─♦─HOME─♦──♦─CHI SONO─♦──♦─ABOUT─♦──♦─CONTATTI─♦──♦─RECENSIONI─♦──♦─RUBRICHE─♦──♦─AFFILIAZIONI─♦─
♦────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────♦
Visualizzazione post con etichetta horror. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta horror. Mostra tutti i post

Segnalazione "William Killed the Radio Star" di Pietro Gandolfi

Buonasera e rieccomi qui ^-^ come potete immaginare, sto indietrissimo con tutto e devo recuperare in fretta. Oggi è una giornata all'insegna dell'horror :D infatti, eccomi con un'altra segnalazione dalle sfumature decisamente rosso sangue.

William Killed the Radio Star

Se siete amanti di quell'horror estremo che si mescola al thriller più crudo, allora William Killed the Radio Star credo proprio faccia per voi. Intriso di suspense e scene inquietanti e terrificanti, il libro di Pietro Gandolfi saprà come togliervi il sonno e trascinarvi in un incubo nebbioso insieme Jazz, il protagonista della storia. La cover già preannuncia spargimenti di sangue e luoghi desolati dove la paura è l'unica compagnia: basta dare un'occhiata alle impronte insanguinate che si stagliano nitide sulla neve per comprendere che in questo romanzo gli elementi predominanti sono facilmente riconducibili all'horror classico. Ma questo libro ha una marcia in più. Infatti, si trova nella collana Morte a 666 giri della Dunwich Edizioni, quindi mescola tra loro elementi molto particolari: musica e terrore. Un quadro niente male, no?
Disponibile in formato cartaceo e digitale, William Killed the Radio Star si preannuncia come un'avventura mozzafiato dove il nemico è qualcosa di indefinito e la realtà è più oscura dell'incubo peggiore.

Segnalazione "Ombre di ghiaccio" di Mauro Saracino

Buon pomeriggio a tutti :-)
Dopo un'altra lunga pausa il blog riprende il suo normale corso e stavolta spero di non doverlo abbandonare nuovamente. Ma sono ottimista e ora voglio recuperare i post che ho tralasciato nell'ultimo periodo. Voglio presentarvi un libro che esce fuori dai miei generi preferiti, ma che, complice anche la cover particolare e intrigante, può sicuramente fare breccia in molti di voi e stuzzicare la curiosità dei lettori più coraggiosi :D

Ombre di ghiaccio

Leggendo la trama di questo libro, ho pensato subito fosse abbastanza agghiacciante e l'immagine di copertina lo conferma. L'atmosfera che si respira dalla sinossi, il titolo, l'ambientazione ghiacciata dell'illustrazione meravigliosa...tutti questi elementi contribuiscono a creare un'aura fredda e pericolosa, ma anche ricca di mistero. Come ho detto, Ombre di ghiaccio, romanzo horror di Mauro Saracino, non è una lettura che fa parte dei generi che prediligo, ma credo che questa storia sia molto di più di un semplice horror dai toni rosso sangue. Dalla trama trapela una forte componente psicologica che mi ha incuriosito molto e che rende il romanzo più originale e innovativo.
Pubblicato recentemente dalla Dunwich Edizioni, può essere trovato sia in versione cartacea che digitale e ha riscontrato numerosi pareri positivi in rete. Se siete amanti del genere o se volete una storia che sia diversa dalle solite, io vi consiglio di buttarvi su questo titolo. Ambiguo, inquietante, minaccioso, ma anche complesso e dotato di numerosi livelli e chiavi di lettura. Onestamente non penso che possa essere inserito in un genere specifico; sicuramente l'horror è la tinta più marcata, ma rispecchia solo un minimo della sua vera essenza. Un viaggio all'interno di un luogo pericoloso che è metafora della scoperta di sé e della propria natura.

Hellsgate Chronicles BlogTour "A Very Undead Xmas" di Violet Nightfall - Quarta Tappa: Recensione

Buon venerdì lettori! Oggi sul blog c'è un appuntamento molto speciale, infatti The Secret Door ospita la quarta tappa del blogtour dedicato alla serie Hellsgate Chronicles di Violet Nightfall di cui per ora è uscito il primo racconto A Very Undead Xmas.

Image and video hosting by TinyPic 

Vi ricordo che per provare a vincere l'ebook del racconto dovete seguire alcune regoline, che potete trovare nel post introduttivo sul blog Il rumore dei Libri. Più sotto, invece, trovate indicate le varie tappe del blogtour, così se volete partecipare potete farlo senza problemi ^-^.

In questa tappa trovate la mia recensione del racconto, che mi è veramente piaciuto nonostante la presenza degli zombie, che non amo molto anche se da bambina ho passato intere giornate a giocare a Resident Evil :D! Comunque, A Very Undead Xmas è bellissimo e mi sono divertita un sacco a leggerlo, ma scoprirete tutto nella recensione.

Titolo: A Very Undead Xmas (Hellsgate Chronicles #01) 
Autore: Violet Nightfall 
Editore: Amazon
Prezzo: € 0.99 (ebook)
Pagine: 41 p.
Genere: Racconto
Sottogenere: Horror, Survivor 
Anno di pubblicazione: 2013

Trama 
C’è un luogo, in America, dove tutto è possibile… 
Benvenuti a Hellsgate, dove l’ospitalità della gente, la prelibatezza culinaria e la tranquillità che ivi si respira, vi faranno desiderare di restare in eterno. 
Breanna e Ivan hanno attraversato ben due stati per arrivare in tempo alla più folle festa di Natale mai vista. Nonostante gli umori non siano dei più gioiosi rimanere a casa per Natale è fuori discussione. La parola d’ordine è: divertimento! Almeno questo dice il loro vademecum su come godersi le vacanze invernali, una serie di indicazioni scritte senza tener conto degli imprevisti… Varcato il confine di Hellsgate, un piccolo paese che non compare nemmeno sulle cartine stradali, un uomo a piedi taglia loro la strada e l’incidente è assicurato. Da qui l’avventura avrà inizio, chiusi in un ospedale di un paese sperduto, assediati da creature urlanti e affamate. Risate, colpi di scena, tensione e sangue… a galloni! 
A very Undead Xmas apre il filone di Hellsgate Chronicles, una serie di racconti brevi horror ambientati nella nostra cittadina preferita, che per il momento rimarrà un po’ nascosta ma si farà notare dai prossimi episodi. Allora, siete pronti a conoscere Breanna e Ivan? Le risate sono assicurate!

