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Waiting for the Oscars #6: Recensione "The Big Short" di Adam McKay

Buon pomeriggio, ragazzi!
Come vi avevo anticipato, oggi vi parlo di uno dei film nominati agli Oscar come Miglior film: The Big Short, qui da noi La grande scommessa. Se non l'avete ancora visto ve lo consiglio. Fidatevi, non ve ne pentirete, anzi ne sarete entusiasti.

Inutile ripetere quanto io ami il cinema e che da adolescente avrei voluto fare la regista (forse sono ancora in tempo, chissà!) e che i film sono il mio grande amore, perché tanto lo sapete tutti. E se c'è un evento legato al mondo del cinema che adoro alla follia, è la notte in cui vengono celebrati gli Academy Awards. So che è una serata dispendiosa in modo allucinante, dove si assiste a uno spreco enorme e questo non va bene, lo so, ma non ci posso far niente: io non posso fare a meno di amarla. Quando ero adolescente, nonostante andassi a scuola, rimanevo sveglia tutta la notte guardando questo fantastico evento. Sì, va contro la mia indole perché non sono una persona mondana, ma è l'unica serata dedicata al mondo dello spettacolo che mi affascina veramente. Per me è sempre stata una grande emozione guardare gli Academy Awards perché, per una volta all'anno, le maggiori personalità del mondo del cinema si riuniscono e sono tutte lì, e mi sembra una stupenda dimensione parallela piena zeppa di tutte quelle persone che hanno contribuito a rendere magico il mio mondo con le loro idee e le loro creazioni. E non riesco a fare a meno di guardarla con occhi luccicanti *-*! Ho deciso, quindi, di condividere il mio conto alla rovescia in questa rubrica annuale, che si terrà solamente in occasione di questa celebrazione, e che ho chiamato Waiting for the Oscars. Cosa ci sarà al suo interno? Beh...in realtà ancora non ho le idee molto chiare, ma è ovvio che vi parlerò di tutte le opere in gara e delle persone che hanno lavorato alla loro realizzazione.


The Big Short
La grande scommessa

Sono sincera, non tifo per questo film agli Oscar perché sono innamorata persa di un'altra pellicola, ma The Big Short è sicuramente uno dei migliori visti negli ultimi mesi. Asciutto, concreto e brillante: questi sono i tre aggettivi che mi vengono subito in mente quando ci penso. Ah, anche attuale. Un bel cocktail, no?
Candidato a 5 premi Oscar: Miglior film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista a Christian Bale, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior montaggio.

Titolo: La grande scommessa
Titolo originale: The Big Short
Regia: Adam McKay
Paese: USA
Anno: 2015
Durata: 130 min
Genere: Drammatico

Trama
La vera storia di alcuni investitori geniali che, riconoscendo quanto folle fosse diventata la bolla immobiliare, seppero prevedere il collasso del mercato prima del crollo finanziario del 2008.

Waiting for the Oscars #2: Recensione "Dallas Buyers Club" di Jean-Marc Vallée

Sto quasi vivendo un momento di commozione. So, so che non potete capire, ma credetemi è così. Finalmente, dopo tanto tempo, sono riuscita a rispettare il programma. Fatemi gioire per questo, vi prego! Ieri ho detto che oggi avrei postato questa rubrica e così è andata. Cori di giubilo mi stanno sommergendo nella mia testa :D
Ok, basta. Passiamo oltre, altrimenti alla fine spreco i preziosi minuti a disposizione e neanche faccio più in tempo...sarebbe veramente imbarazzante.

Inutile ripetere quanto io ami il cinema e che da adolescente avrei voluto fare la regista (forse sono ancora in tempo, chissà!) e che i film sono il mio grande amore, perché tanto lo sapete tutti. E se c'è un evento legato al mondo del cinema che adoro alla follia, è la notte in cui vengono celebrati gli Academy Awards. So che è una serata dispendiosa in modo allucinante, dove si assiste a uno spreco enorme e questo non va bene, lo so, ma non ci posso far niente: io non posso fare a meno di amarla. Quando ero adolescente, nonostante andassi a scuola, rimanevo sveglia tutta la notte guardando questo fantastico evento. Sì, va contro la mia indole perché non sono una persona mondana, ma è l'unica serata dedicata al mondo dello spettacolo che mi affascina veramente. Per me è sempre stata una grande emozione guardare gli Academy Awards perché, per una volta all'anno, le maggiori personalità del mondo del cinema si riuniscono e sono tutte lì, e mi sembra una stupenda dimensione parallela piena zeppa di tutte quelle persone che hanno contribuito a rendere magico il mio mondo con le loro idee e le loro creazioni. E non riesco a fare a meno di guardarla con occhi luccicanti *-*! Ho deciso, quindi, di condividere il mio conto alla rovescia in questa rubrica annuale, che si terrà solamente in occasione di questa celebrazione, e che ho chiamato Waiting for the Oscars. Cosa ci sarà al suo interno? Beh...in realtà ancora non ho le idee molto chiare, ma è ovvio che vi parlerò di tutte le opere in gara e delle persone che hanno lavorato alla loro realizzazione.


