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Waiting for the Oscars #6: Recensione "The Big Short" di Adam McKay

Buon pomeriggio, ragazzi!
Come vi avevo anticipato, oggi vi parlo di uno dei film nominati agli Oscar come Miglior film: The Big Short, qui da noi La grande scommessa. Se non l'avete ancora visto ve lo consiglio. Fidatevi, non ve ne pentirete, anzi ne sarete entusiasti.

Inutile ripetere quanto io ami il cinema e che da adolescente avrei voluto fare la regista (forse sono ancora in tempo, chissà!) e che i film sono il mio grande amore, perché tanto lo sapete tutti. E se c'è un evento legato al mondo del cinema che adoro alla follia, è la notte in cui vengono celebrati gli Academy Awards. So che è una serata dispendiosa in modo allucinante, dove si assiste a uno spreco enorme e questo non va bene, lo so, ma non ci posso far niente: io non posso fare a meno di amarla. Quando ero adolescente, nonostante andassi a scuola, rimanevo sveglia tutta la notte guardando questo fantastico evento. Sì, va contro la mia indole perché non sono una persona mondana, ma è l'unica serata dedicata al mondo dello spettacolo che mi affascina veramente. Per me è sempre stata una grande emozione guardare gli Academy Awards perché, per una volta all'anno, le maggiori personalità del mondo del cinema si riuniscono e sono tutte lì, e mi sembra una stupenda dimensione parallela piena zeppa di tutte quelle persone che hanno contribuito a rendere magico il mio mondo con le loro idee e le loro creazioni. E non riesco a fare a meno di guardarla con occhi luccicanti *-*! Ho deciso, quindi, di condividere il mio conto alla rovescia in questa rubrica annuale, che si terrà solamente in occasione di questa celebrazione, e che ho chiamato Waiting for the Oscars. Cosa ci sarà al suo interno? Beh...in realtà ancora non ho le idee molto chiare, ma è ovvio che vi parlerò di tutte le opere in gara e delle persone che hanno lavorato alla loro realizzazione.


The Big Short
La grande scommessa

Sono sincera, non tifo per questo film agli Oscar perché sono innamorata persa di un'altra pellicola, ma The Big Short è sicuramente uno dei migliori visti negli ultimi mesi. Asciutto, concreto e brillante: questi sono i tre aggettivi che mi vengono subito in mente quando ci penso. Ah, anche attuale. Un bel cocktail, no?
Candidato a 5 premi Oscar: Miglior film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista a Christian Bale, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior montaggio.

Titolo: La grande scommessa
Titolo originale: The Big Short
Regia: Adam McKay
Paese: USA
Anno: 2015
Durata: 130 min
Genere: Drammatico

Trama
La vera storia di alcuni investitori geniali che, riconoscendo quanto folle fosse diventata la bolla immobiliare, seppero prevedere il collasso del mercato prima del crollo finanziario del 2008.

Waiting for the Oscars #3: Recensione "Gravity" di Alfonso Cuarón

Buonasera ragazzi ^-^ rieccomi qui tra voi! Ho un sacco di film di cui parlarvi prima di domenica sera, non riuscirò a recensirli tutti (potevi iniziare qualche giorno prima, direte voi...avete ragione, ma non mi è stato possibile :P), ma voglio almeno spendere due parole su quelli che mi hanno colpito maggiormente. Alla fine, stasera c'è stato un cambio di programma e ho deciso di lasciarvi la mia opinione su Gravity perché se ne è parlato poco e mi dispiace. Per me questa pellicola è decisamente bella da vedere e da seguire. Poi, va beh...i gusti son gusti e ci sarà sicuramente chi la penserà in modo diverso, e ben venga :D
Domani vi parlerò di 12 anni schiavo, invece, che sicuramente si aggiudicherà l'Oscar come Miglior film...d'altronde meritato.

Inutile ripetere quanto io ami il cinema e che da adolescente avrei voluto fare la regista (forse sono ancora in tempo, chissà!) e che i film sono il mio grande amore, perché tanto lo sapete tutti. E se c'è un evento legato al mondo del cinema che adoro alla follia, è la notte in cui vengono celebrati gli Academy Awards. So che è una serata dispendiosa in modo allucinante, dove si assiste a uno spreco enorme e questo non va bene, lo so, ma non ci posso far niente: io non posso fare a meno di amarla. Quando ero adolescente, nonostante andassi a scuola, rimanevo sveglia tutta la notte guardando questo fantastico evento. Sì, va contro la mia indole perché non sono una persona mondana, ma è l'unica serata dedicata al mondo dello spettacolo che mi affascina veramente. Per me è sempre stata una grande emozione guardare gli Academy Awards perché, per una volta all'anno, le maggiori personalità del mondo del cinema si riuniscono e sono tutte lì, e mi sembra una stupenda dimensione parallela piena zeppa di tutte quelle persone che hanno contribuito a rendere magico il mio mondo con le loro idee e le loro creazioni. E non riesco a fare a meno di guardarla con occhi luccicanti *-*! Ho deciso, quindi, di condividere il mio conto alla rovescia in questa rubrica annuale, che si terrà solamente in occasione di questa celebrazione, e che ho chiamato Waiting for the Oscars. Cosa ci sarà al suo interno? Beh...in realtà ancora non ho le idee molto chiare, ma è ovvio che vi parlerò di tutte le opere in gara e delle persone che hanno lavorato alla loro realizzazione.


Gravity

Questo film è geniale nella sua semplicità. Merita, merita davvero. È incentrato su un'idea originale quanto immediata che lo rende unico. Per me è da Oscar. Ok, forse paragonato ad altri film in gara che trattano temi molto più impegnati risulta di minore incisività, ma se gli Oscar fossero assegnati in base al genere Gravity se lo meriterebbe davvero. Soprattutto perché fa stare per un'ora e mezza con gli occhi incollati allo schermo mentre ci sono solo lo spazio e due attori che ben presto calano a uno solo. Ci vuole bravura per fare questo.

Titolo: Gravity
Titolo originale: Gravity
Regia: Alfonso Cuarón
Paese: USA
Anno: 2013
Durata: 90 min
Genere: Drammatico, Fantascienza

Trama
La brillante dottoressa Ryan Stone è alla sua prima missione spaziale, mentre l'astronauta Matt Kovalsky è all'ultimo volo prima della pensione. Quella che per loro doveva essere una passeggiata spaziale di routine si trasforma in una catastrofe. Lo shuttle viene distrutto e loro si ritrovano soli nell'assordante silenzio dell'universo. Fluttuanti nell'oscurità e privi di qualunque contatto con la Terra non hanno apparentemente alcuna chance di sopravvivere anche per via dell'ossigeno che va esaurendosi. Forse l'unico modo per sperare di tornare a casa è quello di addentrarsi nello spazio infinito.

