette di nonna Lola, un regalo della cucina caraibica.

L'autrice
Cecilia Samartin, cubana nata all’Havana, è cresciuta a Los Angeles, dove ha studiato Psicologia alla UCLA. Ha pubblicato con Bompiani Señor Peregrino, vincitore del Romantic Novel of the Year. Con tutti i suoi libri è stata in classifica in diversi paesi.

Link utili
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Un libro due pareri (o tre ^^) #1

RECENSIONE "IN VERITA' È MEGLIO MENTIRE" DI KERSTIN GIER

Buon venerdì lettori e lettrici!!! Questa sera vi propongo qualcosa di nuovo, un post un po' diverso dal solito ma che mi ha permesso di divertirmi molto. Vi ricordate il bel progetto "Un libro due pareri" ideato da Serena e Valentina dei blog Serena ricomincia da qui e My empty purse? La loro idea prevede la lettura di un libro in concomitanza e la relativa recensione a quattro mani. Bene, stavolta la recensione sarà a sei mani perché io mi sono imbucata nel loro progetto e non hanno avuto la prontezza di scacciarmi, quindi si sono dovute sorbire i miei sproloqui (purtroppo per loro) :D!


Questa volta oltre al parere di Vale e a quello di Serena c'è anche un terzo parere!!! Il mio...mi sono unita a loro nella lettura del romanzo: In verità è meglio mentire di Kerstin Gier.
 Perché se tciu is megl che uan..tre è il numero perfetto ;)


Benvenuti, quindi, a "Un libro due pareri (o tre ^^)", dove Serena, Vale ed io vi parleremo insieme del romanzo che abbiamo deciso di leggere. In questo caso si tratta di "In verità è meglio mentire" di Kerstin Gier e la lettura e la recensione sono state entrambe decisamente divertenti! Divertitevi con noi ;-) !

Titolo: In verità è meglio mentire
Titolo originale: In Wahrheit wird viel mehr gelogen
Autore: Kerstin Gier
Editore: Corbaccio
Collana: Romance
ISBN: 9788863800678
Pagine: 217 p.
Prezzo: € 12.90 (cartaceo) - € 9.99 (ebook)
Genere: Romanzo
Sottogenere: Romance
Anno di pubblicazione: 2012

Trama
158 di quoziente intellettivo, plurilaureata, brava musicista, una maga con i numeri, carina, un po' freak e... vedova a nemmeno trent'anni: Carolin trova che la sua vita sia decisamente complicata e che la sua intelligenza rappresenti più che altro un impiccio nella ricerca della felicità. Ha abbandonato il fidanzato Leo per il padre di lui, Karl, uomo ben più affascinante e in grado di apprezzare le qualità di lei. Ma dopo cinque anni Karl muore lasciandola in un mare di guai, primo fra tutti una favolosa eredità di cui Carolin non sospettava l'esistenza, e un esercito di parenti infuriati che la rivendicano. Fra pessime psicoterapeute, farmacisti sospettosi e avvocati minacciosi, Carolin cerca di superare il suo dolore, cavarsi fuori dai guai e, perché no?, trovare l'uomo giusto per lei e a cui non importa se è "troppo" intelligente.


Il nostro voto

La nostra recensione

Leggenda: dal momento che siamo in tre e la recensione è il frutto dell'accorpamento dei nostri singoli pareri, Serena ha avuto la brillante idea di evidenziare le parti di ognuna con un colore diverso per evitare confusione e permettere di capire meglio i nostri punti di vista a chi legge.
Rosa=Monia - Blu=Vale - Nero=Serena