Dallas Buyers Club

Mi accingo a parlarvi di un film assolutamente da vedere (ma con una buona preparazione psicologica se non siete abituati a pellicole di questo tipo) che mi ha colpito tantissimo e che mi auguro riceva le riconoscenze che merita. A tal proposito, so di avervi detto che tifo per Leonardo DiCaprio agli Oscar, ma al di là della mia preferenza di parte, devo tornare sui miei passi e affermare che l'Oscar come Miglior attore protagonista se lo merita totalmente Matthew McConaughey. Ciò è indiscutibile. E come sempre, come ho già urlato ai quattro venti, Jared Leto deve vincere quello come Miglior attore non protagonista, se lo merita, è suo. Basta.

Titolo: Dallas Buyers Club
Titolo originale: Dallas Buyers Club
Regia: Jean-Marc Valleé
Paese: USA
Anno: 2013
Durata: 117 min
Genere: Drammatico

Trama
Dallas Buyers Club racconta la storia vera di Ron Woodroof, un elettricista/cowboy ribelle del Texas al quale, nel 1986, viene diagnosticato l'AIDS, con una prognosi di pochi giorni di vita. Frustrato dalla mancanza di opzioni mediche disponibili e tutt’altro che rassegnato a questa sorta di condanna a morte, Ron trova un’ancora di salvezza nei farmaci alternativi e in un mix di vitamine di sua invenzione. Entra così in contatto con altri ammalati e familiarizza con loro, superando l'iniziale omofobia e ritrovandosi al centro di un cospicuo business di contrabbando. Inizia così una tesissima partita a scacchi con la legge che vieta i farmaci da lui usati e con la polizia.

Mermaid Blogtour - Terza Tappa: Recensione in anteprima "Mermaid: la ragazza che veniva dal mare" di Michele Vitale

Buon lunedì amici e buona giornata! Anche oggi il blog ospita un bellissimo blogtour (sì, mi sono data alla pazza gioia con i tour libreschi :D) e anche stavolta è protagonista una meravigliosa saga fantasy romance YA di un autore giovanissimo e pieno di talento con cui ho stretto amicizia. Come vedete, il blog per me è un luogo dove incontrare persone splendide! Ma tralasciamo i sentimentalismi e passiamo al post vero e proprio.


Il blogtour è articolato in sette tappe e per provare a vincere una delle 3 copie ebook del romanzo dovete seguire alcune regoline, che potete trovare più sotto, insieme al calendario del tour e al banner.

In questa tappa potrete leggere la mia recensione in anteprima del primo volume di questa serie marina scritta da Michele Vitale: "Mermaid: la ragazza che veniva dal mare". Un libro che mi è piaciuto tanto e che mi ha trasportato in un'atmosfera sognante e ingenua arricchita dall'aura magica della figura della sirena e che mi ha fatto passare delle serate piacevoli in compagnia di protagonisti dolcissimi.

Titolo: La ragazza che veniva dal mare (Mermaid #1) 
Autore: Michele Vitale
Editore: Amazon
Prezzo: € ---
Pagine: 255 p.
Genere: Romanzo
Sottogenere: Urban Fantasy, Romance 
Anno di pubblicazione: 2014

Trama
È estate quando l'intera baia di Aglesia rimane sotto shock dagli eventi che si abbattono sulla cittadina, nelle acque profonde che bagnano la riva. Morti strane, violente e sospette si susseguono a ritmi costanti, scombussolando la quotidianità degli abitanti che cercano una spiegazione a quegli strani eventi. La risposta a quelle morti però, sembra averla trovata Tom, diciottenne introverso ed unico sopravvissuto agli strani incidenti. Che cos’è che distrugge le barche e dilania i corpi degli sciagurati che vengono uccisi!? Secondo Tom, la minaccia viene dal mare, popolato da branchi di sirene assassine… Ma nessuno gli crede, a cominciare da suo padre, l’uomo di cui Tom ha profonda stima e fiducia. Ma se gli altri hanno ragione… se le sirene non esistono… allora chi è Leila, la ragazza che gli ha salvato la vita il giorno dell’incidente!? Tom lo sa. È una sirena. Ma non come le altre. Lei è bella, buona e… spaventata. Le sirene malvagie le stanno dando la caccia e lei non ha saputo far altro che rifugiarsi fra le braccia del giovane pescatore. Ma cosa succederà quando gli abitanti di Aglesia scopriranno la verità su di lei? Tom è pronto a difenderla, anche se significa andare contro la sua stessa natura, perché, in fondo al suo cuore, sa già di essersene innamorato. Avvincente e misterioso, La ragazza che veniva dal mare è il primo volume della saga di Mermaid.

Hellsgate Chronicles BlogTour "A Very Undead Xmas" di Violet Nightfall - Quarta Tappa: Recensione

Buon venerdì lettori! Oggi sul blog c'è un appuntamento molto speciale, infatti The Secret Door ospita la quarta tappa del blogtour dedicato alla serie Hellsgate Chronicles di Violet Nightfall di cui per ora è uscito il primo racconto A Very Undead Xmas.

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Vi ricordo che per provare a vincere l'ebook del racconto dovete seguire alcune regoline, che potete trovare nel post introduttivo sul blog Il rumore dei Libri. Più sotto, invece, trovate indicate le varie tappe del blogtour, così se volete partecipare potete farlo senza problemi ^-^.