Waiting for the Oscars #2: Recensione "Dallas Buyers Club" di Jean-Marc Vallée

Sto quasi vivendo un momento di commozione. So, so che non potete capire, ma credetemi è così. Finalmente, dopo tanto tempo, sono riuscita a rispettare il programma. Fatemi gioire per questo, vi prego! Ieri ho detto che oggi avrei postato questa rubrica e così è andata. Cori di giubilo mi stanno sommergendo nella mia testa :D
Ok, basta. Passiamo oltre, altrimenti alla fine spreco i preziosi minuti a disposizione e neanche faccio più in tempo...sarebbe veramente imbarazzante.

Inutile ripetere quanto io ami il cinema e che da adolescente avrei voluto fare la regista (forse sono ancora in tempo, chissà!) e che i film sono il mio grande amore, perché tanto lo sapete tutti. E se c'è un evento legato al mondo del cinema che adoro alla follia, è la notte in cui vengono celebrati gli Academy Awards. So che è una serata dispendiosa in modo allucinante, dove si assiste a uno spreco enorme e questo non va bene, lo so, ma non ci posso far niente: io non posso fare a meno di amarla. Quando ero adolescente, nonostante andassi a scuola, rimanevo sveglia tutta la notte guardando questo fantastico evento. Sì, va contro la mia indole perché non sono una persona mondana, ma è l'unica serata dedicata al mondo dello spettacolo che mi affascina veramente. Per me è sempre stata una grande emozione guardare gli Academy Awards perché, per una volta all'anno, le maggiori personalità del mondo del cinema si riuniscono e sono tutte lì, e mi sembra una stupenda dimensione parallela piena zeppa di tutte quelle persone che hanno contribuito a rendere magico il mio mondo con le loro idee e le loro creazioni. E non riesco a fare a meno di guardarla con occhi luccicanti *-*! Ho deciso, quindi, di condividere il mio conto alla rovescia in questa rubrica annuale, che si terrà solamente in occasione di questa celebrazione, e che ho chiamato Waiting for the Oscars. Cosa ci sarà al suo interno? Beh...in realtà ancora non ho le idee molto chiare, ma è ovvio che vi parlerò di tutte le opere in gara e delle persone che hanno lavorato alla loro realizzazione.


Dallas Buyers Club

Mi accingo a parlarvi di un film assolutamente da vedere (ma con una buona preparazione psicologica se non siete abituati a pellicole di questo tipo) che mi ha colpito tantissimo e che mi auguro riceva le riconoscenze che merita. A tal proposito, so di avervi detto che tifo per Leonardo DiCaprio agli Oscar, ma al di là della mia preferenza di parte, devo tornare sui miei passi e affermare che l'Oscar come Miglior attore protagonista se lo merita totalmente Matthew McConaughey. Ciò è indiscutibile. E come sempre, come ho già urlato ai quattro venti, Jared Leto deve vincere quello come Miglior attore non protagonista, se lo merita, è suo. Basta.

Titolo: Dallas Buyers Club
Titolo originale: Dallas Buyers Club
Regia: Jean-Marc Valleé
Paese: USA
Anno: 2013
Durata: 117 min
Genere: Drammatico

Trama
Dallas Buyers Club racconta la storia vera di Ron Woodroof, un elettricista/cowboy ribelle del Texas al quale, nel 1986, viene diagnosticato l'AIDS, con una prognosi di pochi giorni di vita. Frustrato dalla mancanza di opzioni mediche disponibili e tutt’altro che rassegnato a questa sorta di condanna a morte, Ron trova un’ancora di salvezza nei farmaci alternativi e in un mix di vitamine di sua invenzione. Entra così in contatto con altri ammalati e familiarizza con loro, superando l'iniziale omofobia e ritrovandosi al centro di un cospicuo business di contrabbando. Inizia così una tesissima partita a scacchi con la legge che vieta i farmaci da lui usati e con la polizia.

The Raven (Halloween's Party #5)

RECENSIONE "THE RAVEN" DI JAMES MCTEIGUE

Buonasera creature della notte! In questi ultimi giorni è stata tutta una corsa, non mi sono fermata un attimo e non sono ancora riuscita a rispondere ai vostri commenti e a passare sui vostri blog, quindi mi scuso per la mia assenza, ma abbiate pazienza e aspettatemi...arriverò! ;-)
Stasera vi parlo di un film insolito per me perché -come ormai sanno anche i muri- non amo particolarmente le storie di paura, ma ho fatto un'eccezione (che conferma la regola, ovviamente!) ed eccomi qui a disquisire su "The Raven". Perché ne parlo? Beh, perché ad Halloween oltre alle storie paranormali si possono vedere anche quelle più realistiche e inquietanti e questo film per me va benissimo per passare una serata con i classici brividi di paura. In fondo, Edagar Allan Poe era un maestro del terrore e per molte persone è un classico leggere le sue storie nel periodo di Halloween, e questa pellicola parla proprio di lui!
Se vi siete persi le precedenti puntate dell'iniziativa, potete trovare i post qui -> Halloween's Party #1,Halloween's Party # 2, Halloween's Party #3, Halloween's Party #4.
Vi ricordo, inoltre, che sul blog è in corso il giftaway "Trick or Treat?" e che avete tempo per partecipare fino al 31 Ottobre (incluso).
E ora vi lascio al quinto appuntamento con l'Halloween's Party!

Titolo: The Raven
Titolo originale: The Raven
Regia: James McTeigue
Paese: USA, Ungheria, Spagna
Produzione: Intrepid Pictures, FilmNation Entertainment, Galavis Film, Pioneer Pictures
Durata: 111 min
Anno: 2012
Genere: Drammatico, Horror, Mistery

Trama
Siamo a Baltimora nel 1849. Una madre e sua figlia vengono ritrovate brutalmente assassinate. Il detective Emmet Fields, fa una scoperta sorprendente: il delitto assomiglia a un omicidio descritto fin nei minimi dettagli più cruenti sul giornale locale - parte di una serie di racconti scritti dallo scrittore emergente ed emarginato Edgar Allan Poe. Ma proprio mentre Poe viene interrogato dalla polizia, viene commesso un altro raccapricciante omicidio, ispirato anch'esso a un suo famoso racconto. Rendendosi conto che un pazzo omicida, che utilizza i racconti di Poe come ispirazione per la sua sanguinosa furia, è a piede libero, Fields chiede l'aiuto dello scrittore per fermarlo. E quando sembra che qualcuno vicino a Poe potrebbe diventare la prossima vittima dell'assassino, la posta in gioco diventa ancora più alta e l'inventore del romanzo poliziesco ricorre a tutte le sue capacità deduttive per cercare di risolvere il caso prima che sia troppo tardi.