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Ultimamente mi capita spesso di leggere le trame dei libri con molta fretta oppure di non leggerle affatto, così quando vado ad iniziare un romanzo ho un’idea del tutto errata della lettura che andrò ad affrontare. È in questa condizione che mi sono avvicinata a “In verità è meglio mentire” di Kerstin Gier e, sono sincera, mi aspettavo tutta un’altra storia. Infatti, credevo che si sarebbe trattata di una lettura piacevole, certo (come d’altronde è stata), ma anche un pochino banale e scontata. Immaginate la mia sorpresa, quindi, quando mi sono ritrovata a leggere un libro scorrevole e fluido, con personaggi bizzarri e fuori dagli schemi e una trama vivida, profonda e, allo stesso tempo, leggera, condita da un’ironia che mi ha fatto ridere davvero tanto e che mi ha fatto apprezzare in pieno le doti narrative della Gier anche come autrice di romance contemporanei.
Io adoro la Gier, come scrittrice è sicuramente sul mio personalissimo podio grazie alla trilogia delle Gemme, un podio che ormai è decisamente affollato. 
Quando la scelta è caduta su questo libro, ho detto subito sì..non ho neanche letto la trama e forse se l’avessi fatto avrei avuto qualche riserva, invece no, mi ci sono buttata a occhi chiusi.
Mi sono buttata ‘tardi’ sulla Gier.. Anzi, dirò di più! Inizialmente l’ho altamente snobbata temendo il tipico caso editoriale dell’anno.. Poi niente, ho avuto il piacere e la *fortuna* di leggere la trilogia della gemme ed è stato amore *_*
Riguardo questo libro ero divisa tra una sincera attrazione, data dalla stima che ho per la Gier e tanta paura di rimanerne delusa, visti i giudizi impietosi che mi erano capitati sottomano.. Alla fine mi sono fatta coraggio perché a me un po’ piace andare controcorrente, nella buona e cattiva sorte (=P). Le stime sono state in mio favore.. E dopo aver letto qualche riga del romanzo, ho saputo che lo avrei adorato!
Mi sono piaciute in particolare le citazioni ad inizio capitolo.. Più che altro perché vengono commentate meravigliosamente da Carolin!!
Non è certo il libro che vincerà l’Oscar, beninteso.. Ma per essere un libro dichiaratamente (e volutamente!) leggero, io lo trovo assai grazioso!!! Sicuramente migliore assai rispetto a tanti altri che si trovano in giro al giorno d’oggi..!
L’intreccio non è complesso, ma è sviluppato in un modo che lo rende di certo coinvolgente e mai noioso. Carolin è una giovane donna con un quoziente intellettivo di 158 e molti talenti, ma anche molte grane da sbrigare. Suo marito Karl è appena morto lasciandola vedova e con un mucchio di soldi che fanno parte di un’eredità su cui la famiglia dell’uomo vuole assolutamente mettere le mani. Si dà il caso, infatti, che il defunto sia il padre di Leo, l’ex-fidanzato di Carolin, e i suoi parenti non la vedono certo di buon occhio e hanno sempre condannato lei e Karl per la loro condotta inaccettabile e poco riguardosa nei confronti della loro famiglia. Ora che suo marito se ne è andato improvvisamente, Carolin si troverà a dover sbrigare molte faccende lasciate in sospeso, dovrà fare i conti con il suo passato, riscoprire la bellezza del presente e cercare di guardare ad un futuro sereno senza la sua metà, ma soprattutto dovrà affrontare il dolore per la perdita dell’unica persona che l’aveva accettata davvero così com’era.
Carolin ha appena 26 anni ed è già vedova, suo marito Karl è morto da appena sei mesi, lasciandola nel dolore e nella tristezza più totale, tanto che la sorella le consiglia costringe di andare da un’analista. Carolin ripercorre così l’incontro con il marito. Lei una donna fuori dal comune, con un Q.I. altissimo e una capacità d’apprendimento straordinaria, ha sempre avuto problemi a relazionarsi con gli altri, specie con futuri compagni, che in genere, spaventati da una donna più intelligente di loro, se la davano gambe. Quindi quando conosce Leo decide di nasconderle tutto, ma le bugie hanno le gambe corte si sa. Cosa che capirà appena incontrerà Karl, il padre di Leo.
La trama è piuttosto semplice, se vogliamo: Carolin, ex bambina (ora donna!) prodigio con un Q.I. di 158 si ritrova vedova a soli 26 anni.. Pronta a combattere con i parenti serpenti di suo marito per l’eredità e con la sua depressione da neo-vedova e soprattutto da genia incompresa.
Mi è piaciuto moltissimo che venga raccontato in parallelo il passato e il presente: sono intrecciati in un connubio perfetto, quando serve un’informazione del passato perché Carolin è arrivata a parlare di una qualche conseguenza di ciò che è avvenuto, ecco che si ritorna indietro nel tempo per ricostruire il tassello mancante!
Mi è piaciuto molto anche il fatto che la trama sia piuttosto semplice, forse quasi ‘banale’ se vogliamo e non forzata, cosa che permette di dare spazio a tante altre cose! ^^
Nonostante il tema di fondo abbastanza triste, questo libro si legge sorridendo perché la Gier è riuscita creare personaggi straordinari che conquistano immediatamente la simpatia del lettore. Carolin è una protagonista caratterizzata davvero molto bene e che abbiamo la possibilità di conoscere a tutto tondo. Difetti e pregi si intrecciano nella sua personalità dando vita ad un personaggio unico e sarcastico, fragile e forte, ma anche molto divertente; le sue stranezze, infatti, la rendono un vero spasso e più volte sono stata tentata di entrare nel libro e stringerle la mano per i suoi pensieri irriverenti e ironici, spontanei e comuni a tutti noi, altre volte, invece, avrei voluto spronarla a farsi valere di più, soprattutto di fronte a Leo e alle sue sorelle, che reputo assolutamente insopportabili e presuntuosi. Personaggi degni di nota sono Mimi, la sorella di Carolin, una donna forte e grintosa che cerca di aiutarla in tutti i modi a superare questo momento orrendo, ma anche il cognato Ronnie, che è adorabile e dal cuore d’oro. Una menzione d’onore va fatta alla signora Karthaus-Kürten, la psicologa dove si reca Carolin, perché è davvero uno dei personaggi meglio riusciti: idiota e incompetente, è lei ad aver bisogno di uno psichiatra! Con questa caratterizzazione la Gier si è conquistata tutta la mia simpatia perché i colloqui durante la terapia sono davvero comici, ma anche il mio odio perché quella donna è davvero insopportabile.