In questa tappa trovate la mia recensione del racconto, che mi è veramente piaciuto nonostante la presenza degli zombie, che non amo molto anche se da bambina ho passato intere giornate a giocare a Resident Evil :D! Comunque, A Very Undead Xmas è bellissimo e mi sono divertita un sacco a leggerlo, ma scoprirete tutto nella recensione.

Titolo: A Very Undead Xmas (Hellsgate Chronicles #01) 
Autore: Violet Nightfall 
Editore: Amazon
Prezzo: € 0.99 (ebook)
Pagine: 41 p.
Genere: Racconto
Sottogenere: Horror, Survivor 
Anno di pubblicazione: 2013

Trama 
C’è un luogo, in America, dove tutto è possibile… 
Benvenuti a Hellsgate, dove l’ospitalità della gente, la prelibatezza culinaria e la tranquillità che ivi si respira, vi faranno desiderare di restare in eterno. 
Breanna e Ivan hanno attraversato ben due stati per arrivare in tempo alla più folle festa di Natale mai vista. Nonostante gli umori non siano dei più gioiosi rimanere a casa per Natale è fuori discussione. La parola d’ordine è: divertimento! Almeno questo dice il loro vademecum su come godersi le vacanze invernali, una serie di indicazioni scritte senza tener conto degli imprevisti… Varcato il confine di Hellsgate, un piccolo paese che non compare nemmeno sulle cartine stradali, un uomo a piedi taglia loro la strada e l’incidente è assicurato. Da qui l’avventura avrà inizio, chiusi in un ospedale di un paese sperduto, assediati da creature urlanti e affamate. Risate, colpi di scena, tensione e sangue… a galloni! 
A very Undead Xmas apre il filone di Hellsgate Chronicles, una serie di racconti brevi horror ambientati nella nostra cittadina preferita, che per il momento rimarrà un po’ nascosta ma si farà notare dai prossimi episodi. Allora, siete pronti a conoscere Breanna e Ivan? Le risate sono assicurate!

Hotel Transylvania (Halloween's Party #11)

RECENSIONE "HOTEL TRANSYLVANIA" DI GENNDY TARTAKOVSKY

Buonasera amici! È con immenso piacere che oggi vi parlo di un film d'animazione che a me è piaciuto tantissimo. Si tratta di "Hotel Transylvania" e state certi che per un Halloween mostruoso ma divertente è perfetto. Qui, infatti, ci sono talmente tanti personaggi "da paura" che non saprete chi scegliere!
Vi ricordo, inoltre, che sul blog è in corso il giftaway "Trick or Treat?" e che avete tempo per partecipare fino al 31 Ottobre (incluso).
Ed ecco a voi l'undicesimo appuntamento dell'Halloween's Party!

Titolo: Hotel Transylvania
Titolo originale: Hotel Transylvania
Regia: Genndy Tartakovsky
Paese: USA
Produzione: Sony Pictures Animation
Anno: 2012
Durata: 91 min
Genere: Animazione, Commedia, Fantasy

Trama
Benvenuti all'Hotel Transylvania, il sontuoso resort a cinque stelle di Dracula dove i mostri e le loro rispettive famiglie possono divertirsi, liberi di essere sé stessi, senza alcuna presenza umana a dar loro fastidio. Durante uno speciale fine settimana, Dracula invita alcuni dei mostri più famosi del mondo a celebrare insieme il 118mo compleanno della figlia Mavis. Tra questi, Frankenstein e consorte, la Mummia, l'Uomo Invisibile, una famiglia di lupi mannari, e tanti altri. Per Drac, intrattenere tutti questi mostri leggendari non è certo un problema, ma il suo mondo sembra sgretolarsi quando all'albergo arriva un ragazzo che si prende una bella cotta per la giovane Mavis.