Il mio voto

La mia recensione

Non sono un’amante delle storie agghiaccianti e inquietanti, dove c’è un assassino brutale che mette in atto omicidi terribili e le povere vittime subiscono torture atroci. Anzi, di solito snobbo questi film senza pensarci e con estrema gioia per il mio cuore debole, perché sangue, violenza e psicopatici non fanno proprio per me. Però, amo le ambientazioni nebbiose, a metà tra il gotico e il dark, soprattutto se risalenti ad un’epoca storica affascinante e intrisa di mistero, e non posso resistere ai racconti che riprendono in qualche modo le vite di celebri scrittori. Detto questo, è facile capire perché io abbia voluto vedere “The Raven”, il cui titolo riprende la celebre poesia di Edgar Allan Poe, film del 2012 diretto da James McTeigue che mescola nell’intreccio episodi fantasiosi della vita di Poe e misteri da risolvere in una Baltimora del 1849 cupa e da brivido.
Edgar Allan Poe è un noto scrittore di romanzi e racconti del terrore, ma al momento la sua carriera non risplende; le sue ultime opere non vengono pubblicate e il suo amore per Emily, pur essendo ricambiato con trasporto e devozione dalla giovane donna, non è visto di buon occhio dal padre di lei. Poe sta passando una fase difficile, una sorta di crisi creativa, e le sue finanze ne stanno risentendo. Ma a scuotere la sua vita arriva un serial killer che colpisce in modo molto teatrale. L’assassino, infatti, per uccidere le sue vittime si avvale dei racconti più famosi dello scrittore, ricreando perfettamente le scene descritte nelle sue opere. L’ispettore di polizia che si occupa di questi casi, Emmett Fields, inizialmente sospetta proprio dello scrittore, ma poi capisce che questi non c’entra niente con gli assassinii e decide allora di farsi aiutare nelle indagini. Poe accetta di fare da consulente e i due cominciano a dare la caccia al killer. Solo lo scrittore, infatti, può essere in grado di comprendere i segnali e gli indizi che l’omicida lascia sul luogo del delitto e di intuire quale sarà la sua prossima vittima, e le speranze della polizia e dell’intera città sono nelle sue mani. Quando il killer rapisce la bella Emily e comunica che la lascerà andare solo se leggerà una nuova storia dell’autore della stessa magnificenza di quelle passate, Poe dovrà scrivere il racconto perfetto perché solo così potrà riaverla indietro e trovare la soluzione per scoprire chi si cela dietro quelle terribili morti.
Il film, pur non essendo il mio genere, mi è piaciuto molto. Non sono una gran lettrice di storie dell’orrore e quindi la mia conoscenza di Poe è limitata e superficiale, né ho una visione completa degli eventi che formarono la sua vita, e forse proprio per questo motivo sono riuscita ad apprezzare appieno questa pellicola. Forse gli estimatori di Poe, che hanno sicuramente conoscenze approfondite della sua opera e della sua vita, storceranno il naso davanti ad una trasposizione fantasiosa che riprende gli ultimi giorni della vita di questo immenso scrittore, giorni che sono rimasti nell’ombra e su cui nessuno ha mai saputo far luce (e questo particolare rende sicuramente più facile far volare l’immaginazione e creare storie di fantasia e congetture su ciò che gli accadde), ma io, quasi digiuna in materia, mi sono lasciata totalmente coinvolgere dall’intreccio e non mi sono persa neanche un secondo (eccetto le scene sanguinose, dove ho opportunamente messo una mano davanti agli occhi).
Avendo una passione per le ambientazioni fosche, le cose che mi sono piaciute di più sono la fotografia di Danny Ruhlmann e le scenografie di Roger Ford, entrambe perfette per il tipo di storia e particolarmente suggestive; durante la visione sembrava proprio di stare in una Baltimora ottocentesca, tetra e oscura, dove la nebbia è protagonista assoluta e il mistero si può scorgere ovunque.
Ho apprezzato tanto anche la sceneggiatura, che mescola vita e finzione in un racconto visivo che mi ha fatto stare tutto il tempo in ansia e con il fiato sospeso, mentre mi arrovellavo il cervello cercando di capire chi fosse l’assassino. Essendo gli omicidi ispirati a racconti dell’autore, ci sono molti riferimenti espliciti alle sue opere e anche alle sue poesie, e questo aspetto mi ha piacevolmente intrattenuta perché mi ha dato modo di scoprire, indirettamente, qualcosa in più su un talentuoso e stimatissimo autore che, per gusti personali non inclini al macabro, non sono mai riuscita ad approfondire. La regia attenta e calma di James McTeigue, inoltre, è riuscita a tenermi incollata allo schermo e a farmi stare con il cuore in gola per tutto la durata del film. Ci sono scene cruente che mi hanno fatta raccapricciare e mi hanno chiuso lo stomaco in una morsa, è vero, ma la pellicola è girata con molta eleganza e romanticismo gotico e ha fatto ugualmente breccia dentro di me, anche se ad un certo punto la situazione è divenuta claustrofobica perché gli eventi vorticosi non lasciano respiro e la delicata e terrificante condizione di Emily viene esplorata dal punto di vista della ragazza, il che impressiona parecchio.

Gli attori mi sono piaciuti molto e le loro interpretazioni le ho trovate gradevoli ed equilibrate, in tono con il film. C’è John Cusack, un attore che a me piace tantissimo, che interpreta Poe e penso che si sia calato nei panni dell’autore con abilità e anche con un po’ di deferenza nei confronti di un personaggio realmente esistito e che ha improntato con la sua penna la letteratura americana dell’epoca; è un omaggio a un grande autore passato, forse un po’ eccentrico nella parte iniziale, ma credo che il copione richiedesse una figura lievemente esuberante, e poi forse Poe era davvero così. Luke Evans (visto ne “I tre moschettieri” di Paul W. S. Anderson, dove aveva il ruolo di Aramis) è invece l’ispettore Fields, e devo dire che anche lui mi è piaciuto parecchio, è stato molto bravo a incarnare la figura dell’uomo che vuole svelare la verità a tutti i costi e fare giustizia. Anche Alice Eve, che interpreta la fidanzata di Poe, è brava e ho preso subito in simpatia il suo personaggio, una donna innamorata che si trova improvvisamente coinvolta in un incubo terribile proprio a causa dell’uomo che ha scelto. Insomma, un bel cast per un film con personaggi interessanti.
L’unico appunto che devo fare riguarda il doppiaggio italiano; infatti, ho trovato inadatta la voce del doppiatore di John Cusack e questo ha penalizzato in parte la mia visione del film perché sentivo che non era quella giusta, ma ovviamente si tratta di gusto personale. Non dico che il doppiatore non è bravo, anzi, ma che non è stata la scelta più adatta per questo attore e anche per il tipo di film, che si mantiene sempre su un tono molto basso e grave dal punto di vista dell’audio, mentre la voce del doppiatore è squillante e non si armonizza con il resto.
The Raven” è un bel film misterioso e a tratti agghiacciante, incentrato sulla parte finale della vita di un grandissimo scrittore e, se siete amanti di Edgar Allan Poe, ve lo consiglio solo se avete la certezza di riuscire a stare al gioco e godervi la finzione, altrimenti forse non fa per voi. Tuttavia, lo raccomando a coloro che, come me, amano le ambientazioni di questo tipo e adorano i misteri, perché è una pellicola che merita ed anche visivamente è molto piacevole.