La leggenda del cacciatore di vampiri (Halloween's Party #9)

RECENSIONE "LA LEGGENDA DEL CACCIATORE DI VAMPIRI" DI TIMUR BEKMAMBETOV

Buonasera amici ^-^! Rieccomi qui con una recensione di un film che ho visto questa estate (il perché io abbia guardato tutti questi film misteriosi e oscuri ad Agosto devo ancora spiegarmelo :D) e che trovo adatto per Halloween se volete una pellicola che abbia una buona dose d'azione, uno sfondo storico, vampiri, sangue e romanticismo. Qui c'è un po' di tutto, quindi andate sul sicuro! 
Vi ricordo, inoltre, che sul blog è in corso il giftaway "Trick or Treat?" e che avete tempo per partecipare fino al 31 Ottobre (incluso).
Ed ecco a voi il nono appuntamento dell'Halloween's Party!

Titolo: La leggenda del cacciatore di vampiri
Titolo originale: Abraham Lincoln: Vampire Hunter
Regia: Timur Bekmambetov
Paese: USA
Produzione: Abraham Productions, Tim Burton Productions, Bazelevs Production
Anno: 2012
Durata: 105 min
Genere: Fantasy, Horror, Azione

Trama
La madre di Abraham Lincoln fu in realtà uccisa dai vampiri. Covando la sua vendetta, Abraham prima divenne cacciatore di non-morti su suggerimento del vampiro ribelle Henry, poi decise di opporsi con la legge alla minaccia sovrannaturale. Abbracciata la carriera politica e convolato a nozze con Mary Todd, si oppose come Presidente degli Stati Uniti al sud schiavista, controllato da vampiri sotto le spoglie di proprietari terrieri.



Il mio voto

La mia recensione

Ho impiegato un po’ di giorni per decidermi a vedere “La leggenda del cacciatore di vampiri”, film del 2012 diretto da Timur Bekmambetov e trasposizione del romanzo omonimo di Seth Grahame-Smith, perché mi attirava e non mi attirava. La storia sembrava interessante e la pellicola dal trailer sembrava ben fatta, ma non sapevo se sarebbe stata affine ai miei gusti. Alla fine, però, la curiosità ha prevalso, e così mi sono immersa nel mondo storico-horror raccontato da questa pellicola e non me ne sono pentita. Certo, bisogna tener conto che è un film d’intrattenimento e molto fantasioso, però mi sono appassionata alla storia quasi subito e mi è piaciuto abbastanza. 
Abraham è solo un bambino quando assiste alla morte della madre per mano di un vampiro crudele e assetato di sangue e, mentre cresce, continua a covare in silenzio un forte sentimento di vendetta. Pur non conoscendo la vera natura dell’uomo, vuole uccidere l’assassino di sua madre a tutti i costi. Così, ancora adolescente, decide di mettere in atto il suo piano, ma, quando durante lo scontro si accorge chi è in realtà l’assassino e sta per avere la peggio, accorre in suo aiuto un giovane uomo, che lo salva e lo porta a casa con sé. Il ragazzo è Henry Sturgess, un affascinante cacciatore di vampiri che decide di prendere Abraham sotto la sua ala protettiva e di addestrarlo adeguatamente in modo da aiutarlo a fare giustizia. Ma l’apprendistato è lungo e faticoso e, prima di poter saziare la sua sete di vendetta, Abraham si troverà a uccidere tanti altri vampiri procuratigli da Henry come allenamento. L’incontro con Joshua Speed, il suo datore di lavoro con cui diventa ottimo amico, e Mary Todd, di cui si innamora perdutamente, darà una svolta decisiva alla sua vita, permettendogli di entrare in un ambiente in cui può combattere anche senza armi: la politica. Deciso a cambiare drasticamente la situazione in cui verte il paese, Abraham sceglie di incamminarsi verso una strada ricca di pericoli e difficile, diventando uno dei più grandi presidenti della storia americana nonché il più agguerrito cacciatore di vampiri
La leggenda del cacciatore di vampiri” narra la storia di Abraham Lincoln in salsa fantasy. Sì, esatto, proprio così. La sceneggiatura, di cui si è occupato lo stesso autore del romanzo da cui è tratto, mescola fatti veritieri della vita del famoso presidente americano con altri di pura immaginazione. Se si ha voglia di gustarsi il film, quindi, bisogna tralasciare le conoscenze puramente storiche riguardanti Lincoln e non stare continuamente a puntare il dito contro dettagli che possono sembrare assurdi messi in contatto con una figura tanto importante, altrimenti si rischia di storcere il naso ogni tre secondi. È un film di fantasia, punto. Ha l’unico obiettivo di intrattenere e ricamare su un personaggio di cui ci sembra di conoscere tanto ma di cui, alla fine, sappiamo ben poco. Se si assume un atteggiamento disponibile, quindi, il film può far passare un’ora e mezza piacevole
La figura di Lincoln è sviluppata bene, si segue la sua crescita da bambino impaurito ad adolescente vendicativo, e da cacciatore pragmatico a presidente impegnato e pieno di preoccupazioni. Insomma, l’approfondimento caratteriale c’è e ricopre ogni aspetto della sua vita, anche perché è inserita una spruzzata di romanticismo che permette di vedere anche un Lincoln innamorato e poi padre di famiglia. 
Prima di tutto, di questa pellicola, mi sono piaciuti gli attori. Benjamin Walker, che interpreta Lincoln, riesce a rendere il suo personaggio umano e molto simpatico, gioviale ma anche letale quando si tratta di svolgere l’attività di cacciatore; è bel ruolo, ironico e allo stesso tempo serio, e l’ho apprezzato tanto. Anche Jimmi Simpson (che interpreta il buono e generoso Joshua), Mary Elizabeth Winstead (la dolce e intelligente Mary), Anthony Mackie (l’amico di infanzia di Abraham, William Johnson) e Dominic Cooper nei panni del vampiro Henry, mi sono piaciuti veramente tanto e credo che siano state proprio le loro interpretazioni a rendere il film così piacevole perché mentre lo guardavo avevo come la sensazione di essere insieme ad amici lontani, e quando un cast mi fa questo effetto la visione del film ne giova tantissimo. 
Molto bella e curata la fotografia di Caleb Deschanel, anche se spesso quasi patinata, come se fosse una graphic novel. Le scenografie di François Audouy e Beat Frutiger sono autentiche e precise, la colonna sonora di Henry Jackman è adeguata al tipo di pellicola e accompagna l’azione con armonia, molto belli anche i costumi di Varvara Aydyushko e Carlo Poggioli, che conferiscono al film quell’aria passata che mi piace sempre ritrovare in una storia di questo tipo
Il film conserva quell’atmosfera tipicamente americana e ottocentesca che stuzzica ancor di più l’immaginazione dello spettatore, e in molti elementi e scene si vede che c’è lo zampino di Tim Burton, qui in veste di produttore, perché la pellicola mantiene quello stile southern-gothic che si rifà al suo, anche se solo debolmente. Inoltre, non mancano momenti spiritosi e ironici che allentano la tensione e alleggeriscono la sceneggiatura, così durante la visione è possibile anche farsi qualche risata. 
È necessario sapere che questo è un film d’azione, oltre che fantasy-horror, e c’è un utilizzo generoso degli effetti speciali, ma a me non hanno disturbato più di tanto; forse qualcosa poteva essere resa in modo più realistico e meno computerizzato, ma non è che ci si fa caso. Certo, nelle scene di combattimento, è stato scelto di usare una tecnica che permette di vedere le mosse dei combattenti praticamente al rallentatore, modificando il ritmo di visione e la fluidità della narrazione. Ecco, forse questa è la cosa che non mi è tanto piaciuta. Sì, è vero, questa tecnica evidenzia l’azione che si trova nel film, però da una parte rallenta troppo le scene e fa perdere un po’ di attenzione allo spettatore
Tirando le somme, “La leggenda del cacciatore di vampiri” è un buon film caratterizzato da un mix di azione, storia ed elementi fantasy-horror, e se amate i vampiri e le ambientazioni southern-gothic di certo non vi dispiacerà guardare anche questa pellicola e simpatizzare con un presidente cacciatore di vampiri. 