Il mio voto

La mia recensione

Ho un debole per i film d’animazione; è un genere di pellicole che mi fa divertire, emozionare e commuovere allo stesso tempo e ne sono praticamente assuefatta. Datemi un cartone animato e mi farete felice. Non ho potuto rinunciare per nessun motivo, quindi, alla visione di “Hotel Transylvania”, film del 2012 diretto da Genndy Tartakovsky che unisce mostri e risate in una commedia che ho semplicemente adorato.
Il Conte Dracula ha perso da poco l’adorata moglie Martha, uccisa dal fuoco appiccato dagli umani nel loro palazzo, e si prende cura della figlioletta Mavis come se fosse una pietra preziosa. Ha giurato a sua moglie di proteggere la loro piccola ad ogni costo e così sta facendo. E quale modo migliore di tenere al sicuro la bambina se non costruire un immenso castello introvabile dove sono ammessi solamente mostri? Dracula crea, quindi, il suo personale albergo, l’Hotel Transylvania, e va a vivere lì insieme alla figlia. Passano gli anni e Mavis sta per festeggiare il suo 118° compleanno, ma non è felice come il padre vorrebbe perché ha un sogno impossibile che vuole realizzare: uscire finalmente fuori dal castello e vedere il mondo. Il conte Dracula, ovviamente, è contrario all’idea di lasciar andare via la figlia, ha troppa paura che possa succederle qualcosa di terribile proprio come è successo a Martha, e fa di tutto per farle cambiare idea e farla restare lì.
Il compleanno di Mavis, infatti, è anche l’occasione per ritrovare tanti amici e parenti che vengono da ogni parte del mondo per festeggiare la ragazza; ci sono mostri di ogni tipo e dimensione: da Frankenstein a l’Uomo Invisibile, dai licantropi alle mummie, dai fantasmi alle streghe, dagli zombie agli scheletri viventi. Tutto sembra procedere tranquillamente secondo i piani di Dracula, ma poi all’hotel arriva Johnny, un ragazzo umano, e il vampiro dovrà fare i conti con la sua peggiore paura…
Non avevo nessun tipo di aspettativa quando ho iniziato a guardare questo film e, invece, nell’arco di dieci minuti già ero completamente presa dalla storia. Ci sono tantissime cose che mi sono piaciute e che mi hanno fatto innamorare di questa pellicola insolita. Innanzitutto, la grafica che trovo veramente stupenda e avvolgente, insieme ovviamente alla tipologia di disegni utilizzata per dare vita ai personaggi e agli ambienti; il tratto è semplice, pulito, curato e limpido, e i colori sono vivaci ma adatti all’ambientazione mostruosa che impronta la pellicola, quindi c’è molto uso dei rossi e dei neri, ma le scene non rimangono insipide, tutt’altro, perché ogni tonalità è intensa e amalgamata alla perfezione. Certo, è un film realizzato con la computer grafica e non è un particolare che passa inosservato, ma non dà quella fastidiosa idea di artificiale che hanno tanti altri film.
La storia, realizzata da un soggetto di Todd Durham e Robert Smigel, l’ho trovata veramente carina e la cosa che mi è piaciuta di più è che viene sviluppata dal punto di vista delle creature fantasy e paranormali che si trovano al castello, che inoltre hanno una paura matta degli umani e di quello che possono fargli, e questo dà una visione tutta nuova e originale al film.
È una bellissima metafora sulla diversità e sull’accettazione di qualcosa che non si conosce ma che non è detto che sia cattivo. Molti giudizi errati nascono dalla poca conoscenza delle cose e il concetto di mostro è qualcosa di molto più vicino a noi di quanto immaginiamo. Nella realtà, ogni persona in qualche modo diversa viene considerata un mostro e tutti sono pronti a fare i giudici, ma ci si mette mai nei loro panni? E in più quanti giudizi sono basati sulla verità e quanti sulla poca conoscenza reciproca? Insomma, il film ha una morale di fondo molto bella e attuale e, attraverso una storia fantasy, mostra solamente il mondo. La nostra realtà potrebbe essere benissimo l’Hotel Transylvania, con tutti i suoi pregi e difetti. La diversità è un argomento sempre attuale e che ancora crea scontri. Diversità psicologica, diversità fisica, diversità culturale. Ogni caratteristica è buona per mettere un muro tra le persone ed etichettare ciò che è diverso come sbagliato, quindi questo film d’animazione esplora un concetto che più reale e delicato non potrebbe essere. I preconcetti, i pregiudizi sono una limitazione, ma basta un po’ di dialogo per capire che diversità è armonia, non una fonte di dolore e umiliazione. In fondo, tutti abbiamo paura di non essere accettati per quello che siamo e di venire considerati mostri, ma bisogna avere il coraggio di rischiare e mostrarsi al mondo a viso aperto e allo stesso tempo essere disponibili ad accettare gli altri con le loro stranezze. Secondo me, è questo che insegna questa bella pellicola e i bambini dovrebbero assolutamente vederla perché si divertiranno e impareranno tanto.
La sceneggiatura di Peter Baynham, Kevin Hageman e David I. Stern è dinamica, non ci sono zone morte, e ha una buona struttura in cui si alternano parti divertenti, altre riflessive, e altre ancora ricche di azione. I dialoghi sono spiritosi e naturali, niente forzature, cosa che mi ha stupito perché spesso in questo genere di film le battute a volte sembrano obbligate. Ci sono un sacco di scene che rimangono impresse nella mente, come quando Johnny con una sorta di effetto ottico crea nell’aria le sagome luminose di tante città del mondo per far vedere a Mavis i luoghi che ha sempre sognato di esplorare, una clip romanticissima e tenera.
Tra i personaggi ho amato Dracula (doppiato in originale da Adam Sandler, anche produttore esecutivo, e nella versione italiana da Claudio Bisio) perché è un protagonista che suscita subito simpatia e che non ci si aspetta di trovare visto che è un vampiro; è dolce, altruista, ma anche molto solo e triste, una figura tragica che si crogiola nel ricordo della moglie scomparsa diventando estremamente protettivo nei confronti della figlia per cui vuole solo il meglio, anche se sa essere pure spaventoso se lo vuole, ma lui sceglie di vivere in pace, non di fare del male…mi sono affezionata immediatamente a lui.
Anche Mavis (doppiata da Selena Gomez, qui da noi da Cristiana Capotondi) e Johnny (doppiato da Andy Samberg, qui da Davide Perino) mi sono piaciuti molto, sia da soli che insieme, perché la vampira dona un tocco di femminilità e ribellione adolescenziale all’intreccio e il ragazzo porta nel film quell’ironia che lo rende leggero e spensierato. Ho trovato davvero grazioso il modo in cui i disegnatori hanno raffigurato la ragazza, molto moderna e un po’ emo, ma anche vampiresca; sono stati davvero bravi perché poteva venir fuori una figura strana, mentre il risultato è piacevolissimo. I personaggi secondari sono tutti indimenticabili e unici: c’è lo zio di Mavis, Frankenstein, che è uno spasso, così come la Mummia e l’Uomo Invisibile, che viene sempre preso in giro da tutti; la famiglia di licantropi fa troppo ridere e la cucciola lupo è tenerissima, proprio adorabile; per non parlare dei tanti zombie che lavorano al castello o delle stregheriere, streghe che fanno le cameriere, che sono eccentrici e bizzarri. Insomma, un bell’assortimento di creature strambe e divertenti!
E poi l’ambientazione! Quanto l’ho adorata! Un castello perso in una foresta oscura e immerso nelle tenebre è il massimo del massimo. L’esterno è suggestivo e ammaliante, mentre gli interni sono molto antichi e lussuosi e ho gustato ogni particolare. Le scenografie di Marcelo Vignali, quindi, hanno reso eccellentemente l’idea di un albergo abitato da creature della notte e le ho trovate perfette e affascinanti.
Gli unici difettucci, se così vogliamo chiamarli, li ho riscontrati nella scena in cui gli invitati arrivano all’albergo e nel finale. Per quanto riguarda la scena degli arrivi, ho avuto come la sensazione che fosse troppo lunga, che si soffermasse troppo su tanti dettagli insieme; è vero che in quel frangente vengono presentati tutti i personaggi secondari, ma spezzare la narrazione intervallandola con altro forse avrebbe garantito una maggiore fluidità alla scena. Il finale, invece, l’ho trovato frettoloso e semplicistico rispetto al resto del film; è vero che in queste storie la conclusione è prevedibile e immaginabile, ma ciononostante sarebbe dovuta essere meglio approfondita e sviluppata.
Hotel Transylvania” è un piacevole, suggestivo e stravagante film d’animazione e lo consiglio a chi ama le storie originali e divertenti che celano una bella morale di fondo e a chi ha voglia di vedere tanti mostri strambi e famosi riuniti in un hotel molto particolare. E state tranquilli: sono mostri pieni di buoni sentimenti!  