                                                                                                                                                  Monia Iori

La Videoteca di Dawson Leery - Consigli di visione #2 (Halloween's Party #3)


Felice serata a tutti voi che mi state leggendo! Oggi ritorna questa rubrica che mi piace tanto perché parla di cinema e da quando l'ho postata la prima volta non ho più avuto modo di dedicarmici. 
Se nella "prima puntata" di questo mese di zucche vi ho segnalato i film che ritengo adatti per Halloween (qui il post) e ieri vi ho parlato di "Dark Shadows" (qui il post), stasera vi consiglio un film bellissimo e che riguarderei tutti i giorni. 
Vi ricordo, inoltre, che sul blog è in corso il giftaway "Trick or Treat?" e che avete tempo per partecipare fino al 31 Ottobre (incluso).
E ora continuiamo l'Halloween's Party con il terzo appuntamento!

Ho tante passioni, ma il cinema è sempre stato il mio amore ideale, quello utopico e irraggiungibile, uno di quei sogni che non può far altro che rimanere sogno per mantenere la sua bellezza. Uno dei miei desideri più grandi, soprattutto quando ero adolescente, era quello di diventare una regista e poter dare vita a film emozionanti e che trasmettessero alle persone quegli stessi sentimenti di speranza e fede che le pellicole avevano sempre trasmesso a me. Dawson Leery, cinefilo per eccellenza e protagonista della serie tv "Dawson's Creek", era in un certo senso il personaggio fittizio che rispecchiava di più questo mio sogno di entrare nel mondo del cinema. Anche lui, proprio come me, voleva diventare un regista e viveva di film e sogni ideali, costringeva gli amici a vedere pellicole d'autore e indipendenti e a rimanere ai loro posti durante i titoli di testa e di coda, conosceva i più nascosti dettagli dei film, se ne andava sempre in giro con una videocamera in mano, riprendendo ogni istante della vita... io ero esattamente così e il mio attaccamento al cinema era davvero (e continua ad essere) esemplare. Per questo motivo, ho deciso di omaggiare questo personaggio in cui mi sono sempre rispecchiata un pochino intitolando questa rubrica "La Videoteca di Dawson Leery - Consigli di visione", dove vi parlerò dei miei film preferiti, di quei film che mi hanno emozionata, commossa, fatto sorridere e piangere, che mi hanno insegnato a vivere e hanno forgiato il mio carattere e plasmato la mia personalità, ma soprattutto che mi hanno fatto sognare.

Vediamo cosa ho trovato oggi nel cineproiettore di Dawson... Ciak! Si gira!



Il mistero di Sleepy Hollow
Tim Burton

Atmosfere oscure e nebbiose, ambientazione dark-gotic, un pericoloso mistero da risolvere, zucche, morti sospette e teste tagliate, un investigatore timido e scettico, un amore ostacolato dalla realtà e tanta magia, bianca e nera. Questo è "Il mistero di Sleppy Hollow", film del 1999 diretto da Tim Burton e ispirato al racconto "La leggenda della valle addormentata" di Washington Irving. Uno dei miei film preferiti in assoluto, una delle pellicole più belle e suggestive che io abbia mai visto. Non perdo mai occasione di parlarne, anche solo citarlo per un attimo, e lo osanno a destra e a sinistra costringendo tutti quelli che mi capitano sotto mano a vederlo. Insomma, Tim Burton dovrebbe assumermi nel suo ufficio stampa!
Credo che tutti conosciate la trama del film, ma rinfrescare la memoria non fa mai male. Quando nel villaggio di Sleepy Hollow vengono uccise tre persone in circostanze misteriose, l'investigatore newyorkese Ichabod Crane viene mandato dai suoi superiori a far luce su questi strani casi. Arrivato sul posto, conosce gli abitanti del luogo, che lo mettono al corrente di una leggenda, facendogli sapere che non c'è bisogno di scoprire l'identità dell'assassino perché già sanno chi si nasconde dietro gli omicidi. Si tratta, secondo loro, del Cavaliere Senza Testa, un mercenario crudele e malvagio che in battaglia aveva l'abitudine di tagliare la testa ai suoi nemici; catturato a causa di due bambine e vittima della sua stessa sorte, è ora risorto per vendicarsi e perseguitare coloro che abitano nei pressi del bosco in cui giace il suo corpo. Ovviamente, Ichabod liquida la storia come una favoletta e inizia a investigare accuratamente sul caso. Nel frattempo, l'incontro con Katrina, la figlia di uno dei notabili del paese, allieterà la sua permanenza lì perché la ragazza, bella e intelligente, si conquista il suo amore e la sua devozione. Ma le morti continuano e ad un certo punto Ichabod dovrà ricredersi sulla leggenda e fare i conti con qualcosa che va oltre la scienza che tanto gli è di conforto...
Questo film è un capolavoro del cinema gotico. Tutto in questa pellicola è semplicemente perfetto. La regia di Burton è sublime e attenta in ogni particolare, credo che in questo caso abbia toccato la vetta più alta del suo talento; ha dato vita ad una storia magnifica, intensa e misteriosa, creando un cult che tutti devono vedere e gustarsi. Un plauso anche alla sceneggiatura di Andrew Kevin Walker, che ha preso un racconto e, rielaborandone gli elementi principali, ha imbastito un intreccio ricco di colpi di scena e molto profondo, dando spazio a particolari che altrimenti sarebbero stati tralasciati, come il passato di Ichabod o il legame tra lui e Katrina. E vogliamo parlare della fotografia di Emmanuel Lubetzki??? È fantastica, non riesco neanche a trovare i termini giusti per farvi capire quanto si adatti alla perfezione alla storia. Cupa, antica, gotica, oscura...crea una forte suggestione nello spettatore e gli permette di varcare le soglie di Sleepy Hollow senza dover ricorrere allo sforzo della propria immaginazione. Ovviamente, essendo unita ad una scenografia così bella, ben strutturata ed evocativa come quella creata da Rick Heinricks, il risultato è divino.
Come in quasi tutti i film di Burton, anche qui il protagonista è interpretato da un fantastico Johnny Depp, che ha plasmato un personaggio meraviglioso, un po' insicuro, un po' cinico, un po' romantico, un po' curioso, che deve acquistare coraggio durante lo svolgimento della storia e fare i conti con le sue credenze e i suoi principi, rimettere in discussione la sua visione scettica e sostanzialmente scientifica, e dare fiducia a chi gli è vicino. Adoro anche Christina Ricci nella parte dell'angelica e magica Katrina, trovo che sia riuscita a donare all'eroina quel tocco intelligente e sensibile che la rende di spessore e le fa guadagnare un meritato posto sotto i riflettori perché capace di tenere testa a Ichabod.
La colonna sonora del film, targata Danny Elfman, è meravigliosa ed evocativa e si amalgama con armonia alle scene del film che così acquistano un valore prezioso e diventano indimenticabili. E una menzione speciale va fatta anche alla talentuosa Collen Atwood per i costumi che sono veramente autentici e stupendi e regalano veridicità alla pellicola.
Amo immensamente questo film, è uno di quelli che riguardo sempre volentieri e come se fosse ogni volta la prima volta. Ad ogni visione rimango sorpresa, ammaliata, coinvolta da questa storia magica e misteriosa che è entrata nel mio immaginario per non abbandonarlo più. È un film che, attraverso un'originale confezione fantasy horror, esplora vari temi, come la fede, nella scienza o nelle leggende, la giustizia, la vendetta, il rapporto tra genitori e figli, l'amore. Adoro il romanticismo cupo che avvolge l'intera storia e rimango sempre incantata nel seguire il sentimento che nasce tra Ichabod e Katrina...assolutamente bellissimo.
"Il mistero di Sleepy Hollow" è un emozionante e avvincente film forgiato da misteri e magia, uno dei capolavori di Tim Burton, che ha creato una vera meraviglia per gli occhi e per la mente, e se non l'avete ancora fatto vi consiglio caldamente di vederlo, mentre se già lo conoscete allora riguardatevelo e godetevi lo spettacolo. Per Halloween è perfetto!  