                                                                                                                                                  Monia Iori

The Raven (Halloween's Party #5)

RECENSIONE "THE RAVEN" DI JAMES MCTEIGUE

Buonasera creature della notte! In questi ultimi giorni è stata tutta una corsa, non mi sono fermata un attimo e non sono ancora riuscita a rispondere ai vostri commenti e a passare sui vostri blog, quindi mi scuso per la mia assenza, ma abbiate pazienza e aspettatemi...arriverò! ;-)
Stasera vi parlo di un film insolito per me perché -come ormai sanno anche i muri- non amo particolarmente le storie di paura, ma ho fatto un'eccezione (che conferma la regola, ovviamente!) ed eccomi qui a disquisire su "The Raven". Perché ne parlo? Beh, perché ad Halloween oltre alle storie paranormali si possono vedere anche quelle più realistiche e inquietanti e questo film per me va benissimo per passare una serata con i classici brividi di paura. In fondo, Edagar Allan Poe era un maestro del terrore e per molte persone è un classico leggere le sue storie nel periodo di Halloween, e questa pellicola parla proprio di lui!
Se vi siete persi le precedenti puntate dell'iniziativa, potete trovare i post qui -> Halloween's Party #1,Halloween's Party # 2, Halloween's Party #3, Halloween's Party #4.
Vi ricordo, inoltre, che sul blog è in corso il giftaway "Trick or Treat?" e che avete tempo per partecipare fino al 31 Ottobre (incluso).
E ora vi lascio al quinto appuntamento con l'Halloween's Party!

Titolo: The Raven
Titolo originale: The Raven
Regia: James McTeigue
Paese: USA, Ungheria, Spagna
Produzione: Intrepid Pictures, FilmNation Entertainment, Galavis Film, Pioneer Pictures
Durata: 111 min
Anno: 2012
Genere: Drammatico, Horror, Mistery

Trama
Siamo a Baltimora nel 1849. Una madre e sua figlia vengono ritrovate brutalmente assassinate. Il detective Emmet Fields, fa una scoperta sorprendente: il delitto assomiglia a un omicidio descritto fin nei minimi dettagli più cruenti sul giornale locale - parte di una serie di racconti scritti dallo scrittore emergente ed emarginato Edgar Allan Poe. Ma proprio mentre Poe viene interrogato dalla polizia, viene commesso un altro raccapricciante omicidio, ispirato anch'esso a un suo famoso racconto. Rendendosi conto che un pazzo omicida, che utilizza i racconti di Poe come ispirazione per la sua sanguinosa furia, è a piede libero, Fields chiede l'aiuto dello scrittore per fermarlo. E quando sembra che qualcuno vicino a Poe potrebbe diventare la prossima vittima dell'assassino, la posta in gioco diventa ancora più alta e l'inventore del romanzo poliziesco ricorre a tutte le sue capacità deduttive per cercare di risolvere il caso prima che sia troppo tardi.