                                                                                                                                                  Monia Iori

La freccia nera

RECENSIONE "LA FRECCIA NERA" DI ROBERT LOUIS STEVENSON


Buon sabato amici!!! Come vi avevo accennato, sto cercando di recuperare il lavoro libresco in arretrato e, quindi, eccomi oggi con la recensione di questo splendido classico storico d'avventura che ho semplicemente amato!!! 

Titolo: La freccia nera
Titolo originale: The black arrow
Autore: Robert Louis Stevenson
Editore: DeAgostini
Collana: Classici
ISBN: 9788841517433
Pagine: 174 p.
Prezzo: € 6.00
Genere: Romanzo
Sottogenere: Classico, Storico, Avventura
Anno di pubblicazione: 2006

Trama
L'Inghilterra della seconda metà del Quattrocento, insanguinata dalla lunga Guerra delle due Rose tra la casa di Lancaster e quella di York, è il drammatico sfondo alla vicenda del giovane Dick Shelton. Orfano di entrambi i genitori, il ragazzo viene cresciuto da sir Daniel Brackley, un rude soldato di ventura, avido e opportunista, che lo avvia alla carriera militare. Sarà l'incontro con un coetaneo a rivelare a Dick la verità sul suo tutore e sull'assassino dei suoi genitori.