Che state aspettando??? Guardatelo al più presto e non ve ne pentirete assolutamente!!!
~ Parola di Dawson ~ 

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***

Trama
In Il Mistero di Sleepy Hollow, Johnny Depp veste i panni di Ichabod Crane, un poliziotto eccentrico e scrupoloso con un modo tutto suo di risolvere i casi. I suoi metodi vengono messi alla prova quando i suoi superiori lo mandano nel piccolo villaggio di Sleepy Hollow per indagare su una serie di delitti, presumibilmente compiuti da un cavaliere senza testa.

***

Tesori d'Oriente #1

L'Oriente è una culla di idee meravigliose e ricca di opere stupende dove si può respirare davvero il profumo speziato della cultura. Io sono una patita di tutto ciò che è Oriente e nel mio blog non poteva mancare uno spazio dedicato a questo oceano culturale che nasconde conchiglie contenenti perle luminescenti e preziose. In questa sezione, che ho chiamato per gioco "Tesori d'Oriente", verrà dato spazio a libri, film, musica, fumetti, cartoni animati, serie tv che provengono da quella parte del mondo che viene classificata come orientale. Con Oriente non intendo solo le zone geograficamente classificate come tali, ma anche quei luoghi che vengono considerati così dal punto di vista storico e sociale. Qui, quindi, dimorerà tutto ciò che non è Occidente e si potranno trovare i tesori che l'altra parte del mondo nasconde, quelle perle orientali di estrema bellezza.

La perla che ho pescato oggi nell'oceano culturale orientale è...