Carolin la nostra protagonista è quella che conosciamo meglio, grazie al diario che tiene su prescrizione della sua terapeuta, la dottoressa meglio nota come” un bel po’ di k” non le ricordo tutte ne sono in grado di riscriverne il nome. Carolin è un intelligenza fuori dal comune ed è anche dotata di un’ ironia pungente, e anche se gli altri personaggi sono per lo più macchiette, ho trovato comunque questo piccolo mondo tutto a colori.
I personaggi della Gier sono semplicemente stupendi. Favolosi. Meravigliosi. E via discorrendo. Ok, mi sono innamorata di tutti loro eheheh! :D
Carolin è un mito; non ho trovato la stronza odiosa e spocchiosa che molti descrivono nelle loro recensioni, tutt’altro! Forse perché mi identifico moltissimo in lei (no, non so assolutamente suonare il clavicembalo né far di conto come lei.. Anzi, diciamo che, in tutta onestà, la matematica è mia nemica giurata xD).. L’ho trovata formidabile! Semplicemente adoro le sue risposte acide e pungenti, la sua ironia incompresa.. Io la vorrei davvero come amica! 
Nella storia più spesso che no si trova in una condizione di infelicità, depressione, frustrazione.. ma nonostante ciò, è un personaggio che mi ha trasmesso un grande senso di positività.. :-))
Mi è piaciuto molto il legame con la sorella, Mimi, che è una persona buona, dolce e meravigliosa.. Mi ha intenerito il modo in cui si prende cura della sorella!! ^^ Davvero un bellissimo rapporto, il loro!
Anche suo marito è un personaggio che merita: come lo descriverebbe Carolin, “Un idiota, ma un idiota che vuole il mio bene”.. E’ il tipico pacioccone, buono e privo di qualsiasi ombra di cattiveria.. Aaaaw, che tenerezza mi ha fatto quando Carolin descrive la routine mattutina della colazione!!
Karl, il marito di Carolin poi.. Solitamente sono abbastanza ‘impressionabile’ dalle relazioni in cui gli sposi/amanti/fidanzati hanno tanti anni di differenza.. Sono ancora nella fase: “Yuk!! 26 e 50 anni! Potrebbe essere suo padre!” (Sì, sono una bigottona inside xD), ma stranamente questa volta la cosa non mi ha scandalizzato come mio solito, anzi! Sono riuscita solo a vedere il lato interessante di Karl.. Carolin ce lo descrive come Crocodile Dundee, un uomo moderno, professore universitario, con tanto tanto taaaaanto fascino! La coppia Carolin – Karl, seppur presente solo tramite le rievocazioni di Carolin dopo la morte di Karl, mi è piaciuta tantissimo!! 
Carini e teneri anche le amiche di Mimi al negozio di scarpe con i loro figlioletti.. compaiono poco, ma quando ci sono, sono carinissimi!!
Tralaltro gli “antagonisti”, se così vogliamo chiamarli, sono caratterizzati in modo tale che ti verrebbe voglia di dargli un paio di schiaffi ciascuno… :D
Il romanzo è scritto in un modo così appassionante che scivola via senza il tempo di accorgersene e la lettura è priva di peso, leggerissima come una piuma. L’ho divorato ed è stato il libro giusto al momento giusto; avevo proprio bisogno di un romanzo frizzante e piacevole, senza scadere nella banalità o nella superficialità, e me lo sono gustato come fosse un dolce pieno di calorie da poter mangiare solo perché è festa. La penna della Gier si mantiene sempre ironica e il ritmo degli eventi è ben calcolato, alternandosi tra presente e passato, ma focalizzando l’attenzione in particolare sul processo di ripresa di Carolin. All’interno dei capitoli, che presentano tutti una citazione diversa come incipit, si trovano anche molte riflessioni serie, ma questo non smorza la freschezza della trama, la rende ancora più gradevole. Una delle frasi che mi è rimasta più impressa all’interno del libro è qualcosa che era solito dire Karl e che penso racchiuda il senso profondo di molte cose: “Colombo dovette sognare le Indie per scoprire l’America”. Una grande verità, no?
Se siete alla ricerca di un romanzo ben scritto e scorrevole, se volete una lettura in grado di tenervi compagnia senza affaticarvi ma che mantenga comunque un livello di narrazione serio, fiondatevi su questo romance e resterete soddisfatti! 
Insomma anche essere super-intelligenti non è certo cosa facile.
Probabilmente la storia non è da oscar, la si potrebbe definire “nulla di che” e, se devo dirla tutta, è anni luce lontana dal mio genere. Presa da sola, è una storia dal gusto dolce amaro, di una giovane donna che affronta il lutto e il dolore e che piano piano torna alla vita. Quello che rende questo libro bello è lo stile dell’autrice. Infatti in tuto è condito da una verve e da un ironia che te lo fa amare.
E sì, ridere fa bene al cuore, e la penna della Gier è davvero divertente.
Ho amato moltissimo le massime che si trovavano al’inizio di ogni capitolo, tanto che con questo libro sono diventata sottolineatrice compulsiva..le avrei segnate tutte …
La massima che deciso di fare mia è:state lontano dagli idioti…ma se c’è stato un momento in cui mi sono quasi strozzata dal ridere è stato quando ha nominato il coniglio scnuff..
scnuff oh-dio-*lacrime dal ridere* scusate.
La Gier, dopo averci viziato con la sua scrittura frizzante e intelligente nella trilogia delle Gemme, ci regala un’altra prova di grandiosa scrittura.. Al di là che il romanzo è piuttosto breve, è scritto in modo così scorrevole e intrigante che una volta iniziato lo terminerete in un battito di ciglia (parola di studentessa stressata con esame alle porte xD) godendovi ogni pagina..!
La Gier ha un’ironia davvero formidabile: alcune trovate, alcune uscite di Carolin.. Mi hanno fatto ridere come una demente!