Il mio voto

La mia recensione

Sono anni che ho questo libro sulla mensola della libreria e tante volte l’ho preso in mano, sfogliato e rimesso giù. Volevo leggerlo, ma non mi sembrava mai il momento opportuno. Finalmente, quest’anno ho deciso di iniziare questa avventura scritta dalla penna brillante di Robert Louis Stevenson e non me ne sono pentita, anzi, ne sono entusiasta! Se c’era un classico che non dovevo farmi sfuggire, era proprio “La freccia nera”.
È la storia di Dick Shelton, un giovane scudiero che, in seguito alla morte del padre in circostanze sospette, è stato cresciuto da Sir Daniel, un cavaliere malvagio e avido di potere che cambia continuamente partito a seconda di come tira il vento. Per l’Inghilterra è un momento cruciale: il paese si trova nel bel mezzo della Guerra delle Due Rose e della corsa al trono e il popolo è spaccato a metà, una parte è a favore degli York e l’altra a favore dei Lancaster. Sir Daniel, ovviamente, non ha preferenze e si limita a inclinare il suo favore verso l’una o l’altra fazione in base ai risvolti positivi o negativi delle battaglie. Dick ha sempre seguito fedelmente il suo tutore, ma, quando comincia a farsi strada nella sua mente il dubbio che il suo povero padre è stato assassinato proprio da colui che l’ha preso sotto la sua ala, la sua condizione cambia drasticamente e volge in peggio. Il cavaliere tenta di farlo uccidere e il ragazzo è costretto alla fuga. Fortunatamente troverà rifugio nella combriccola di uomini guidati da Ellis Duckworth, la cosiddetta “Freccia Nera”, che vuole vendetta per i torti subiti e desidera ardentemente far pagare a Sir Daniel le sue colpe. Ma la vendetta non è l’unica cosa che guida Dick in questa avventura. Il ragazzo, infatti, si è innamorato di Joanna, una giovane fanciulla di buona famiglia che è stata rapita proprio da Sir Daniel, che la tiene prigioniera nel suo palazzo. Tra duelli e inseguimenti, fughe rocambolesche e sotterfugi, Dick tenterà in tutti i modi di riprendersi Joanna e di onorare la memoria di suo padre … 
Avventura, storia, amore, cappa e spada si intrecciano in questo romanzo che mi ha conquistata e che mi ha tenuta con il fiato in sospeso fino all’ultima pagina. Qui siamo proprio in quel genere di narrazione che piace a me, è un romanzo di pura avventura a sfondo storico e ne sono rimasta veramente deliziata. Stevenson riesce a raccontare una storia ricca di avvenimenti, personaggi e colpi di scena, dove i dialoghi sono sempre efficienti e funzionali e non mancano i momenti di tensione emotiva. 
Lo stile di questo celebre scrittore è semplice, davvero, le frasi scorrono velocemente e non sono appesantite da metafore incomprensibili o termini difficili, e il suo approccio alla storia è decisamente moderno e pieno di spirito. È una prosa grintosa e dinamica che coinvolge e tiene alta l’attenzione. La lettura di questo libro è un vero piacere, un capitolo tira l’altro, e quasi non ci si accorge di essere arrivati alla fine dell’avventura. 
Amo il personaggio di Dick perché è un semplice ragazzo dal cuore d’oro e dalla testa calda, coraggioso ma impulsivo, il che il più delle volte lo mette in guai seri, ma grazie alla sua intelligenza e al suo animo puro riesce sempre a tirarsi fuori anche dalle situazioni peggiori. Mi piace il suo senso dell’onore e mi piacciono la fedeltà e la devozione che dimostra nei confronti della sua amata. Insomma, è sicuramente uno dei miei eroi cavallereschi preferiti
Ma nel mondo creato da Stevenson c’è spazio per tutte le tipologie di uomini: ecco, così, che abbiamo il malvagio e calcolatore Sir Daniel, l’ambizioso e valoroso Richard di Gloucester, il gentile Bennet, il comprensivo lord Foxham, il giusto e generoso Sir Risingham, il codardo e timoroso Sir Oliver, e gli scaltri e coraggiosi componenti della Freccia Nera. Pur essendo un romanzo dove le spade dominano la scena, possiamo trovare anche dei bei ruoli femminili: Joanna, la fanciulla di cui Dick è innamorato, è indomita, fiera, impavida, ribelle, tenta molte volte di riappropriarsi della libertà nonostante i rischi, e il suo amore è forte e duraturo, il suo animo è fervido, mai volubile; Alicia, la dama di compagnia di Joanna, è una ragazza vivace e curiosa, che rischia di compromettere la sua persona pur di aiutare i due innamorati. Insomma, il romanzo di Stevenson è pieno zeppo di caratteri energici e che richiedono a gran voce il loro spazio e la cosa che più mi sorprende è il fatto che questo scrittore è riuscito a dare vita a queste personalità ben caratterizzate e indipendenti in così pochi passi. Con semplici ed efficaci tratti ogni personaggio, dal più umile al più altolocato, diventa reale e acquista un ruolo importante, si guadagna tutta la luce. Questo è sicuramente uno degli elementi che ho apprezzato maggiormente del modus narrandi di Stevenson. 
Sono felice di aver letto “La freccia nera” perché è stata una lettura che mi ha fatto trascorrere ore piacevoli in compagnia di cavalieri e dame, trascinandomi in un’avventura appassionante e coinvolgente e trasportandomi in un’epoca storica ricca di intrighi politici e cospirazioni, il tutto raccontato con ironia e leggerezza, una scrittura (i cui tratti distintivi sono la semplicità, la genuinità e la naturalezza della prosa) che rende il romanzo adatto a tutte le età e lo annovera in quella categoria di classici senza tempo

                                                                                                                                                 Monia Iori



Questa recensione partecipa alla challenge "Un classico al mese"


Questa recensione partecipa alla TRIBUTES READING CHALLENGE
Distretto 7, Classici

Black Friars - L'Ordine della Spada

RECENSIONE "BLACK FRIARS - L'ORDINE DELLA SPADA" DI VIRGINIA DE WINTER

Ciao a tutti! Oggi vi posto la recensione di questo romanzo che desideravo leggere da quando è uscito e finalmente ce l'ho fatta. Nutrivo molte aspettative e sono state soddisfatte quasi pienamente. Su questo libro ne avevo sentite di tutti i colori: c'era chi diceva che era bello e chi, invece, tutto il contrario. Leggendo qualche estratto mi ero fatta comunque un'idea mia già prima di acquistarlo ed ero sicura che mi sarebbe piaciuto. E così è stato fortunatamente!