Mars

Carissimi amici, oggi voglio parlarvi di un drama taiwanese che io adoro e che rientra tra le mie serie tv (per utilizzare un termine nostrano) preferite. Si tratta di "Mars", drama del 2004 diretto da Tsai Yueh Hsun e che vede protagonisti i bravissimi e bellissimi Vic Zhou e Barbie Xu. La serie è un adattamento televisivo del manga shojo "Mars" ideato dalla mangaka con la M maiuscola Fuyumi Souryo ed è una storia intensa e drammatica e che tratta argomenti importanti e insoliti per un'opera indirizzata agli adolescenti. Disturbi psicologici, abusi sessuali, violenza, bullismo, suicidio e difficoltà di relazione sono alcuni dei temi toccati da questa storia di sensibilità estrema e valore. In questo quadro così difficile sono sviluppate tante situazioni che davvero tengono incollati allo schermo e al cui interno si snodano i sentimenti profondi, molto profondi, di tutti i personaggi. Per cui troviamo amicizia, rivalità, odio, rancore, disperazione, alienazione, solidarietà, ma soprattutto amore. Sì, perché in questo drama viene raccontata una storia d'amore tormentata e problematica, adulta e intima, struggente e reale, è una delle più belle che mi sia mai capitato di guardare e una delle mie preferite perché qui ci viene raccontato l'amore vero, quello che supera milioni di ostacoli e fa miliardi di sacrifici senza melodrammi.
Han Qi Luo è una ragazza introversa e solitaria che non rivolge mai la parola a nessuno e se ne sta sempre per i fatti suoi. Ama dipingere e la maggior parte del tempo la passa in disparte a mettere su carta le immagini che corrono nella sua mente. Un giorno, mentre se ne sta tranquillamente seduta su una panchina in un parco, le si avvicina un ragazzo per chiederle informazioni. Spaventata da quel tipo, che riconosce come un compagno di scuola, si affretta a disegnargli una mappa della zona sul retro del disegno a cui stava lavorando (che si rivelerà poi molto importante per via del soggetto ritratto, cioè quello di una madre che tiene in braccio il suo bambino) e scappa via. Il ragazzo è Cheng Ling, un tipo espansivo e donnaiolo, appassionato di moto e di corse a livello agonistico, che ha pochissimo interesse per lo studio e che rappresenta in un certo senso la leggenda dell'università che frequentano. Quando inizia la scuola i due si trovano in classe insieme e, quando Ling riconosce la ragazza, cerca di fare amicizia con lei. Han Qi Luo, però, non ha alcuna intenzione di stringere un rapporto con lui e tenta di divincolarsi da quella situazione. Infatti, per un motivo importante e che ha segnato e rovinato indelebilmente la sua adolescenza, odia tutti gli uomini e non vuole avere niente a che fare con loro. Ling, tuttavia, non si dà per vinto e continua simpaticamente a vivacizzare le giornate della ragazza, andando anche in suo aiuto quando si accorge che uno dei professori infastidisce la giovane con molestie sessuali.
Da questo punto in poi la storia si arricchisce di personaggi ed eventi che spiegano e approfondiscono le personalità complesse dei due protagonisti. Entrambi sono vittime di un passato sfortunato e terribile e con il passare del tempo cominceranno a guarire uno le ferite dell'altro in un modo così vivido e drammatico che - vi assicuro - non riuscirete più a staccare gli occhi dallo schermo e guarderete una puntata dietro l'altra fino a quando non avrete finito questo drama meraviglioso. Mi rendo conto che le poche cose che vi ho raccontato della trama non riescono a trasmettere la verità e la bellezza di questa storia, anzi, può anche sembrare un po' banale e scontata, ma - fidatevi - non è così. Ci sono talmente tanti elementi in questa serie tv che mi risulta impossibile fare più luce sui fatti che compongono l'intreccio.
Per prima cosa devo spendere due parole per la caratterizzazione dei personaggi. comportamenti di Qi Luo e di Ling sono tutti, nessuno escluso, giustificati e causati dai loro problemi interiori, quindi le loro azioni non sono messe lì così, tanto per inserire qualcosa. Assolutamente no. Ogni tassello ha il suo posto nel puzzle ed è indispensabile per spiegare le cause che hanno portato alle loro condizioni attuali. Adoro tutti i personaggi, anche quelli negativi, e - credetemi - qui ci sono delle figure davvero "nere". Attraverso questi ragazzi e gli adulti che li circondano si esplorano talmente tanti sentimenti diversi che sembra di vivere la loro storia nella realtà. Ogni emozione è analizzata totalmente e in ogni sua sfumatura, ogni emozione subisce un processo di trasformazione, quindi i sentimenti nascono, crescono, si evolvono, non partono già dal livello più alto, ma hanno il tempo di mutare e avanzare nell'animo dei personaggi. L'amore non è quello adolescenziale o quello che sembra eterno senza giustificazione, è un amore autentico e realistico, è un amore che raccoglie i frutti che ha seminato, perché per fare il raccolto ci deve essere prima la semina, e qui c'è ed è perfetta.
L'atmosfera che avvolge questo drama è molto fredda; infatti, i colori utilizzati sono sempre un po' glaciali perché il tono della storia è decisamente serio e c'è bisogno di queste tonalità per far immedesimare lo spettatore nelle vicende che vivono i protagonisti. Tuttavia, questo clima spesso gelido non rappresenta un difetto, ma un pregio meraviglioso che non fa altro che rendere ancora più intensi e accesi i colori di fuoco che a volte fanno la loro comparsa in scena. Ogni rosso, ogni arancio, ogni colore caldo è dieci volte più importante perché si trova in contrasto con la freddezza della realtà in cui vivono inizialmente Ling e Qi Luo e che, con il passare del tempo, diventa sempre più vibrante.
Numerose sono le situazioni difficili che devono affrontare i personaggi della storia, eppure il
drama non risulta mai pesante o noioso, ma trascina al suo interno e non c'è più scampo. Ci sono dei momenti di pura dolcezza nelle varie puntate e vi assicuro che sono meravigliosi, mi hanno commossa ed emozionata e hanno reso questa storia indimenticabile. Le figure tragiche di Ling e Qi Luo sono straordinarie e io adoro questi protagonisti perché sono imperfetti e, nello stesso tempo, perfetti e sono un esempio indiscusso di coraggio e sacrificio quotidiano. Ma ci sono anche altri personaggi che mi hanno stregata: Da Ye, amico di Ling e spalla sempre pronta ad aiutare il giovane che spesso si troverà in difficoltà, un ragazzo dal cuore d'oro e sempre gentile che non poteva non conquistare la mia simpatia; Qing Mei, spasimante di Ling e poi amica di Qi Luo, una ragazza impulsiva e sveglia che inizialmente darà del filo da torcere alla nostra povera eroina, ma che poi si rivelerà essere una persona eccezionale su cui si può sempre fare affidamento; Sheng, il defunto gemello di Ling, enigmatica presenza che non lascerà mai in pace il nostro protagonista; Chong Zhi, il padre di Ling, una figura carismatica e triste a cui è impossibile non affezionarsi e che, quando entra in scena, riesce ad incanalare tutta la luce su di sé. Di personaggi ce ne sono tanti, tutti importanti perché alcuni donano leggerezza alla storia, altri drammaticità, altri ancora inseriscono mistero e paura, ma non sto qui ad elencarveli tutti.Voglio solo menzionare Fang Tong Dao, uno studente con seri problemi psicologici, perché è sicuramente fondamentale nello sviluppo della trama da un certo punto in poi e, quindi, è d'obbligo citarlo, soprattutto perché è un personaggio sviluppato in modo eccelso e risulta davvero inquietante e subdolo.
La colonna sonora di questo drama taiwanese è stupenda e io non mi stanco mai di ascoltarla, soprattutto sono da menzionare le due canzoni inserite rispettivamente nei titoli di testa e di coda: "Zero", interpretata dal cantante Alan Kuo e che riesce ad acciuffare egregiamente il tono magnetico della storia, e "Rang Wo Ai Ni", cantata dai due attori protagonisti, che ha una melodia meravigliosa, dolce e romantica e che trasmette una purezza e una tristezza assolute. Tra i brani strumentali il più bello e intenso è sicuramente "Ling" perché racchiude un misto di tragedia, speranza e incertezza che davvero tocca l'anima
Ma perché il titolo "Mars"? Mars come Marte, il dio della guerra, una figura di ombra e luce, un mito circondato dal fuoco che combatte i suoi demoni interiori e si innalza al di sopra del male dell'esistenza. Simbolo dell'armonia, della dignità e della vittoria. Il titolo è metafora della visione che Han Qi Luo ha di Ling e, infatti, in seguito lo ritrae con le sembianze di questa divinità contrastata, in un trionfo drammatico di rosso e oro
L'amore che unisce i due protagonisti è un sentimento forte e puro, un connubio di oscurità e brillantezza che gli permette di proseguire insieme il loro cammino e di affrontare i fantasmi del passato e i problemi del presente, aggrappandosi uno alla forza dell'altro e facendosi coraggio a vicenda. È emozionante e toccante veder fiorire il legame profondo e sincero che c'è tra i due e che li porta a crescere e a maturare come persone, a lottare per emergere dal buio e sconfiggere le paure che li affliggono e li tormentano e che finalmente possono essere superate. È un amore così dolce, straziante e intenso che spaventa e fa sognare, ma non nel modo utopico e ideale tipico dell'adolescenza, bensì in un modo adulto e serio.
La regia è sempre attenta e sensibile, le interpretazioni degli attori sono convincenti ed emozionanti, la storia è appassionante e coinvolgente, in alcuni punti molto misteriosa, ogni cosa è curata nei dettagli...insomma, per me, è il miglior drama asiatico che ho visto fino a questo momento. Se vi piacciono le serie tv orientali questa non dovete assolutamente lasciarvela sfuggire! E, se invece non vi siete mai cimentati in questo genere, "Mars" è sicuramente il drama giusto per avvicinarsi a questo mondo.
Io sono innamorata cotta di Ling ed è uno dei miei eroi del cuore, è troppo tormentato e bisognoso di fiducia e non potevo certo rimanergli indifferente perché i tipi così sono il mio punto debole! Ho letto anche il manga della Souryo ed è stupendo, le differenze con il drama sono minime, forse quella che salta di più all'occhio è il fatto che nel manga la storia è ambientata al liceo, mentre nel drama all'università. Però, la scelta di spostare l'ambientazione ha solo giovato alla storia perché, in effetti, è più adatta ad un'età più matura e al mondo universitario che a quello adolescenziale. Sono entrambi bellissimi, sia il manga che il drama, e vi giuro che non saprei dire quale preferisco perché mi sembra che l'uno non faccia altro che integrare e completare il suo sosia. Forse questo è uno di quei pochi casi in cui l'opera originale e quella derivata sembrano essere destinate a convivere insieme in armonia e non c'è cosa più soddisfacente quando si ama così tanto una storia e si vorrebbe vederla sotto forme diverse!