Il mio voto

La mia recensione

Non sono un’amante delle storie agghiaccianti e inquietanti, dove c’è un assassino brutale che mette in atto omicidi terribili e le povere vittime subiscono torture atroci. Anzi, di solito snobbo questi film senza pensarci e con estrema gioia per il mio cuore debole, perché sangue, violenza e psicopatici non fanno proprio per me. Però, amo le ambientazioni nebbiose, a metà tra il gotico e il dark, soprattutto se risalenti ad un’epoca storica affascinante e intrisa di mistero, e non posso resistere ai racconti che riprendono in qualche modo le vite di celebri scrittori. Detto questo, è facile capire perché io abbia voluto vedere “The Raven”, il cui titolo riprende la celebre poesia di Edgar Allan Poe, film del 2012 diretto da James McTeigue che mescola nell’intreccio episodi fantasiosi della vita di Poe e misteri da risolvere in una Baltimora del 1849 cupa e da brivido.
Edgar Allan Poe è un noto scrittore di romanzi e racconti del terrore, ma al momento la sua carriera non risplende; le sue ultime opere non vengono pubblicate e il suo amore per Emily, pur essendo ricambiato con trasporto e devozione dalla giovane donna, non è visto di buon occhio dal padre di lei. Poe sta passando una fase difficile, una sorta di crisi creativa, e le sue finanze ne stanno risentendo. Ma a scuotere la sua vita arriva un serial killer che colpisce in modo molto teatrale. L’assassino, infatti, per uccidere le sue vittime si avvale dei racconti più famosi dello scrittore, ricreando perfettamente le scene descritte nelle sue opere. L’ispettore di polizia che si occupa di questi casi, Emmett Fields, inizialmente sospetta proprio dello scrittore, ma poi capisce che questi non c’entra niente con gli assassinii e decide allora di farsi aiutare nelle indagini. Poe accetta di fare da consulente e i due cominciano a dare la caccia al killer. Solo lo scrittore, infatti, può essere in grado di comprendere i segnali e gli indizi che l’omicida lascia sul luogo del delitto e di intuire quale sarà la sua prossima vittima, e le speranze della polizia e dell’intera città sono nelle sue mani. Quando il killer rapisce la bella Emily e comunica che la lascerà andare solo se leggerà una nuova storia dell’autore della stessa magnificenza di quelle passate, Poe dovrà scrivere il racconto perfetto perché solo così potrà riaverla indietro e trovare la soluzione per scoprire chi si cela dietro quelle terribili morti.
Il film, pur non essendo il mio genere, mi è piaciuto molto. Non sono una gran lettrice di storie dell’orrore e quindi la mia conoscenza di Poe è limitata e superficiale, né ho una visione completa degli eventi che formarono la sua vita, e forse proprio per questo motivo sono riuscita ad apprezzare appieno questa pellicola. Forse gli estimatori di Poe, che hanno sicuramente conoscenze approfondite della sua opera e della sua vita, storceranno il naso davanti ad una trasposizione fantasiosa che riprende gli ultimi giorni della vita di questo immenso scrittore, giorni che sono rimasti nell’ombra e su cui nessuno ha mai saputo far luce (e questo particolare rende sicuramente più facile far volare l’immaginazione e creare storie di fantasia e congetture su ciò che gli accadde), ma io, quasi digiuna in materia, mi sono lasciata totalmente coinvolgere dall’intreccio e non mi sono persa neanche un secondo (eccetto le scene sanguinose, dove ho opportunamente messo una mano davanti agli occhi).
Avendo una passione per le ambientazioni fosche, le cose che mi sono piaciute di più sono la fotografia di Danny Ruhlmann e le scenografie di Roger Ford, entrambe perfette per il tipo di storia e particolarmente suggestive; durante la visione sembrava proprio di stare in una Baltimora ottocentesca, tetra e oscura, dove la nebbia è protagonista assoluta e il mistero si può scorgere ovunque.
Ho apprezzato tanto anche la sceneggiatura, che mescola vita e finzione in un racconto visivo che mi ha fatto stare tutto il tempo in ansia e con il fiato sospeso, mentre mi arrovellavo il cervello cercando di capire chi fosse l’assassino. Essendo gli omicidi ispirati a racconti dell’autore, ci sono molti riferimenti espliciti alle sue opere e anche alle sue poesie, e questo aspetto mi ha piacevolmente intrattenuta perché mi ha dato modo di scoprire, indirettamente, qualcosa in più su un talentuoso e stimatissimo autore che, per gusti personali non inclini al macabro, non sono mai riuscita ad approfondire. La regia attenta e calma di James McTeigue, inoltre, è riuscita a tenermi incollata allo schermo e a farmi stare con il cuore in gola per tutto la durata del film. Ci sono scene cruente che mi hanno fatta raccapricciare e mi hanno chiuso lo stomaco in una morsa, è vero, ma la pellicola è girata con molta eleganza e romanticismo gotico e ha fatto ugualmente breccia dentro di me, anche se ad un certo punto la situazione è divenuta claustrofobica perché gli eventi vorticosi non lasciano respiro e la delicata e terrificante condizione di Emily viene esplorata dal punto di vista della ragazza, il che impressiona parecchio.

Gli attori mi sono piaciuti molto e le loro interpretazioni le ho trovate gradevoli ed equilibrate, in tono con il film. C’è John Cusack, un attore che a me piace tantissimo, che interpreta Poe e penso che si sia calato nei panni dell’autore con abilità e anche con un po’ di deferenza nei confronti di un personaggio realmente esistito e che ha improntato con la sua penna la letteratura americana dell’epoca; è un omaggio a un grande autore passato, forse un po’ eccentrico nella parte iniziale, ma credo che il copione richiedesse una figura lievemente esuberante, e poi forse Poe era davvero così. Luke Evans (visto ne “I tre moschettieri” di Paul W. S. Anderson, dove aveva il ruolo di Aramis) è invece l’ispettore Fields, e devo dire che anche lui mi è piaciuto parecchio, è stato molto bravo a incarnare la figura dell’uomo che vuole svelare la verità a tutti i costi e fare giustizia. Anche Alice Eve, che interpreta la fidanzata di Poe, è brava e ho preso subito in simpatia il suo personaggio, una donna innamorata che si trova improvvisamente coinvolta in un incubo terribile proprio a causa dell’uomo che ha scelto. Insomma, un bel cast per un film con personaggi interessanti.
L’unico appunto che devo fare riguarda il doppiaggio italiano; infatti, ho trovato inadatta la voce del doppiatore di John Cusack e questo ha penalizzato in parte la mia visione del film perché sentivo che non era quella giusta, ma ovviamente si tratta di gusto personale. Non dico che il doppiatore non è bravo, anzi, ma che non è stata la scelta più adatta per questo attore e anche per il tipo di film, che si mantiene sempre su un tono molto basso e grave dal punto di vista dell’audio, mentre la voce del doppiatore è squillante e non si armonizza con il resto.
The Raven” è un bel film misterioso e a tratti agghiacciante, incentrato sulla parte finale della vita di un grandissimo scrittore e, se siete amanti di Edgar Allan Poe, ve lo consiglio solo se avete la certezza di riuscire a stare al gioco e godervi la finzione, altrimenti forse non fa per voi. Tuttavia, lo raccomando a coloro che, come me, amano le ambientazioni di questo tipo e adorano i misteri, perché è una pellicola che merita ed anche visivamente è molto piacevole.

                                                                                                                                                  Monia Iori

La Videoteca di Dawson Leery - Consigli di visione #2 (Halloween's Party #3)


Felice serata a tutti voi che mi state leggendo! Oggi ritorna questa rubrica che mi piace tanto perché parla di cinema e da quando l'ho postata la prima volta non ho più avuto modo di dedicarmici. 
Se nella "prima puntata" di questo mese di zucche vi ho segnalato i film che ritengo adatti per Halloween (qui il post) e ieri vi ho parlato di "Dark Shadows" (qui il post), stasera vi consiglio un film bellissimo e che riguarderei tutti i giorni. 
Vi ricordo, inoltre, che sul blog è in corso il giftaway "Trick or Treat?" e che avete tempo per partecipare fino al 31 Ottobre (incluso).
E ora continuiamo l'Halloween's Party con il terzo appuntamento!