Titolo: Black Friars - L'ordine della spada
Autore: Virginia De Winter
Editore: Fazi
Collana: Lain
ISBN: 9788876250798
Pagine: 682 p.
Prezzo: euro 19.50
Genere: Romanzo
Sottogenere: Gothic Fantasy, Paranormal Romance
Anno di pubblicazione: 2010

Trama
Chi è Eloise Weiss? Perché il più antico vampiro della stirpe di Blackmore abbandona per lei l'eternità suscitando le ire di Axel Vandemberg, glaciale Princeps dello Studium e tormentato amore della giovane? La Vecchia Capitale si prepara alla Vigilia di Ognissanti e il coprifuoco è vicino perché il Presidio sta per aprire le sue porte. Il lento salmodiare delle orde di penitenti che si riversano per le vie, in cerca di anime da punire, è il segnale per gli abitanti di affrettarsi nelle proprie case, ma per Eloise Weiss è già troppo tardi. Scambiata per una vampira, cade vittima dell'irrazionalità di una fede che brucia ogni cosa al suo passaggio. In fin di vita esala una richiesta d'aiuto che giunge alle soglie della tomba dove Ashton Blackmore, un redivivo secolare, riposa protetto dalle ombre della Cattedrale di Black Friars. Il richiamo della ragazza è un sussurro che si trasforma in ordine, irrompe nella sua mente e lo riporta alla vita. Nobili vampiri di vecchie casate, spiriti reclusi e guerrieri, eroici umani e passioni che il tempo non è riuscito a cancellare: "Black Friars. L'ordine della spada" è un mondo nuovo che profuma di antico, un romanzo che si ammanta di gotico per condurre il lettore tra i vicoli della Vecchia Capitale o negli antri del Presidio, in un viaggio che continua oltre la carta e non finisce con l'ultima pagina.