   

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La Videoteca di Dawson Leery - Consigli di visione #1

Ho tante passioni, ma il cinema è sempre stato il mio amore ideale, quello utopico e irraggiungibile, uno di quei sogni che non può far altro che rimanere sogno per mantenere la sua bellezza. Uno dei miei desideri più grandi, soprattutto quando ero adolescente, era quello di diventare una regista e poter dare vita a film emozionanti e che trasmettessero alle persone quegli stessi sentimenti di speranza e fede che le pellicole avevano sempre trasmesso a me. Dawson Leery, cinefilo per eccellenza e protagonista della serie tv "Dawson's Creek", era in un certo senso il personaggio fittizio che rispecchiava di più questo mio sogno di entrare nel mondo del cinema. Anche lui, proprio come me, voleva diventare un regista e viveva di film e sogni ideali, costringeva gli amici a vedere pellicole d'autore e indipendenti e a rimanere ai loro posti durante i titoli di testa e di coda, conosceva i più nascosti dettagli dei film, se ne andava sempre in giro con una videocamera in mano, riprendendo ogni istante della vita... io ero esattamente così e il mio attaccamento al cinema era davvero (e continua ad essere) esemplare. Per questo motivo, ho deciso di omaggiare questo personaggio in cui mi sono sempre rispecchiata un pochino intitolando questa rubrica "La Videoteca di Dawson Leery - Consigli di visione", dove vi parlerò dei miei film preferiti, di quei film che mi hanno emozionata, commossa, fatto sorridere e piangere, che mi hanno insegnato a vivere e hanno forgiato il mio carattere e plasmato la mia personalità, ma soprattutto che mi hanno fatto sognare.

Vediamo cosa ho trovato oggi nel cineproiettore di Dawson... Ciak! Si gira!



L'attimo fuggente
Peter Weir

Cari lettori e lettrici, eccomi qui a consigliarvi uno dei miei film preferiti in assoluto e che davvero ha segnato la mia adolescenza in modo talmente profondo che posso dire con certezza che non sarei la persona di oggi se non l'avessi mai visto. "L'attimo fuggente", il cui titolo originale è il tragico e poetico "Dead Poets Society", è un film del 1989 diretto dal bravissimo e intelligente Peter Weir e che racconta la vita scolastica di un gruppo di studenti della Welton Academy, un collegio maschile, e della loro crescita personale, sia dal punto di vista psicologico che da quello emotivo. La conoscenza del nuovo insegnante di Letteratura Inglese, infatti, il carismatico e straordinario Professor Keating, ispirato in parte alla figura esistente del professore americano Samuel F. Pickering Jr. e interpretato dall'eccelso Robin Williams, cambierà radicalmente le loro vite e gli farà vedere il mondo e la società che li circonda sotto una luce nuova e vivida, dominata dalla libertà e governata dal coraggio di scegliere con la propria testa il cammino da seguire. 
Il film, un vero capolavoro che sprona gli spettatori a non lasciarsi soffocare dalle convenzioni e dal conformismo, esplora molti temi difficili e importanti e la regia è così acuta e sensibile, così diretta e onesta, così profonda e riflessiva da trasportare in quello spaccato di vita americana risalente alla fine degli anni '50 senza che ci sia bisogno di pensare. Sin dalle prime scene si viene trascinati all'interno di una struttura rigida e soffocante ed è palpabile l'insofferenza dei protagonisti, che si trovano chiusi in una gabbia senza via d'uscita con il futuro già deciso e il presente piatto e privo di stimoli. Il Professor Keating, personaggio meraviglioso del panorama cinematografico, è ciò di cui hanno bisogno e che, per la prima volta, gli permette di essere loro stessi ed esternare i loro pensieri e manifestare i loro interessi. È un viaggio intenso e appassionato attraverso la poesia che scandisce la nostra vita e la rende unica e straordinaria.
La sceneggiatura è perfetta, condita da dialoghi brillanti e arguti, pieni di sentimento e passione per la vita, l'arte, la letteratura e la bellezza del mondo. Le interpretazioni degli attori sono tutte magistrali, a cominciare da quella di Robin Williams (perfetto nel ruolo del professore anticonformista) e proseguendo per quelle dei giovani Robert Sean Leonard (il serio e sensibile Neil Perry), Ethan Hawke (il timido e introverso Todd Anderson), Josh Charles (il romantico Knox Overstreet) e Gale Hansen (il divertente e indomito Charlie Dalton), che sono i miei preferiti del gruppo, tutti bravissimi e impeccabili nei loro ruoli, tutti indimenticabili. La loro recitazione è talmente energica che, in un certo senso, durante la visione del film, sono diventati miei amici, amici di cui non ho più potuto fare a meno: ho gioito e pianto con loro, ho affrontato paure e ostacoli e scoperto cosa significhi davvero essere sé stessi, in qualunque circostanza e a dispetto di ogni convenzione sociale. Per non parlare della colonna sonora  di Maurice Jarre, intima e toccante, che raggiunge delle sfumature bellissime piene di significato.    
La storia de "L'attimo fuggente" è assolutamente meravigliosa e illuminante, straordinaria e ricca di insegnamenti sul senso della vita. Io amo immensamente e incondizionatamente questo film e per me è stato importantissimo, mi ha aiutato a crescere, è stato il mio insegnante di vita e non so davvero il mondo come sarebbe senza un film del genere. Forse vi sembrerà esagerato, ma -credetemi- è così. Carpe Diem è il motto della "Setta dei poeti estinti", il nome che prenderà il gruppo di ragazzi protagonisti della storia, e racchiude tutto il senso di questo film splendido e che non può far altro che ispirare e aprire gli occhi. Volete cogliere l'attimo anche voi? Allora, guardate questo film e scoprirete tante cose che spesso sono dimenticate.

Che state aspettando??? Guardatelo al più presto e non ve ne pentirete assolutamente!!!
~ Parola di Dawson ~ 

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Trama
Vermont 1959. John Keating è il neo-docente della severissima Accademia maschile Welton. I suoi metodi di insegnamento sono creativi e anticonformisti, e grazie a lui sette studenti avranno una visione della vita e del mondo completamente diversa.

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Scene da Batticuore n°8



Come ormai avrete capito sono dipendente da tutto ciò che è Amore *_* Se c'è un film, un libro, un manga, una canzone o qualsiasi altra cosa che racconti una storia d'amore tragica, tormentata, triste, allegra, passionale, intensa, dolce... insomma, di ogni tipologia esistano, state pur tranquilli che io andrò verso di esso come fa Winnie The Pooh con il miele!
Quindi, ho pensato: "Perché non dedicare uno spazio a questo bellissimo argomento?"
Da qui nasce questa nuova rubrica che ho chiamato "Scene da Batticuore" e che ospiterà ogni volta una scena d'amore indimenticabile presa da un film o da un telefilm o da un anime

Ovviamente, ognuno può dire la sua!

Vediamo cosa sono andata a pescare...

I passi dell'amore - A walk to remember
regia di Adam Shankman

E la scena che ho scelto è...