Ho tante passioni, ma il cinema è sempre stato il mio amore ideale, quello utopico e irraggiungibile, uno di quei sogni che non può far altro che rimanere sogno per mantenere la sua bellezza. Uno dei miei desideri più grandi, soprattutto quando ero adolescente, era quello di diventare una regista e poter dare vita a film emozionanti e che trasmettessero alle persone quegli stessi sentimenti di speranza e fede che le pellicole avevano sempre trasmesso a me. Dawson Leery, cinefilo per eccellenza e protagonista della serie tv "Dawson's Creek", era in un certo senso il personaggio fittizio che rispecchiava di più questo mio sogno di entrare nel mondo del cinema. Anche lui, proprio come me, voleva diventare un regista e viveva di film e sogni ideali, costringeva gli amici a vedere pellicole d'autore e indipendenti e a rimanere ai loro posti durante i titoli di testa e di coda, conosceva i più nascosti dettagli dei film, se ne andava sempre in giro con una videocamera in mano, riprendendo ogni istante della vita... io ero esattamente così e il mio attaccamento al cinema era davvero (e continua ad essere) esemplare. Per questo motivo, ho deciso di omaggiare questo personaggio in cui mi sono sempre rispecchiata un pochino intitolando questa rubrica "La Videoteca di Dawson Leery - Consigli di visione", dove vi parlerò dei miei film preferiti, di quei film che mi hanno emozionata, commossa, fatto sorridere e piangere, che mi hanno insegnato a vivere e hanno forgiato il mio carattere e plasmato la mia personalità, ma soprattutto che mi hanno fatto sognare.

Vediamo cosa ho trovato oggi nel cineproiettore di Dawson... Ciak! Si gira!



Il mistero di Sleepy Hollow
Tim Burton

Atmosfere oscure e nebbiose, ambientazione dark-gotic, un pericoloso mistero da risolvere, zucche, morti sospette e teste tagliate, un investigatore timido e scettico, un amore ostacolato dalla realtà e tanta magia, bianca e nera. Questo è "Il mistero di Sleppy Hollow", film del 1999 diretto da Tim Burton e ispirato al racconto "La leggenda della valle addormentata" di Washington Irving. Uno dei miei film preferiti in assoluto, una delle pellicole più belle e suggestive che io abbia mai visto. Non perdo mai occasione di parlarne, anche solo citarlo per un attimo, e lo osanno a destra e a sinistra costringendo tutti quelli che mi capitano sotto mano a vederlo. Insomma, Tim Burton dovrebbe assumermi nel suo ufficio stampa!
Credo che tutti conosciate la trama del film, ma rinfrescare la memoria non fa mai male. Quando nel villaggio di Sleepy Hollow vengono uccise tre persone in circostanze misteriose, l'investigatore newyorkese Ichabod Crane viene mandato dai suoi superiori a far luce su questi strani casi. Arrivato sul posto, conosce gli abitanti del luogo, che lo mettono al corrente di una leggenda, facendogli sapere che non c'è bisogno di scoprire l'identità dell'assassino perché già sanno chi si nasconde dietro gli omicidi. Si tratta, secondo loro, del Cavaliere Senza Testa, un mercenario crudele e malvagio che in battaglia aveva l'abitudine di tagliare la testa ai suoi nemici; catturato a causa di due bambine e vittima della sua stessa sorte, è ora risorto per vendicarsi e perseguitare coloro che abitano nei pressi del bosco in cui giace il suo corpo. Ovviamente, Ichabod liquida la storia come una favoletta e inizia a investigare accuratamente sul caso. Nel frattempo, l'incontro con Katrina, la figlia di uno dei notabili del paese, allieterà la sua permanenza lì perché la ragazza, bella e intelligente, si conquista il suo amore e la sua devozione. Ma le morti continuano e ad un certo punto Ichabod dovrà ricredersi sulla leggenda e fare i conti con qualcosa che va oltre la scienza che tanto gli è di conforto...
Questo film è un capolavoro del cinema gotico. Tutto in questa pellicola è semplicemente perfetto. La regia di Burton è sublime e attenta in ogni particolare, credo che in questo caso abbia toccato la vetta più alta del suo talento; ha dato vita ad una storia magnifica, intensa e misteriosa, creando un cult che tutti devono vedere e gustarsi. Un plauso anche alla sceneggiatura di Andrew Kevin Walker, che ha preso un racconto e, rielaborandone gli elementi principali, ha imbastito un intreccio ricco di colpi di scena e molto profondo, dando spazio a particolari che altrimenti sarebbero stati tralasciati, come il passato di Ichabod o il legame tra lui e Katrina. E vogliamo parlare della fotografia di Emmanuel Lubetzki??? È fantastica, non riesco neanche a trovare i termini giusti per farvi capire quanto si adatti alla perfezione alla storia. Cupa, antica, gotica, oscura...crea una forte suggestione nello spettatore e gli permette di varcare le soglie di Sleepy Hollow senza dover ricorrere allo sforzo della propria immaginazione. Ovviamente, essendo unita ad una scenografia così bella, ben strutturata ed evocativa come quella creata da Rick Heinricks, il risultato è divino.
Come in quasi tutti i film di Burton, anche qui il protagonista è interpretato da un fantastico Johnny Depp, che ha plasmato un personaggio meraviglioso, un po' insicuro, un po' cinico, un po' romantico, un po' curioso, che deve acquistare coraggio durante lo svolgimento della storia e fare i conti con le sue credenze e i suoi principi, rimettere in discussione la sua visione scettica e sostanzialmente scientifica, e dare fiducia a chi gli è vicino. Adoro anche Christina Ricci nella parte dell'angelica e magica Katrina, trovo che sia riuscita a donare all'eroina quel tocco intelligente e sensibile che la rende di spessore e le fa guadagnare un meritato posto sotto i riflettori perché capace di tenere testa a Ichabod.
La colonna sonora del film, targata Danny Elfman, è meravigliosa ed evocativa e si amalgama con armonia alle scene del film che così acquistano un valore prezioso e diventano indimenticabili. E una menzione speciale va fatta anche alla talentuosa Collen Atwood per i costumi che sono veramente autentici e stupendi e regalano veridicità alla pellicola.
Amo immensamente questo film, è uno di quelli che riguardo sempre volentieri e come se fosse ogni volta la prima volta. Ad ogni visione rimango sorpresa, ammaliata, coinvolta da questa storia magica e misteriosa che è entrata nel mio immaginario per non abbandonarlo più. È un film che, attraverso un'originale confezione fantasy horror, esplora vari temi, come la fede, nella scienza o nelle leggende, la giustizia, la vendetta, il rapporto tra genitori e figli, l'amore. Adoro il romanticismo cupo che avvolge l'intera storia e rimango sempre incantata nel seguire il sentimento che nasce tra Ichabod e Katrina...assolutamente bellissimo.
"Il mistero di Sleepy Hollow" è un emozionante e avvincente film forgiato da misteri e magia, uno dei capolavori di Tim Burton, che ha creato una vera meraviglia per gli occhi e per la mente, e se non l'avete ancora fatto vi consiglio caldamente di vederlo, mentre se già lo conoscete allora riguardatevelo e godetevi lo spettacolo. Per Halloween è perfetto!  