*citazioni*

«Sii semplicemente te stessa» è stato il principio guida della mia infanzia. Mia madre me lo ripeteva sempre quando mi lamentavo di non avere amici. «Sii te stessa e tutti ti ameranno per quello che sei.» be’ che dire? Non è affatto vero.




«ho una collana di perle» dissi estraendola dalla borsa in preda alla vergogna. «Ma è stupenda!»Corinne me l’allacciò,e per tre secondi provai quasi un senso di amicizia nei suoi confronti. «molto meglio» disse Corinne nel guardarmi. «Così non si nota più il seno piatto» Il senso di amicizia sparì per sempre.






A suo tempo papà aveva “strapazzato” anche Oliver Henselmeier. Lo aveva fissato amichevolmente attraverso le lenti tonde dei suoi occhiali e gli aveva detto:« giovanotto, il suo però non certo un bel modo di fare» Bah! Probabilmente ancora oggi Oliver se lo sognava di notte.




E nel preciso istante in cui, presa da questi pensieri, accecata dalle lacrime e sull’orlo di una crisi di nervi, per poco non cadevo a terra bocconi calpestai una merda. Smisi di piangere e passai alla imprecazioni. Perché in tutta la mia miseria, di colpo mi fu chiaro che la pazza non ero io, ma che era la vita ad avere urgente bisogno di farsi curare.




Probabilmente era questo il segreto: niente bugie ma neanche troppa verità…ed ecco che il mondo avrebbe trovato il suo equilibrio perfetto.


~*~

Siamo arrivati alla fine di questa simpatica avventura libresca e spero che la recensione vi sia piaciuta!!! Io mi sono divertita un mondo, quindi non vedo l'ora di leggere un altro libro insieme a Vale e a Serena che, povere loro, dovranno sopportarmi e non avranno scampo!!!
Un saluto da noi tre!
Alla prossima ;-)