Questa è la prima "Scena da Batticuore" dell'anno e si merita questo primo posto!!! Ma quanto ho pianto guardando questo film??? Fiumi, laghi, oceani di lacrime. Stupendo *_* L'ho scoperto quando avevo 18 anni (troppo tardi, ma meglio tardi che mai!!!) e ne sono rimasta colpita. Mi ha fatto sospirare, innamorare, ridere, piangere, pregare per un lieto fine...è stato uno dei più bei film della mia adolescenza e mi ha spezzato il cuore. Questo film è pieno zeppo di scene da batticuore e sceglierne una è stata davvero dura, ma alla fine ho optato per questa perché la trovo dolcissima, profonda e intensa, ma, credetemi, è stata una scelta combattuta!!! Adoro questo scorcio romantico e da ragazza mi ero presa una bella cotta per Landon (ancora ce l'ho!!!), e ciò che mi piace di più di questa parte del film è la magia che scaturisce da ogni singola azione o parola dei protagonisti. La riflessione di Jamie, ad esempio, è veramente toccante e mi ha sempre commossa. Insomma, questa scena è tra le più belle che io abbia mai visto!
Per chi non lo sapesse o per chi non lo ricordasse, questa è la scena in cui Jamie (Mandy Moore) e Landon (Shane West), durante il loro primo appuntamento, arrivano sul molo e Landon confessa alla ragazza di essere innamorato di lei. Romanticissimo e tenero. *_* "I passi dell'amore - A walk to remember" è un film del 2002 diretto da Adam Shankman e ispirato all'omonimo romanzo di Nicholas Sparks (molto bello, leggetelo mi raccomando!), una pellicola stupenda, romantica, profonda, dolce e triste che -ripeto- mi ha frantumato il cuore in tanti pezzettini e che, soprattutto, mi ha fatta sognare. La storia è davvero molto bella, intrisa di forti messaggi rivolti in particolare ai giovani e illuminata dalla fede nella speranza, nel coraggio, e soprattutto nell'amore, e gli attori, secondo me, sono bravissimi, ma uno dei punti di forza del film è sicuramente la colonna sonora: fantastica!!! Le musiche e le canzoni all'interno del film sono meravigliose, alcune tristi, altre melodiose, ma sempre e ugualmente bellissime. Quindi, carissimi lettori, se non avete mai visto questo film è il caso di rimediare al più presto e se l'avete già visto... riguardatevelo!!! 

Ecco qui sotto il video della scena, un piccolo assaggio indimenticabile!

           

♥♥♥

Scene da Batticuore n°7


Come ormai avrete capito sono dipendente da tutto ciò che è Amore *_* Se c'è un film, un libro, un manga, una canzone o qualsiasi altra cosa che racconti una storia d'amore tragica, tormentata, triste, allegra, passionale, intensa, dolce... insomma, di ogni tipologia esistano, state pur tranquilli che io andrò verso di esso come fa Winnie The Pooh con il miele!
Quindi, ho pensato: "Perché non dedicare uno spazio a questo bellissimo argomento?"
Da qui nasce questa nuova rubrica che ho chiamato "Scene da Batticuore" e che ospiterà ogni volta una scena d'amore indimenticabile presa da un film o da un telefilm o da un anime

Ovviamente, ognuno può dire la sua!

Vediamo cosa sono andata a pescare...

The Family Man
regia di Brett Ratner

E la scena che ho scelto è...




Natale è passato, ma l'aria che si respira è ancora impregnata di luci e decorazioni, quindi oggi vi propongo una scena romantica presa da "The Family Man", bellissimo film di Natale che riguardo sempre molto volentieri. Questa scena, in particolare, è molto emozionante, simbolica direi, perché esprime nella frase pronunciata da Jack (Nicholas Cage) e nella risposta formulata da Kate (Téa Leoni) l'intero significato del film. Mi fa venire i brividi di commozione e, in effetti, trovo che sia molto triste e nostalgica. Ma io ho questa sensazione di tristezza durante la visione dell'intera pellicola, in fondo, perché so che tutto quello che di bello e unico vive il protagonista non è la realtà, ma solo un assaggio di ciò che avrebbe potuto avere e, non lo so... questa consapevolezza è crudele e mi fa sempre venire le lacrime agli occhi.
Per chi non lo sapesse o per chi non lo ricordasse, questa è la scena in cui Jack (Nicholas Cage) organizza per sua moglie Kate(Téa Leoni) una serata speciale per festeggiare l'anniversario di matrimonio che ha precedentemente dimenticato. Una scena romantica e intensa, ricca di significato e di spunti di riflessione che devono solamente essere colti. "The Family Man", film del 2000 diretto da Brett Ratner, è una di quelle pellicole che si devono assolutamente vedere, perché nasconde una triste e verissima morale che non dovrebbe mai essere dimenticata. La storia è davvero bella, una favola di Natale profonda e autentica, drammatica e dolce, e gli attori sono bravissimi. Io amo questo stupendo film, è sicuramente tra i miei preferiti, e continuo sempre a consigliarne appassionatamente la visione! 

Ecco qui sotto il video della scena, un piccolo assaggio indimenticabile!

                                     

♥♥♥

Scene da Batticuore n°5


Come ormai avrete capito sono dipendente da tutto ciò che è Amore *_* Se c'è un film, un libro, un manga, una canzone o qualsiasi altra cosa che racconti una storia d'amore tragica, tormentata, triste, allegra, passionale, intensa, dolce... insomma, di ogni tipologia esistano, state pur tranquilli che io andrò verso di esso come fa Winnie The Pooh con il miele!
Quindi, ho pensato: "Perché non dedicare uno spazio a questo bellissimo argomento?"
Da qui nasce questa nuova rubrica che ho chiamato "Scene da Batticuore" e che ospiterà ogni volta una scena d'amore indimenticabile presa da un film o da un telefilm o da un anime

Ovviamente, ognuno può dire la sua!

Vediamo cosa sono andata a pescare...

Ghost
regia di Jerry Zucker

E la scena che ho scelto è...




Strappalacrime. Punto. Non c'è altro termine con cui si può definire questa scena. Questo film è sicuramente nella mia lista di "pellicole in cui ho versato più lacrime in assoluto" e questi minuti finali sono la botta di grazia che praticamente uccide. Scena bellissima, non poteva assolutamente mancare in questa rubrica! Che musica, che pathos, che Patrick Swayze indimenticabile.... *______* Film del genere non li fanno più. "Ghost" è davvero una leggenda cinematografica dei fantastici anni '90 e dovete vederlo a qualsiasi costo. Se siete romantici come me, lo adorerete e vi innamorerete di questa storia d'amore che va oltre lo spazio e il tempo.  
Per chi non lo sapesse o per chi non lo ricordasse, questa è la scena in cui Sam (Patrick Swayze) viene richiamato dall'Aldilà e, improvvisamente e inaspettatamente, diventa visibile agli occhi delle persone, e la fidanzata Molly (Demi Moore, con dei capelli discutibili e inguardabili; con questa pettinatura sembra che stia recitando in Soldato Jane che, invece, è stato girato circa 7 anni dopo...-.-) riesce finalmente a vederlo per l'ultima volta e a dirgli addio prima che scompaia per sempre. Tristissimo.....
Come si fa a non disperarsi???
"Ghost", film del 1990 diretto da Jerry Zucker, è una pellicola cult dove dramma, sentimentalismo e commedia -ingrediente possibile grazie al duo che formano Sam e Oda Mae (Whoopi Goldberg) e ai loro divertenti battibecchi- si fondono e danno vita ad uno spettacolo a cui non si può resistere!!! E poi, non si può perdere il compianto Patrick Swayze in questa versione romantica e tragica...

 Ecco qui sotto il video della scena, un piccolo assaggio indimenticabile!

         

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