Che state aspettando??? Guardatelo al più presto e non ve ne pentirete assolutamente!!!
~ Parola di Dawson ~ 

***


***

Trama
In Il Mistero di Sleepy Hollow, Johnny Depp veste i panni di Ichabod Crane, un poliziotto eccentrico e scrupoloso con un modo tutto suo di risolvere i casi. I suoi metodi vengono messi alla prova quando i suoi superiori lo mandano nel piccolo villaggio di Sleepy Hollow per indagare su una serie di delitti, presumibilmente compiuti da un cavaliere senza testa.

***

Dark Shadows (Halloween's Party #2)

RECENSIONE "DARK SHADOWS" DI TIM BURTON

Buonasera amanti di Halloween! Anche oggi il poco tempo non mi ha permesso di pubblicare prima il post, ma alla fine penso sia meglio così, anzi credo che proseguirò a postare di sera perché c'è più atmosfera halloweenesca. Visto che questo è un Halloween's Party, devo fare le cose per bene ;-)
Oggi vi parlo di un film di Tim Burton, uno dei miei registi preferiti, e che vi ho consigliato anche ieri nella lista dei film da vedere in questo periodo (qui il post).
Vi ricordo, inoltre, che sul blog è in corso il giftaway "Trick or Treat?" e che avete tempo per partecipare fino al 31 Ottobre (incluso).
E ora vi lascio al secondo appuntamento con l'Halloween's Party!

Titolo: Dark Shadows
Titolo originale: Dark Shadows
Regia: Tim Burton
Paese: USA
Produzione: Dan Curtis Productions, GK Films, Infinitum Nihil, Tim Burton Productions, Warner Bros. Pictures
Anno: 2012
Durata: 113 min
Genere: Commedia, Fantastico, Horror

Trama
Nell'anno 1752, Joshua e Naomi Collins, insieme al loro giovane figlio Barnabas, salpano da Liverpool, Inghilterra, per cominciare una nuova vita in America. Ma anche un oceano non basta per sfuggire alla misteriosa maledizione che affligge la famiglia. Due decenni passano e Barnabas ha il mondo ai suoi piedi, o almeno la città di Collinsport, Maine. Barnabas, signore di Collinwood Manor, è ricco, potente e un esperto playboy, finché non commette il terribile errore di spezzare il cuore di Angelique Brouchard (Eva Green). Una strega in tutti i sensi, Angelique lo condanna a un destino peggiore della morte, trasformandolo in vampiro e seppellendolo vivo. Due secoli più tardi, Barnabas viene liberato involontariamente dalla sua tomba ed emerge nel diversissimo mondo del 1972. Tornato a Collinwood Manor, scopre che la sua un tempo grande proprietà è caduta in rovina. Ciò che rimane della famiglia Collins se la passa poco meglio, e ciascuno nasconde oscuri segreti.