Il mio voto

La mia recensione

"Black Friars - L'Ordine della Spada" è il romanzo d'esordio dell'autrice italiana Virginia De Winter e il primo volume di una saga maestosa, ricca di fascino e misteroHo finito di leggere questo libro da pochissimi giorni e il clima di gotica sensualità che mi ha avvolta durante lo scorrere dei capitoli è ancora intatto e sembra non volermi più abbandonare. Questo è, infatti, uno di quei romanzi che si appiccicano addosso al lettore e lo rendono partecipe di un'avventura unica e irripetibile.
La storia è incentrata su Eloise Weiss, una studentessa appartenente alla casta degli scholares della facoltà di Medicina situata nello Studium (una sorta di ateneo dove sono riuniti gli Ordini dedicati all'istruzione), che durante la pericolosa notte della Vigilia di Ognissanti, mentre sta rientrando negli alloggi del collegio riservati agli studenti, viene aggredita da un gruppo di penitenti che la credono una vampira. Trascinata con la forza per le strade buie e deserte della città, maltrattata e ferita formula una richiesta d'aiuto talmente disperata da richiamare il vampiro centenario Ashton Blackmore da un sonno che dura ormai da sedici anni. Dopo essere accorso  da Eloise e aver ucciso coloro che l'hanno attaccata, Ashton la porta al sicuro nel dormitorio e  con il suo sangue cura le ferite riportate dalla ragazza.
Da quel momento Eloise sa di essere in debito con il vampiro, che non tarda ad assicurarsi la sua gratitudine in cambio dell'aiuto in una misteriosa questione che riguarda il tormentato passato della famiglia Blackmore. Eloise, dapprima diffidente e intimorita da Ashton, con il trascorrere dei giorni e l'approfondimento della conoscenza dell'animo del non morto, inizia ad abbattere il muro che la separa da lui e a fidarsi ciecamente delle sue intenzioni. Il loro rapporto di amicizia, tuttavia, non è visto di buon occhio da una vecchia e intima conoscenza di Eloise, cioè Axel Vandemberg, Princeps dello Studium e Duca dell'Ordine della Chiave, che non perde occasione per metterle i bastoni tra le ruote, limitare la sua libertà e tentare di riconquistare il suo amore. Ma il rancore, la rabbia e il disprezzo che Eloise nutre nei suoi confronti a causa del comportamento tenuto in passato saranno molto difficili da superare e Axel dovrà lottare con tutte le sue forze per farla tornare da lui.
Intorno alla trama sentimentale, l'autrice traccia le linee decise di una storia complessa e originale che ha tenuto la mia attenzione costantemente alta. L'incontro con Ashton Blackmore porta Eloise a scoprire un terribile segreto riguardo la propria natura, che cambierà radicalmente la sua esistenza e metterà a repentaglio la sua vita. Una fitta rete di segreti si staglia sullo sfondo di Black Friars, nei meandri del Presidio (il luogo dove si trovano le creature della notte), e trascina la nostra eroina in un turbine di eventi oscuri e terribili che girano intorno all'Ordine della Spada.
Virginia De Winter ha compiuto un esordio davvero in grande stile dando vita ad una storia ammaliante e infinitamente dettagliata; cercare di descrivere tutti i particolari del suo scenario è praticamente impossibile, sarebbe come mettersi a contare i fili d'erba di un prato vastissimo. La sua è una storia ricca di elementi che compongono un ingarbugliato mondo immaginario e le conferiscono a pieno titolo la nomina di abile narratrice.
Prima di tutto devo spendere due parole per l'ambientazione originale e credibile. La realtà in cui ci spedisce la De Winter è nuova, gotica e leggermente inquietante. Sono rimasta completamente irretita da questo scenario oscuro che mi ha sballottata attraverso cimiteri e obitori, eleganti palazzi signorili e gallerie sotterranee, piazze affollate nel centro della città e taverne poco invitanti nei quartieri più squallidi, in un'imprecisata epoca passata e immaginaria dove i merletti, i guanti e le crinoline spadroneggiano; proprio questa concomitanza tra lunghe sottogonne, mantelli, spade, pizzi e balli crea un'atmosfera irresistibile e conturbante.
La protagonista è descritta in modo esaustivo e, dopo pochi capitoli, la mente del lettore viene inesorabilmente connessa alla sua; la scrittrice è bravissima nel mostrare i sentimenti contrastanti che caratterizzano Eloise e, soprattutto, la crescita che avviene dentro di lei con l'evolversi dell'intreccio. I due co-protagonisti che si dividono la sua attenzione, Axel e Ashton, sono figure piene di carisma, interessanti e con spessore, che non sono inserite nella trama come semplici spalle o con l'intento di formare un ipotetico triangolo amoroso (a mio avviso inesistente), ma possiedono una posizione solida ed essenziale all'interno della storia. Virginia De Winter ci presenta una sfilata di personaggi tratteggiati con mano sicura e che, a seconda dei momenti, donano leggerezza o serietà agli eventi narrati: il damerino ipocondriaco Bryce Vandemberg (che io ho adorato), i due vampiri Adrian Blackmore e Cain Blackmore (il primo gentile e distaccato, il secondo giovane e impulsivo), la timida Sophia Lord e l'umile Julian Lord, i simpatici e coraggiosi Ross Granville, Stephen Eldrige e Gilbert Morgan.
La storia d'amore tra Eloise e Axel è intrisa di vivacità, un miscuglio sofferto di passione e dolcezza costantemente velato dall'ombra corrotta del passato che li ha divisi quando lei era appena una matricola dello Studium. Ho amato il modo in cui l'autrice ha raccontato lo sviluppo della loro relazione, passando da un odio disperato e motivato alla resa e alla sopraffazione dei sentimenti profondi e teneri che li tiene legati dall'infanzia. Un altro aspetto che ho apprezzato è stata la scelta di non creare un triangolo sentimentale (almeno non in questo primo volume), ma di basare il rapporto tra Eloise e Ashton su un legame di amicizia, rispetto, fiducia, affetto e ironia.
Virginia De Winter ha uno stile raffinatamente antico e ricercato, evocativo ed elegante, che le permette di creare una prosa sostanziosa, ornata e ricca di dettagli. Le sue pagine sono intrise di metafore che conferiscono una vena poetica e pregiata alle descrizioni. Questo tipo di scrittura, però, rappresenta nello stesso tempo un pregio e un difetto: l'autrice, infatti, esprime nel vezzo della scrittura barocca tutto il suo talento e, a parer mio, lo fa egregiamente e questa storia non poteva che essere scritta in questo modo, poiché uno stile più moderno ne avrebbe diminuito il fascino; ciononostante, le frasi troppo auliche e metaforiche in alcuni punti rendono la lettura più pesante e smorzano il ritmo delle situazioni facendo perdere alla narrazione una parte di fluidità. La bellezza del romanzo, tuttavia, deriva anche da questo particolare stile -inusuale al giorno d'oggi- e i punti lievemente più lenti, alla fine, risultano un difetto ampiamente sormontabile rispetto al valore, alla complessità e all'importanza dell'intera opera.
Leggendo il romanzo si può riconoscere un percorso di crescita della De Winter che, soprattutto nell'ultima parte, mi ha tenuta avvinghiata alle pagine con una prosa maggiormente scorrevole, pulita e ricca di colpi di scena. A mano a mano che andavo avanti ho notato, inoltre, una partecipazione più accesa da parte dell'autrice alle emozioni dei personaggi (ad esempio, il modo con cui ha descritto il riavvicinamento di Axel ed Eloise, con un tocco dolce, intenso, poetico e intimo, mi è piaciuto moltissimo); nella prima parte, invece, la narrazione sembra più distaccata, forse perché servono molte pagine per introdurre la vastità dello scenario e delle varie relazioni che intercorrono tra gli Ordini, tra i personaggi e tra le numerose cariche e ci sono pochi avvenimenti di rilievo. 
"Black Friars - L'Ordine della Spada" è un romanzo di stampo gothic fantasy affascinante, raffinato e  intrigante, un brillante esordio narrativo che consiglio soprattutto a chi vuole un libro corposo e ricco, capace di trascinare in una realtà oscura e lievemente horror plasmata da cimiteri, mausolei, tombe, chiese, cripte e inquietanti creature della notte. Un libro da non perdere! 

                                                                                                                                              Monia Iori