Il mio voto

La mia recensione

Inutile girarci intorno. Vado subito al punto. Io adoro, amo, venero Tim Burton. Ogni suo film, ogni sua storia, ogni suo personaggio. Quando vedo una sua pellicola, ho gli occhi che mi brillano come due lanterne degli elfi. Però, so anche essere obiettiva e distinguere i suoi lavori. Ci sono i capolavori, come “Il mistero di Sleepy Hollow” o “Edward mani di forbici” (giusto per citarne qualcuno), e ci sono opere belle ma che non sono sviluppate proprio del tutto nel suo vecchio stile (come "Alice in Wonderland", ad esempio). Ecco, “Dark Shadows” rientra in questa seconda categoria. Bello sì, divertente anche, burtoniano certamente, ma non con al suo interno quella poesia macabra e dolce che le migliori opere del regista possiedono.
Barnabas Collins è un vampiro. È stato trasformato in questa orrenda creatura sanguinaria quando era giovane e viveva a Collinwood Manor, la lussuosa ed elegante residenza di famiglia, e aveva tutto ciò che poteva desiderare. Soldi, fascino, intelligenza, donne. Ed è proprio la sua passione per il gentil sesso a rovinargli la vita. Invaghito di una domestica, intreccia con la ragazza, Angelique, una torbida relazione di passione, ma poi, quello che per lui è solo un gioco momentaneo, si trasforma nel suo peggiore incubo. Angelique, infatti, non è della stessa opinione; lei è innamorata di Barnabas e non vuole assolutamente essere scaricata. E quando il rampollo dei Collins si innamora di Josette, una fanciulla angelica che lo ricambia con devozione, Angelique va su tutte le furie e la sua vendetta è molto amara. La domestica, infatti, è una strega che pratica la magia nera e non esita ad usarla contro il povero Barnabas. Prima causa la morte dei suoi genitori, poi spinge la dolce Josette al suicidio, infine trasforma il ragazzo in un vampiro e gli rivolta la città contro, istigando gli abitanti a seppellirlo in una bara ancora vivo.
Dopo centonovantasei anni, a causa di un errore, Barnabas viene disseppellito e torna a Collinwood Manor. Ciò che trova, però, è molto diverso da quello che aveva lasciato. I suoi discendenti risiedono lì e sono tutti molto strani e per niente amichevoli. Una matriarca austera, un dongiovanni, una ragazza che lui giudica di facili costumi, un bambino che afferma di vedere la madre morta, una psicologa stramba che dovrebbe curare la mente del piccolo, più due domestici che fanno di tutto tranne mantenere in ordine la residenza. Ma non solo. Da pochi giorni è arrivata anche una giovane donna, Victoria, che ha l’incarico di occuparsi dell’educazione del bambino, ed è proprio lei ad attirare più di tutti l’attenzione di Barnabas. Victoria, infatti, è la copia esatta di Josette, ma perché? Il vampiro scopre, inoltre, che Angelique è la padrona indiscussa della città e che tutti gli abitanti la venerano come fosse una dea, ma tra loro le cose non sono ancora finite.
Ho visto il film questa estate e sono rimasta soddisfatta dalla visione, ma anche un po’ delusa. Partiamo dal fatto che questo è l’adattamento cinematografico di una serie tv anni ’70 e, quindi, è naturale che gli elementi siano stati accorpati insieme in uno spazio un po’ ristretto. Ci sono tanti fattori in questo film, ma alcuni secondo me stonano lievemente. 
L’inizio è bellissimo, veramente, si respira proprio l’atmosfera classica di Tim Burton mentre lo si guarda. Certo, è ambientato nella seconda metà del 1700 ed è ovvio che abbia un fascino misterioso molto più particolare rispetto alla parte ambientata nell’età odierna, ma al di là di questo, il prologo conquista perché è strutturato in quel modo macabro fiabesco che piace tanto a me. Scenografia, costumi, colonna sonora, fotografia…tutto in questi primi dieci minuti è perfetto. Poi, si passa oltre e la storia decolla in un’ambientazione anni ’70 che è completamente diversa e forse anche un po’ troppo trash. Non so bene come spiegarlo, ma penso che questo sia proprio uno di quegli elementi che stonano. È vero, non mi piace tanto l’atmosfera anni ’70, ma non è questo il motivo del mio disappunto. Più che altro, la causa è da riscontrarsi nel fatto che lo stile Burton non riesce ad amalgamarsi bene a quell’ambientazione e di conseguenza il film non ha un tono ben definito e non si riesce bene ad inquadrarlo. In più, i personaggi hanno tutti un carattere ben preciso ma a volte anche troppo, e andando avanti stufano un po’. Anche le relazioni che hanno gli uni con gli altri sono da subito ben visibili, ma poi rimangono tali, cioè non si sviluppano come dovrebbero e restano statiche e superficiali.
Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è il finale. Troppo veloce, troppo scontato, troppo stereotipato. Può essere anche bello, sì, ma l’ho sentito forzato perché alla fine la parte romantica e la figura di Josette/Victoria non viene approfondita come si dovrebbe e quando si arriva agli ultimi dieci minuti la delusione si fa sentire. Viene dato tanto spazio al rapporto conflittuale tra Barnabas e Angelique, ed è giustissimo perché in fondo è il perno della storia, però, dal momento che si inserisce un risvolto romantico del tipo amore eterno e tragico, bisogna anche approfondire questo aspetto, altrimenti risulta come un cliché buttato lì tanto per rendere più profonda la storia e che, invece, fa tutto il contrario.
Non mi sono piaciuti nemmeno l’estremismo di alcuni lati caratteriali dei personaggi e l’esagerazione di alcune situazioni. Troppo “troppo”, ecco. Va bene voler dare un taglio particolare e grottesco al film, ma la fluidità della pellicola non deve risentirne. Ho avuto come l’impressione che il regista non sia riuscito ad amalgamare bene la parte misteriosa, la parte contemporanea e il suo personale stile, che veniva fuori solo nelle scene più drammatiche e paranormali.
Ora che ho tolto il dente dolente e vi ho esposto i punti che stridono con il mio gusto personale, vi spiego perché mi piace questo film. Johnny Depp che interpreta il vampiro Barnabas è fenomenale, un’altra interpretazione camaleontica che esalta il suo talento e aumenta la mia ammirazione nei suoi confronti. Non so come ha fatto, ma è riuscito ad essere nello stesso tempo affascinante e “morto”, divertente e inquietante, romantico e malvagio. Mi è piaciuto tantissimo ed è lui che manipola la visione del film con il suo fascino e la sua bravura indiscussa.
L’ambientazione misteriosa è fantastica, adoro questo tipo di location e anche in questo caso ne sono stata conquistata. Collinswood Manor, l’antica residenza di Barnabas, è meravigliosa sia negli anni del suo splendore sia quando è ormai in decadenza. Sembra una di quelle spaventose e ammalianti case stregate che non si vede l’ora di esplorare e, allo stesso tempo, si ha paura a farlo. Per me è assolutamente irresistibile. Mi è piaciuta tanto anche la colonna sonora di Danny Elfman, compositore eccelso di tutti i film di Burton, che come al solito guarnisce la pellicola con musiche evocative e suggestive che diventano in molte sequenze protagoniste della scena. 
La trama ha il suo fascino e l’ho apprezzata, soprattutto perché originale e sarcastica, quasi una parodia delle creature fantasy e paranormali, e anche perché condita da quel mix di irriverenza, passione, sentimentalismo, dramma e divertimento che coinvolge moltissimo e ti fa stare lì, con gli occhi incollati allo schermo. Una commedia degli orrori che fa davvero ridere di gusto in più punti. E poi, ovviamente, è d’obbligo citare l’ottimo cast: la bravissima e bellissima Eva Green, che interpreta una Angelique superba; Michelle Pfeiffer, alias Elizabeth Collins, impeccabile nel suo ruolo di capo della famiglia; Helena Bonham Carter, che interpreta la stramba psicologa è come al solito impareggiabile; e davvero brava anche Chloë Moretz, che ha reso il suo personaggio molto molto irriverente e insopportabile. Insomma, attori tutti all’altezza del progetto e che si sono calati nei loro ruoli con serietà e umorismo. 
Per quanto riguarda la regia di Burton, nulla da dire, a parte i difettucci che ho già riportato. Ha confezionato un film scoppiettante e visivamente molto bello, ha dato vita ad una storia colorata e intrigante…insomma, mi è piaciuta. Non ho trovato il suo stampo in tutte le scene, questo lo devo sottolineare. Nelle parti misteriose è palese il suo zampino, ma in quelle più normali la sua presenza si dissolve. Quando c’erano le parti dedicate a Josette/Victoria ed entravano in ballo i fantasmi, ad esempio, mi sono ritrovata a pensare: “ecco la magia che inserisce nei suoi film, bellissima”. Però, la pellicola non è fatta solo di quelle scene e in molti punti perde la sua impronta, penalizzando l’atmosfera che viene raccontata. 
Ho capito una cosa dopo la visione di questo film, o comunque io la penso in questo modo. Tim Burton è impareggiabile nel portare sul grande schermo soggetti di sua inventiva, progetti che lui crea di sana pianta -e con questo non intendo che deve anche scriverli o idearli ma che deve sentirli suoi in qualche modo-, ma non riesce a fare lo stesso con gli adattamenti perché tenta di mescolare il suo stile a soggetti che non gli appartengono senza riuscire ad amalgamare il tutto e, così, i film risultano privi di un carattere definito. Tim Burton è sempre Tim Burton, ma qui (come in “Alice in Wonderland”) non è riuscito ad esprimere in pieno il suo innato talento.
Dark Shadows” è un film divertente, movimentato e dal sapore paranormale, e se amate le storie insolite, stravaganti e tragicomiche ve lo consiglio. Se siete fan di questo grande regista, invece, dovete assolutamente vederlo, perché avrà pure i suoi difetti, ma è una pellicola che apre, ancora una volta, le porte nel magico mondo della sua fantasia.

                                                                                                                                                  Monia Iori

"Le Guardiane della Nebbia - Il risveglio" di Eleonora Della Gatta

SEGNALAZIONE "LE GUARDIANE DELLA NEBBIA - IL RISVEGLIO" DI ELEONORA DELLA GATTA

Ed eccomi di nuovo qui a parlarvi di libri! Oggi da me tira un venticello meraviglioso e si sta benissimo, quindi sono decisamente di buonumore e ne approfitto per segnalarvi qualche titolo che ha attirato il mio interesse e che, spero, si guadagnerà la vostra attenzione.

Le Guardiane della Nebbia - Il risveglio

Questo libro -lasciatemelo dire- si presenta davvero meravigliosamente! Ancora non ho avuto modo di iniziarlo, ma me ne sono già innamorata. Tra l'ambientazione inglese, la trama magica e avventurosa, l'importanza del sentimento d'amicizia che si respira nell'intreccio e la miscela di segreti oscuri, legami indissolubili e creature sovrannaturali, questo romanzo rischia di farmi cadere in adorazione ancor prima di averlo letto!
"Le Guardiane della Nebbia - Il risveglio" è il romanzo d'esordio di Eleonora Della Gatta, pubblicato nel 2012 da Edizioni Il Ciliegio e presentato anche alla Fiera del Libro di Romae il primo volume di una saga urban fantasy dalle sfumature lievemente horror composta da ben sette libri. Di fantasia l'autrice ne ha da vendere e si capisce già dalla sinossi del libro così ricca di incanto magico e di avventura e dall'intreccio articolato in modo molto coinvolgente!
Flora è una giovane ragazza toscana che, dopo la morte della madre, si trasferisce con il padre (originario dell'Inghilterra) a Keswick, piovosa e tranquilla città inglese. Qui abita sua nonna, la signora Ruth, che ha in serbo per la nipote molte sorprese che le stravolgeranno la vita. L'anziana donna e le sue due inseparabili amiche, infatti, nascondono un segreto importantissimo per la salvezza del mondo, un legame che le unisce da tempo e che ora è giunto il momento di tramandare alle rispettive nipoti: Flora, Annabel e Carly. Le tre ragazze diventeranno, così, le Guardiane della Nebbia e dovranno combattere con tutte le loro forze per tenere a bada la nebbia che tenta continuamente di fuoriuscire dal Portale Nero e di avvolgere la terra, popolandola di strane e pericolose creature.
Il titolo mi ha colpito all'istante, ha quel non so che di fatato che mi ispira tantissimo, e la cover la trovo semplicemente incantevole e suggestiva, molto fantasy ecco...mi ricorda l'ambientazione tipicamente fantastica delle storie che più amo leggere.
Insomma...magia, antichi riti, amicizia e coraggio sono gli elementi principali che rendono questa storia unica e assolutamente imperdibile per chi ama i romanzi dal sapore incantato e oscuro!
Vi lascio il booktrailer del libro...


*

Titolo: Le Guardiane della Nebbia - Il risveglio
Autore: Eleonora Della Gatta
Editore: Edizioni Il Ciliegio
Collana: Pegaso
ISBN: 9788897783299
Prezzo: € 18.00 (cartaceo) - € 9.49 (ebook)
Pagine: 320 p.
Genere: Romanzo
Sottogenere: Urban Fantasy, Horror
Anno di pubblicazione: 2012

Trama
Dopo la morte di sua madre, la diciassettenne Flora Ellis si trasferisce con il padre, Bennett Ellis originario di Londra, da Firenze alla piovosa cittadina di Keswick in Inghilterra, dove l’attende un inimmaginabile destino. Con la complicità di nonna Ruth e di un nutrito gruppo di personaggi complessi e bizzarri, tra cui Bertha Foster e Amelia Hunt, le inseparabili amiche della nonna, Flora apprenderà con stupore la sua reale essenza, la spiegazione alle tante stranezze che la circondano, la risposta alle molteplici domande che l’affliggono. In seguito all’incontro con Carly e Annabel, due coetanee che condivideranno con Flora lo stesso destino, le nonne delle tre ragazze mostreranno loro tutti i segreti che attorniano la realtà e spiegheranno alle proprie nipoti l’origine del profondo vincolo che lega le tre anziane da oltre cinquant’anni. Legame indissolubile che, per discendenza, verrà tramandato proprio a Flora, Annabel e Carly. Le tre ragazze verranno consacrate, con il Rito del Risveglio, come Guardiane della Nebbia, coloro alle quali è legata la salvezza del mondo. Compito delle Guardiane è, infatti, quello di impedire, con la loro forza e i loro poteri, l’avanzare della Nebbia nel mondo, vigilando sul misterioso Portale Nero e combattendo le creature che, di volta in volta, riescono a sfuggire da esso.

L'autrice
Eleonora Della Gatta è nata a Roma il 12 novembre del 1980, attualmente residente a Roma, nel 1998 prende la maturità classica. Convinta di voler fare il neurochirurgo si iscrive per sostenere il test d’ingresso di Medicina e Chirurgia alla Sapienza, s’intestardisce su questa strada per un paio di anni finché getta la spugna scappando inorridita da bisturi e mascherine. Ci riprova con l’Università iscrivendosi a Giurisprudenza. Dopo varie traversie nel 2009 fa il passaggio di Facoltà da Legge a Lettere. Finalmente si dedica a quello che ama di più: leggere e scrivere circondata da una realtà bucolica, lontana dal centro e dalla confusione, in quanto amante della tranquillità. Laureanda in Letterature Europee Moderne, collabora da un anno con il portale di cultura horror scheletri.com, di cui cura la rubrica “News”. Ha partecipato a vari concorsi di Narrativa “di genere” vincendo il concorso Vaults 2009. Molti suoi racconti sono sparsi per la rete o selezionati in vari e-book.

Link utili
****************